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Reportage dal “Prix de Lausanne 2026”, tra talento e futuro

Il Prix de Lausanne 2026 si è chiuso domenica 8 febbraio con il prestigioso Rising Stars Gala, un evento speciale che celebra i giovani talenti emersi durante la competizione, inclusi i finalisti e i vincitori delle borse di studio, mentre sabato 7 febbraio la finale ha avuto il rigore di un esame e l’intensità di un passaggio di stato. Non una festa, non un rito celebrativo, ma un momento di verifica profonda: dei corpi, delle menti, delle scelte artistiche. La finale è stata la naturale conseguenza di una settimana densissima, costruita con intelligenza e senza concessioni a conferma di uno dei concorsi di danza più prestigiosi al mondo, aperto a giovani talenti, con l’intento di supportare la formazione dei ballerini attraverso borse di studio e apprendistati in prestigiose compagnie internazionali. 

Prima delle esibizioni finali, si è vista sul palcoscenico del Beaulieu con il pubblico in sala, la lezione di riscaldamento tenuta da Élisabeth Platel, direttrice della École de Danse de l’Opéra National de Paris. Non una classe dimostrativa, non una formalità. Platel ha guidato i finalisti con una lucidità asciutta, quasi chirurgica, riportando l’attenzione sull’essenziale: l’asse, il peso, la relazione tra respirazione e movimento. Nessuna indulgenza, nessuna teatralità. Il messaggio era chiaro: prima di essere interpreti, prima di essere “talenti”, si è danzatori responsabili del proprio corpo. Per molti finalisti, quella lezione è stata l’ultimo momento di verità prima del palco. Un passaggio silenzioso ma determinante, che ha inciso sul modo in cui sarebbero entrati in scena pochi minuti dopo.

Settantanove candidati, diciotto paesi, una selezione progressiva che ha portato a ventuno finalisti provenienti da 8 nazionalità diverse (Pietra Rêgo de Souza, Xiner Liu, Yusei Sai, Nikhil Sengupta, Jetro Thijs, Blake Metcalf, Yufei Cao, Jingxinyu Huang, Dayeon Yeom, Sarah Maione, Tae Eun Kim, Lisa Ito, Ara Shin, Jiyul Jeon, Yihan Qin, Haowen Lu, Dragos Gramada, Milo Demuynaere, Suhyeok Bang, Mingyun Son, William Gyves), scelti non solo per l’eccellenza tecnica ma per la capacità di attraversare linguaggi differenti. Il classico e il contemporaneo sono stati valutati in equilibrio assoluto, senza gerarchie implicite. La giuria, presieduta da Kevin O’Hare, direttore del Royal Ballet, ha osservato ogni fase del lavoro: lezioni, prove, variazioni, atteggiamento in sala.

Il Prix 2026 diretto da Kathryn Bradney (ex principal dancer del Béjart Ballet Lausanne) ha premiato la continuità, non il colpo di genio isolato. La finale si è svolta, come da tradizione, in un Théâtre de Beaulieu concentrato, attento, quasi severo, ricco di personalità della danza, volti noti, maestri, coreografi, direttori di compagnia, e addetti ai lavori. Il pubblico da tutto esaurito sapeva di non assistere ad uno spettacolo confezionato, ma a un momento in cui tutto poteva ancora cambiare.

Nel classico con variazioni tratte dal grande repertorio, il livello medio è stato altissimo, ma non omogeneo dal punto di vista interpretativo. Alcuni finalisti hanno mostrato una tecnica impeccabile ma ancora troppo prudente; altri hanno osato di più, assumendosi il rischio di una lettura personale. William Gyves (il vincitore della medaglia d’oro) ha confermato una qualità già evidente nei giorni precedenti: controllo, musicalità, intelligenza del fraseggio. La sua variazione non cercava l’effetto, ma costruiva senso. 
Dayeon Yeom ha impressionato per solidità e affidabilità, senza sbavature.
 Qin Yihan e Huang Jingxinyu hanno offerto due approcci diversi alla stessa disciplina: il primo più analitico, il secondo più fluido ed elegante. Tra i finalisti era presente anche Sarah Maione l’unica italiana in gara (allieva del Conservatório Internacional de Ballet e Dança Annarella Sanchez), la cui prova ha avuto il valore aggiunto della consapevolezza.

