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Saggi di fine anno tra ripercussioni post-pandemia, speranza e amore per la danza

 

Giugno per le scuole di danza è il mese del sospirato e temuto saggio di fine anno. E’ il momento in cui allievi e insegnanti mettono alla prova il lavoro svolto durante le lezioni dei mesi precedenti.

Partecipare a un saggio genera molti benefici: aiuta a superare la timidezza e ad acquistare fiducia in se stessi, migliora memoria, ritmo, tecnica, collaborazione e la capacità di gestione degli imprevisti, facoltà che i ballerini di ogni età porteranno in tutti gli altri ambiti della loro vita.

I saggi creano ricordi che durano per sempre e offrono agli allievi l’opportunità di condividere con amici e famiglie una serata di grande emozione.

Quest’anno il momento del saggio non è mai stato così importante, perché il suo significato travalica il mero spettacolo. Ci offre una panoramica su chi siamo o chi siamo diventati dopo la pandemia e ci dà la possibilità di comprendere come migliorare.

Dopo due anni in cui i teatri sono rimasti vuoti e silenziosi, infatti, ci si aspettavano orde di ballerini pronti a invaderli di nuovo, spinti da un entusiasmo e una passione senza precedenti. La realtà purtroppo è diversa. La pandemia, il lockdown e l’isolamento che li ha accompagnati hanno appiattito gli entusiasmi e gli animi degli allievi. Mentre per gli insegnanti tornare in sala è stato un momento magico, per gli studenti non è stata la stessa cosa. La dipendenza da telefonini e social media è peggiorata drasticamente e ha rubato energia, impegno e voglia di fare.

Un po’ per le restrizioni imposte al settore danza, un po’ l’appiattimento emotivo di cui sopra, quest’anno i saggi saranno l’esito di una grandissima fatica da parte degli insegnanti che hanno messo l’anima nelle lezioni, e si sono scontrati con un’anestesia emotiva ed energetica che hanno combattuto con ogni arma a loro disposizione.

Svogliatezza, assenze per studio, varianti di virus e gite scolastiche hanno quasi preso il sopravvento sulle lezioni, e sulla preparazione fisica e artistica. Ma c’è quel ‘quasi’ che continua a farci sperare e ad andare avanti nel nome della danza.

Rimane, infatti, la speranza che il ritorno sul palco, habitat naturale della danza e del ballerino, possa far ritrovare e rinascere quella passione e quell’amore che sono i fondamenti della danza.

Le famiglie possono svolgere un ruolo essenziale nello spingere i loro figli a rinascere nell’arte. Limitare l’uso degli smartphone per lasciare spazio a socialità vera, con i compagni, gli insegnanti e sopratutto con se stessi, in un’introspezione e auto-conoscenza che la danza stimola e richiede.

Quindi, un enorme in bocca al lupo a tutti quelli che saliranno di nuovo sul palco in queste settimane, e che si riprenderanno quello che per due anni è stato negato.

Stefania Napoli
© www.giornaledelladanza.com

 

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