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In TV l’incredibile storia del ballerino Carlos Acosta

Venerdì 10 luglio alle ore 21.10 su TV2000 (canale 28 digitale terrestre, 18 di tivùsat, 157 di Sky) è in onda il film Yuli – Danza e libertà che racconta l’intensa e straordinaria storia di Carlos Acosta, uno dei più grandi ballerini della scena internazionale e primo danzatore nero a interpretare alcuni dei più importanti ruoli del repertorio classico nei maggiori teatri del mondo. Diretto dalla regista spagnola Icíar Bollaín e tratto dall’autobiografia No Way Home, il film ripercorre il cammino di Acosta dall’infanzia difficile nei quartieri più poveri dell’Avana fino alla consacrazione artistica sui palcoscenici del mondo. Soprannominato Yuli dal padre, in riferimento a un guerriero della mitologia yoruba, Carlos scopre nella danza non solo un talento straordinario, ma anche uno strumento di emancipazione, riscatto e libertà. Attraverso un originale intreccio tra narrazione cinematografica e sequenze di danza interpretate dallo stesso Carlos Acosta, il film restituisce con grande forza emotiva il sacrificio, la disciplina e la determinazione necessari per trasformare un sogno apparentemente irraggiungibile in una carriera leggendaria. Presentato al Festival Internazionale del Cinema di San Sebastián nel 2018, Yuli – Danza e libertà è molto più di un biopic: è un racconto universale sul valore dell’arte, sull’identità, sulla ...

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Silvio Oddi, un artista rimasto nel cuore della danza

Nel mondo della danza ci sono figure che non vengono ricordate soltanto per i passi eseguiti su un palcoscenico o davanti a una telecamera, ma per ciò che riescono a trasmettere: passione, rigore, sensibilità e amore per l’arte. Silvio Oddi è stato uno di questi interpreti. La sua carriera, pur conclusa troppo presto, ha lasciato un segno profondo nella danza e nello spettacolo italiano. Nato nel 1970, Silvio Oddi scoprì la danza da giovane, trasformando quella che inizialmente era una passione in una vera scelta di vita. La sua formazione e il suo talento lo portarono rapidamente ad affacciarsi al mondo professionale, fino ad arrivare alla grande televisione. La sua preparazione tecnica, unita a un’eleganza naturale nei movimenti, attirò l’attenzione degli addetti ai lavori e lo rese presto un volto apprezzato dal pubblico. La grande popolarità arrivò grazie alla partecipazione a Fantastico, uno dei programmi simbolo della televisione italiana dell’epoca. In quella cornice incontrò Lorella Cuccarini, con la quale nacque un importante rapporto artistico: Oddi divenne uno dei suoi partner di scena più riconoscibili, contribuendo al successo di numerose esibizioni che sono rimaste nella memoria degli spettatori. Nel corso della sua carriera lavorò in diverse produzioni televisive e teatrali, collaborando ...

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La danza vissuta come esplosione di assoluta libertà

C’è un momento, preciso e quasi impercettibile, in cui il corpo smette di obbedire alle regole del quotidiano e comincia a parlare un linguaggio tutto suo. È il momento in cui la danza diventa libertà pura: una scintilla che supera la tecnica, la logica, la gravità, e si trasforma in un gesto carico di verità. La danza, in fondo, non è solo arte. È una dichiarazione di indipendenza. Ogni passo è un atto di coraggio, ogni salto una sfida, ogni vibrazione un messaggio che nasce da dentro e si riversa nello spazio. Il ballerino non è più contenuto, trattenuto o definito: diventa un flusso inarrestabile, un’energia che scardina le costrizioni e afferma la propria presenza nel mondo. Quando si danza, il corpo non mente. Racconta ciò che le parole non riescono ad afferrare: la nostalgia, il desiderio, il bisogno di superare i limiti imposti dall’esterno o dall’interno. In un’epoca che ci vuole ordinati, rapidi e prevedibili, la danza rompe la linea retta. Ci ricorda che possiamo curveggiare, esplorare, rallentare o accelerare secondo il nostro ritmo. In pista, in sala, sul palco o nel silenzio di una stanza, il movimento diventa liberazione emotiva. 
È come aprire una finestra quando l’aria manca. ...

