
C’è un momento, preciso e quasi impercettibile, in cui il corpo smette di obbedire alle regole del quotidiano e comincia a parlare un linguaggio tutto suo. È il momento in cui la danza diventa libertà pura: una scintilla che supera la tecnica, la logica, la gravità, e si trasforma in un gesto carico di verità.
La danza, in fondo, non è solo arte. È una dichiarazione di indipendenza. Ogni passo è un atto di coraggio, ogni salto una sfida, ogni vibrazione un messaggio che nasce da dentro e si riversa nello spazio. Il ballerino non è più contenuto, trattenuto o definito: diventa un flusso inarrestabile, un’energia che scardina le costrizioni e afferma la propria presenza nel mondo.
Quando si danza, il corpo non mente. Racconta ciò che le parole non riescono ad afferrare: la nostalgia, il desiderio, il bisogno di superare i limiti imposti dall’esterno o dall’interno.
In un’epoca che ci vuole ordinati, rapidi e prevedibili, la danza rompe la linea retta. Ci ricorda che possiamo curveggiare, esplorare, rallentare o accelerare secondo il nostro ritmo.
In pista, in sala, sul palco o nel silenzio di una stanza, il movimento diventa liberazione emotiva. È come aprire una finestra quando l’aria manca. È lasciar fluire ciò che ci abita, senza paura di essere “troppo”. La danza accetta tutto: la forza, la fragilità, la rabbia, la gioia. E li trasforma in arte.
Non è solo il corpo a esplodere: è l’anima che prende spazio. La musica non comanda, invita. E il ballerino risponde con un gesto che nasce spontaneo, quasi naturale, come se fosse sempre stato lì, nascosto sotto strati di silenzio.
In quel dialogo tra ritmo e movimento, si attiva una libertà primordiale: la stessa che avevano gli uomini attorno al fuoco, i popoli che celebravano la vita danzando, i giovani che si sono ribellati a sistemi rigidi usando i loro corpi come bandiere.
La danza richiede disciplina, studio, costanza. Ma la libertà arriva quando tutto questo si dissolve nella spontaneità. Il ballerino allenato non è quello che esegue perfettamente: è quello che sa quando lasciarsi andare. Ed è proprio lì che nasce la magia.
Non nel controllo, ma nel momento in cui lo si abbandona. Non nella perfezione, ma nell’autenticità del movimento. La danza non è proprietà dei professionisti: è un diritto di chiunque abbia un corpo. Che sia un salto, una giravolta improvvisata o un semplice dondolio mentre si prepara il caffè, il gesto danzato è un inno alla libertà personale.
Ci ricorda che siamo vivi, mobili, in evoluzione. Basta un attimo per capirlo: quando ci si lascia trascinare dal ritmo, quando il mondo scompare per qualche secondo e rimane solo il battito del proprio cuore che si sincronizza con la musica.
La danza vissuta come esplosione di assoluta libertà non è solo un titolo: è una verità che ogni ballerino conosce. È l’arte che restituisce spazio, che cura, che accende, che libera. È la possibilità di essere finalmente, profondamente, noi stessi. E forse, in un mondo che corre e chiude, danzare è l’atto più rivoluzionario che ci sia.
Michele Olivieri
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