
La danza contemporanea nasce non come una tecnica unica, ma come un territorio aperto. A differenza della modern dance, da cui in parte discende, non si fonda su un solo sistema codificato: è una costellazione di linguaggi, poetiche e approcci che riflettono il mondo complesso e frammentato del secondo Novecento e oltre. Ogni maestro ha contribuito a ridefinire il corpo, lo spazio e il senso stesso del danzare, trasformando la danza in un laboratorio permanente di ricerca. I nomi da citare sarebbero numerosi, noi ci focalizziamo sui seguenti:
Merce Cunningham: autonomia e neutralità del movimento
Merce Cunningham è una figura di passaggio fondamentale tra modern e contemporaneo, ma il suo pensiero segna l’inizio della danza contemporanea vera e propria. Il suo stile si basa sull’autonomia della danza rispetto alla musica e alla narrazione. Movimento, suono e spazio coesistono senza gerarchie. Il corpo è esplorato nella sua complessità anatomica, con una tecnica rigorosa ma priva di intenzione espressiva obbligata. Cunningham introduce il caso come metodo compositivo, aprendo la strada a una danza non narrativa, non emotiva, ma profondamente presente.
Trisha Brown e la Postmodern Dance: il quotidiano come danza
Con Trisha Brown e la Judson Dance Theater, la danza contemporanea compie un gesto radicale: dichiarare che qualsiasi movimento può essere danza. Camminare, cadere, stare fermi diventano materiali coreografici. Il suo stile è minimale, fluido, spesso basato sulla gravità e sull’improvvisazione strutturata. Il corpo non interpreta, ma agisce. Questa visione abbatte definitivamente il confine tra arte e vita quotidiana, rendendo la danza un’esperienza accessibile e concettuale.
Pina Bausch: lo stile contemporaneo vive nel teatro-danza
Qui il movimento convive con parola, gesto teatrale, azione ripetuta. Il corpo è portatore di memoria, trauma, desiderio. Il suo stile è emotivamente potente, spesso crudo, costruito attraverso domande poste ai danzatori, che rispondono con movimenti personali. La coreografia diventa un mosaico di umanità, in cui la danza racconta ciò che spesso non può essere detto.
William Forsythe: decostruzione del linguaggio classico
William Forsythe parte dal balletto per smontarlo dall’interno. Il suo stile contemporaneo esplora le possibilità estreme dell’allineamento, del disequilibrio e della frammentazione del corpo. La danza diventa architettura mobile: linee spezzate, velocità improvvise, uso radicale dello spazio. Forsythe trasforma la tecnica in pensiero, aprendo una riflessione profonda sulla forma e sulle sue regole.
Jiří Kylián: musicalità e introspezione
Lo stile di Jiří Kylián unisce rigore tecnico e profonda sensibilità emotiva. La sua danza è fluida, organica, fortemente musicale, ma mai illustrativa. Kylián esplora temi esistenziali come il tempo, la memoria, l’identità, utilizzando un movimento che alterna delicatezza e intensità. Il corpo diventa luogo di introspezione, capace di parlare con eleganza e profondità.
Anne Teresa De Keersmaeker: struttura e ripetizione
Anne Teresa De Keersmaeker fonda la propria poetica sul rapporto matematico tra movimento e musica. Il suo stile è essenziale, spesso astratto, costruito su schemi geometrici, ripetizioni e variazioni. La danza contemporanea, con lei, diventa una forma di scrittura nello spazio, in cui ogni passo è necessario. Il corpo non racconta una storia, ma rivela una struttura, rendendo visibile il tempo.
Akram Khan: identità e contaminazione
Akram Khan rappresenta una delle voci più significative della danza contemporanea globale. Il suo stile fonde la danza classica indiana Kathak con il linguaggio contemporaneo occidentale. Il corpo è ritmico, percussivo, ma anche vulnerabile. Le sue opere affrontano temi come migrazione, identità e memoria culturale, mostrando come la danza contemporanea possa essere uno spazio di dialogo tra tradizioni.
Ohad Naharin: il linguaggio Gaga Ohad
Naharin sviluppa Gaga, un linguaggio di movimento basato sull’ascolto interno del corpo. Non è una tecnica codificata, ma un’esperienza sensoriale che privilegia percezione, piacere e disponibilità fisica. Il suo stile è potente, istintivo, attraversato da improvvisi cambi di dinamica. La danza contemporanea diventa esperienza corporea totale, in cui il danzatore esplora limiti e possibilità senza giudizio estetico.
Un linguaggio in continua trasformazione
Gli stili della danza contemporanea non formano una linea evolutiva unica, ma una rete di visioni. Ciò che li unisce è la libertà di interrogare il corpo, di reinventare il movimento e di riflettere il presente. La danza contemporanea non cerca risposte definitive: pone domande attraverso il corpo. Ed è proprio questa apertura, questa instabilità fertile, a renderla uno degli linguaggi artistici più vivi e necessari del nostro tempo.
Michele Olivieri
Foto di William Forsythe_A Quiet Evening of Dance_SWT
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