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Il 6 gennaio del 1993 moriva Rudolf Nureyev

La Morte di Rudolf Nureyev, il 6 gennaio del 1993, ha creato nel mondo della danza un vuoto immenso, che difficilmente sarà colmato. Rudolf Nureyev, non è stato soltanto il più grande ballerino del novecento, ma anche l’artefice di una profonda trasformazione della danza classica, ma, fuori scena, l’icona di un modo di vivere ribelle, libero e anticonformista. Ha segnato profondamente il costume a metà del 900 mentre il mondo occidentale usciva dai pregiudizi e dall’ipocrisia del dopoguerra. Sicché oggi chiunque calchi un palcoscenico non può dimenticare il segno da lui lasciato, con il quale deve inevitabilmente confrontarsi.  E’ stato spesso definito un “genio della danza” e anche “l’erede naturale di Nijinsky”, il grande danzatore russo degli inizi del XX secolo e innovatore della coreografia. Nureyev, in effetti, esaltò la figura del ballerino maschio, così come aveva fatto Nijinsky mezzo secolo prima. Nel balletto classico, l’uomo aveva un rilievo secondario, rispetto alla ballerina; la sua funzione era semplicemente quella di esaltare la bravura della donna, facendola volare più in alto possibile. Nureyev non accettò questa differenza tra i ruoli, con lui la danza e la tecnica maschile acquistarono una nuova e diversa fisionomia, un’importanza pari, se non superiore, a quella della ...

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Che cosa significa essere un ballerino versatile?

Che cosa significa essere un ballerino versatile? Al giorno d’oggi, la versatilità nella danza non è solo una qualità desiderata, ma è ritenuta doverosa e insita in un artista. La danza è un’arte sconfinata, composta da differenti stili, tecniche e linguaggi che il danzatore completo deve comprendere e veicolare, e tra cui deve spaziare, a prescindere dalle sue preferenze e attitudini. La versatilità si sviluppa e arricchisce approfondendo le varie discipline, perché ogni stile aumenta e completa le abilità del danzatore. Espandere il proprio vocabolario coreutico incoraggia l’adattabilità del ballerino che svilupperà uno stile personale adatto a ogni contesto, e sarà quindi in grado di esprimere le emozioni e comunicarle immediatamente al pubblico. Quasi tutte le forme di danza sono derivate dal balletto classico. La base classica, infatti, insegna precisione, grazia, disciplina e attenzione ai dettagli, fattori che sviluppano e aumentano la consapevolezza, la percezione e il controllo del corpo. Tuttavia, non esiste uno stile migliore o più impegnativo degli altri, ogni tecnica presenta le sue difficoltà e le sue sfide. Per esempio un danzatore classico, temprato da sbarra ed esercizi al limite dell’umano, può trovarsi in difficoltà nel confrontarsi con una coreografia o diagonale più fluida e dinamica come quella della danza Modern Jazz. E’ quindi solo ...

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La danza è un’arte in grado di creare una connessione fisica ed emotiva

La connessione sociale è uno dei punti focali della nostra specie. Attraverso di essa impariamo dagli altri, per imitazione e condivisione di esperienze. Siamo attenti alle emozioni e alle azioni delle persone che ci circondano, perché il nostro cervello è stato progettato per questo. La connessione sociale dunque è una funzione chiave del nostro cervello, ci aiuta a dare un senso al comportamento umano che in gran parte consiste nel valutare il movimento e le emozioni da esso generate. Gli effetti prodotti dall’arte, quindi, iniziano proprio nel cervello, dove sistemi intricati e complessi la recepiscono e la interpretano con una velocità sorprendente. Assistere a uno spettacolo dal vivo produce una scarica neurale fortissima. Grazie alla capacità della nostra amigdala di provare emozioni ed empatia, anche nell’arte della danza, che è priva di parole, possiamo scoprire un significato e una storia. Il movimento è irresistibile. Le parti principali del cervello si occupano principalmente del movimento e dell’invio di comandi motori ai muscoli in modo che il corpo possa muoversi, elemento essenziale per la sopravvivenza. Il cervello quindi è fortemente stimolato dal movimento, dal linguaggio del corpo, dall’espressione facciale e dai gesti. Ma non siamo solo visivamente attratti dai movimenti degli altri, ...

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L’ego nella danza: componente utile o limite artistico?

La vita di un ballerino è tanto impegnativa a livello psicologico ed emotivo quanto lo è a livello fisico. A volte  la danza fa emergere emozioni come gelosia, frustrazione, senso di inadeguatezza e invidia. “Perché la mia compagna ha avuto il ruolo di protagonista e io sono nella fila?”. “Perché al concorso hanno premiato quella compagnia o quel ballerino e non me?” Sono domande comuni e normali tra i danzatori che, in fondo, sono esseri semi-umani, la cui carriera è fortemente orientata alla competitività e alla ricerca di approvazione. Queste emozioni dunque sono comprensibili, tuttavia possono degenerare e trasformarsi in un ego smisurato. Di per sé l’ego può essere uno strumento potente per il danzatore. Se usato correttamente aiuta a costruire fiducia in se stessi, a salire sul palcoscenico con sicurezza e affascinare il pubblico. Tuttavia, è facile che se ne faccia un cattivo uso e un abuso. I danzatori sono condizionati fin dall’infanzia dalla dipendenza da lodi e approvazione. Hanno bisogno di attenzione e applausi. Ciò genera il rischio di diventare dipendenti dal successo e dal riconoscimento. L’ego è probabilmente la cosa più difficile da tenere sotto controllo per un performer, il cui lavoro consiste nell’esibirsi e nel dedicarsi ...

