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La danza è omologazione o libertà?

La danza incarna un delicato equilibrio tra libertà e controllo, tra tecnica e spontaneità.

Alcune forme di danza riflettono un approccio standardizzato. Il balletto, per esempio, segue movimenti e posizioni predefinite e un repertorio prestabilito. I danzatori classici dimostrano un controllo eccezionale del proprio corpo, prerequisito essenziale per eseguire coreografie complesse e raggiungere l’eccellenza tecnica.

Al contrario, stili come la danza moderna e contemporanea danno apparentemente priorità all’espressione individuale e all’esplorazione del movimento.

Tuttavia, in sala danza e sul palcoscenico, di qualunque stile di tratti, i danzatori sono tenuti a sincronizzare i loro movimenti e a rappresentare figure coreografiche ordinate, precise e armoniose.

Questa natura strutturata della danza può apparire come una forma di omologazione, in realtà fornisce una cornice, un quadro di riferimento per l’espressione personale.

In quanto pratica culturale, la danza riflette magnificamente sia la libertà di espressione che la precisione del controllo. Trascende le esperienze individuali e diventa un fenomeno artistico che esprime il concetto di libertà attraverso il movimento e la tecnica.

È all’interno del perimetro chiaro e preciso definito dalla tecnica che si esprime e si libera la creatività. Le regole della disciplina generano sicurezza all’interno della quale può spaziare la libertà artistica e personale del danzatore e del coreografo.

Martha Graham riassumeva quando detto finora con queste poche, ma esplicative parole: “Libertà per un danzatore significa disciplina. È a questo che serve la tecnica: alla liberazione”.

Stefania Napoli
© www.giornaledelladanza.com

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