
Il balletto classico preferito?
Giselle.
Il balletto contemporaneo prediletto?
Non ne ho uno preferito ma trovo il linguaggio di Crystal Pite molto interessante.
Il Teatro del cuore?
Il nostro teatro a Copenhagen “Gamle Scene” e il “Teatro la Fenice” a Venezia.
Un romanzo da trasformare in balletto?
Cime Tempestose di Emily Brontë.
Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto?
The Artist diretto e scritto da Michel Hazanavicius.
Il costume di scena indossato che hai preferito?
Il bellissimo costume di pizzo per il balletto di Bournonville La Ventana di Kirsten Lund Nielsen.
Quale colore associ alla danza?
Il bianco avorio.
Che profumo ha la danza?
Cedro e vaniglia.
La musica più bella scritta per balletto?
Quella di Prokofiev per Romeo e Giulietta.
Il film di danza irrinunciabile?
Billy Elliot.
Due miti della danza del passato, uomo e donna?
Carla Fracci ed Erik Bruhn.
Il tuo “passo di danza” preferito?
Non proprio un solo passo ma l’adagio è il mio preferito.
Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico?
Credo sia ancora Giselle. Ammiro molto la sua forza nel scegliere il perdono, una qualità rara soprattutto in questi tempi.
Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica?
Uno dei più grandi per me è Kenneth MacMillan, ha combinato grande artisticità con la coreografia, creando balletti con personaggi molto veri e umani.
Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti?
Le direi un semplice grazie, perché grazie a lei possiamo comunicare emozioni in modo più profondo di quanto possano fare le parole.
Tre parole per descrivere la disciplina della danza?
Eterea, evocativa, trascendente.
Come ti vedi oggi allo specchio?
Mi vedo sicura, in costante crescita. Non perfetta, ma guidata da una profonda voglia di migliorarmi, come persona e come artista.
Michele Olivieri
Foto di Klaus Vedfelt
www.giornaledelladanza.com
© Riproduzione riservata
Giornale della Danza La prima testata giornalistica online in Italia di settore