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Relazione tra danzatore e spettatore: un’esperienza dinamica, performativa ed empatica

Il mondo delle arti sceniche e quello della scienza hanno iniziato a interagire attraverso le neuroscienze cognitive, branca delle neuroscienze che studia le basi cerebrali del pensiero, e permette di evidenziare i cambiamenti che avvengono nel cervello. I primi approcci finalizzati a indagare la relazione fra artista e pubblico sono iniziati negli anni Ottanta e Novanta e hanno dato vita a quella che viene definita antropologia teatrale. Questa disciplina individua nel teatro ‘l’arte dello spettatore che percepisce attraverso tutti i sensi ciò in cui è coinvolto’ e identifica i principi che l’artista mette in atto per permettere l’attivazione percettiva dello spettatore. Le neuroscienze dimostrano l’esistenza di meccanismi nervosi che consentono di accedere a un livello imitativo del comportamento altrui e dipingono l’esperienza dello spettatore come performativa e non solamente percettiva. Esiste, infatti, una connessione diretta fra la percezione sensoriale e il sistema motorio. Lo spettatore quindi non fruisce passivamente delle scelte coreografiche e scenografiche, ma partecipa e assorbe l’atto performativo a lui dedicato. Di fronte ai danzatori, infatti, il cervello dello spettatore ricostruisce immediatamente un legame emozionale che lo porta a riconoscere empaticamente ciò che sta osservando. La presenza in scena è un’esposizione del corpo e dell’emozione generata dalla danza, ...

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Perché danzare ci rende felici?

In questi ultimi anni, mentre tutti lottiamo per sopravvivere in un mondo in pandemia, ci sono che alcune cose fanno ancora sentire bene grazie a risposte fisiologiche derivate dalle reazioni chimiche del nostro cervello. Esistono quattro ormoni principali che scatenano la felicità e il benessere, e tutti e quattro sono strettamente collegati alla danza. L’ormone dopamina è associato alla motivazione e al circuito di ricompensa, un meccanismo di rinforzo attiva la dopamina  quando proviamo gratificazione fisica e  psicologica. Loretta Breuning, professoressa emerita di Management presso la California State University East Bay, fondatrice dell’Inner Mammal Institute e autrice del libro ‘Habits of a Happy Brain’, afferma che l’avvicinarsi a una ricompensa genera una sensazione positiva nel cervello e rilascia l’energia necessaria per conseguire l’obiettivo. Il cervello quindi ci ricompensa con la dopamina ogni volta che  compiamo un passo verso l’obiettivo, la cui ripetizione stimola ancor più il rilascio dell’ormone. Imparare a ballare richiede proprio un lavoro verso un obiettivo e migliora la risposta del corpo alla dopamina. La serotonina è un neurotrasmettitore che influisce sull’umore e aiuta a regolare altre funzioni dell’organismo come la digestione, il sonno e la salute delle ossa. La serotonina è anche fondamentale per ridurre la depressione ...

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La danza è lo specchio in cui si riflette chi siamo e ciò che possiamo diventare

La danza non è solo la mera, indispensabile e complicata esecuzione tecnica. In quanto arte, è espressione del nostro vissuto interiore, del nostro passato ed esprime chi siamo, a noi stessi e agli altri. La danza ci mette in crisi, ci pone di fronte ai nostri errori a limiti, ma soprattutto ci sfida a osservarci, a studiare come reagiamo e come affrontiamo i nostri punti deboli. Mentre danziamo siamo scoperti, non ci sono filtri, non ci sono escamotage. Siamo solo noi, i passi, la musica e quello che proviamo. Le emozioni che viviamo mentre balliamo non sono sempre positive, almeno all’apparenza. A volte abbiamo paura e diventiamo i nostri peggiori nemici, i più feroci critici di noi stessi, anche quando non ce ne sarebbe bisogno. L’autovalutazione costruttiva è parte necessaria della danza, ma se si trasforma in autocritica diventa un limite che ci impedisce di migliorare. Può accadere che ballerini in apparenza spavaldi nascondano in realtà una grande insicurezza. Questo li spinge a denigrare i compagni, a pretendere la prima fila e ad arrabbiarsi se non ottengono quello che ritengono di meritare. Al contrario, ci sono ballerini che si sottovalutano, si reputano mediocri, incapaci e mai all’altezza. Entrambi questi atteggiamenti ...

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