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Mario Piazza:”l’arte deve portare avanti il suo messaggio!”

Mario Piazza LIFE

Una chiacchierata con il Maestro Mario Piazza che, al Giornale della Danza, racconta le ultime notizie sulle recenti creazioni.

È tornato da poco tornato dalla Francia, Maestro. Ci può svelare cosa ha creato e con chi ha lavorato?

Ho lavorato con il Ballets de France, compagnia per la quale ho creato “Life”, con musiche tzigane e klezmer. È una pièce che va in scena dal prossimo dicembre, in tour in Francia e poi in Europa. Dieci danzatori da tutte le parti del mondo, di tantissime nazionalità. Una compagnia giovane, con sede a Tolosa, diretta da Rémi Lartigue che mi ha invitato a lavorare per loro…di fatto, per questa ensemble, è il mio primo lavoro.

Dato il periodo che sta vivendo la Francia, non c’è titolo migliore di Life, vita…

Come tutti, anche loro sono rimasti molto toccati dai recenti eventi francesi. Il messaggio di questa coreografia è molto forte: si basa sul potere della vita e della sua energia. Basata su musica gitana, è una coreografia guidata dal linguaggio comune dell’umanità, legata alla libertà, al potere della vita. In questo momento, noi che facciamo danza, abbiamo un ruolo molto importante per veicolare dei messaggi: credo che questo momento ci consenta di dare qualcosa in più, che dobbiamo continuare a dare, soprattutto in un periodo così buio. Poche certezze e molta paura. Dobbiamo creare, credere che si possono fare cose buone e positive, per rendere la società migliore. E dare dei messaggi utili a realizzare qualcosa di nuovo e positivo.

La danza, ora più che mai, ha un linguaggio internazionale. Probabilmente IL linguaggio da usare in momenti così difficili..

Assolutamente sì. Il fatto che io abbia usato musiche gitane e klezmer ha un valore fondamentale. Sono melodie che appartengono ai popoli e alle migrazioni. La musica klezmer è fondata da due parole: kley, che significa strumento, e zemer, il canto. Una musica popolare ebraica, tipica perché si può realizzare soltanto con strumenti che si portano quando si fugge. Strumenti piccoli. La musica tzigana nasce nel nord ovest indiano, tramandata solo in forma orale. Parte della musica di Life è realizzata con il salterio, strumento di legno con delle corde, suonato con dei bastoncini. Un messaggio di popoli in continua fuga, desiderosi di trovare una terra di pace.

Si potrà vedere in Italia questa pièce?

La compagnia ha programmato le date…ma solo in Francia ed altri paesi europei, nessuna data è italiana purtroppo.

Ci può, invece, raccontare della sua nuova avventura in Accademia?

Sì, dirigo una cattedra in composizione e coreografia, iniziata appena rientrato in Italia. Proprio al mio rientro, ho partecipato ad una tavola rotonda proprio all’Accademia, con moltissimi esponenti della danza. Io dovevo parlare del significato di lavorare come free lance. Un insegnamento che, dopo questo seminario, trasmetto anche ai miei ragazzi.

Come si trova nel ruolo di insegnante?

Molto bene. Ho trovato un forte interesse nella mia cattedra: i ragazzi sono interessati alla composizione, cerco di lavorare sui vari metodi da usare per creare, con tanti tipi di musica. Le misure musicali da adottare, il rapporto con il compositore…ho iniziato da poco, ma sono molto contento. Seguo un programma e lo porto avanti. Vedremo come proseguirà! Da un punto di vista coreografico, per quanto riguarda le mie attività, invece, Lo Schiaccianoci è ancora in scena, una tournée che continua ad essere importante anche grazie al Maestro Party. E poi andrò in Francia a vedere la mia Life, la cui messa in scena, purtroppo, è stata inizialmente bloccata a causa dell’allerta nei teatri. Fortunatamente, dopo un momento difficile, la compagnia ha comunque scelto di iniziare a danzare nei teatri francesi.

La cultura, però, non si può fermare. Noi abbiamo questo ruolo importantissimo: dobbiamo andare avanti con il nostro linguaggio. Non dobbiamo farci scoraggiare. L’arte deve assolutamente portare il suo messaggio: è una nostra lotta, che dobbiamo vincere!!!

www.giornaledelladanza.com

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