È stato però il contemporaneo a definire davvero la fisionomia della finale 2026. Le coreografie proposte portavano firme importanti, e questo ha fatto la differenza. Le creazioni di Goyo Montero (Sarabande / Grinding the Teeth) hanno richiesto una fisicità densa, stratificata, in cui la tensione interna era costante. Qui si è visto chi possedeva una reale capacità di attraversare il movimento, e chi invece restava in superficie. Il linguaggio di Mauro Bigonzetti (Rossini Cards / The Nutcracker) ha messo alla prova la qualità del peso e la relazione tra impulso e controllo. Non tutti sono riusciti a trovare l’equilibrio richiesto; chi ci è riuscito ha mostrato una maturità rara per l’età. Accanto a loro, le altre coreografie contemporanee di Louise Deleur (Out of Breath / Touch, Feel, Sense), Henry Lichtmacher (20 Miles from Shore), Alexander Mockrish (Extinction) hanno completato un panorama estremamente esigente, in cui non bastava “muoversi bene”: bisognava pensare danzando. In questo contesto, William Gyves ha ancora una volta convinto per la capacità di rendere leggibile la struttura coreografica senza perdere tensione emotiva.
 Molto significative anche le prove di Sai Yusei e Cao Yufei, capaci di modulare energia e ascolto con intelligenza.

La finale è stata arricchita dalla presenza di ospiti di altissimo profilo durante l’intermezzo in attesa dei risultati, che hanno offerto non semplici esibizioni, ma veri e propri riferimenti estetici. Dall’Opéra di Parigi con il direttore del balletto José Carlos Martínez seduto in platea sono arrivati Inès McIntosh e Shale Wagman, la cui presenza ha ricordato con chiarezza cosa significhi portare una tecnica impeccabile dentro una personalità già definita. La coppia ha presentato il pas de deux tratto da Les Amants Voilés di Francesco Nappa su musica di Henryk Szeryng e Charles Reiner e il pas de deux tratto da Le Corsaire di Marius Petipa su musica di Riccardo Drigo.

Per celebrare l’eredità di August Bournonville e l’integrazione della sua variazione La Kermesse à Bruges (1851) nel suo repertorio classico, il Prix de Lausanne ha scelto di presentare quest’opera durante l’intermezzo eseguita da Silvia Selvini e Alban Lendorf, primi ballerini del Royal Danish Ballet, portatori di una tradizione fondata su musicalità, naturalezza e precisione con un occhio al glorioso passato storico.

Il Partner School Choreographic Project ha permesso ad un gruppo di studenti delle scuole partner di lavorare a stretto contatto con coreografi ospiti, dando vita a creazioni collettive in cui la gerarchia tradizionale si è dissolta a favore di un processo condiviso. Qui si è intravista una danza che non cerca più l’uniformità, ma l’ascolto. I 27 giovani danzatori hanno partecipato a questo progetto unico e hanno messo in scena un pezzo originale del coreografo Edwaard Liang in una sola settimana, dal titolo The Gathering su musica di Oliver Davis. Inoltre sono andate in scena due esibizioni del Premio Young Creation con variazioni originali: Ritual di Max Cowan (Irlanda) con interprete Quetzalcoatl Flores Cardeña e Tidal di Kyra Wentzlaff (Stati Uniti) con interprete Paolo Leanza. Tutte le esibizioni degli ospiti durante l’interludio hanno avuto il valore di un contrappunto raffinato alla tensione competitiva della serata.

Il Premio alla Carriera 2026 è stato conferito a Sylvie Guillem. La sua presenza sul palco ha avuto un peso quasi fisico. Nessuna retorica, nessuna autocelebrazione. La grande étoile dopo aver ricevuto una coinvolgente standing ovation ha parlato di libertà, di scelte difficili, di fedeltà al proprio corpo e alla propria intelligenza artistica. Un discorso asciutto, necessario, che ha colpito soprattutto i giovani danzatori seduti in platea.

Al termine, alla presenza della giuria al completo formata da Kevin O’Hare, Gigi Hyatt, Lourdes Lopez, Thomas Lund, Steven McRae, Ayako Nakano, Yuan Yuan Tan, Christian Tàtchev, Tancredo Tavares, della direttrice generale e artistica Kathryn Bradney e di Sylvie Guillem sono stati annunciati i 14 premiati del Prix de Lausanne 2026, destinatari di borse di studio e apprendistati presso scuole e compagnie partner. Il Premio principale è stato assegnato a William Gyves, riconosciuto come il candidato più completo per qualità tecnica, maturità interpretativa e potenziale di sviluppo. La proclamazione è avvenuta in un clima di festa e di grande emozione, in coerenza con lo spirito dell’autorevole competizione svizzera.

La finale dell’8 febbraio ha mostrato tutto: la fatica, la fragilità, l’ambizione, il talento, ma anche i limiti ancora presenti. È stata una fotografia onesta di una generazione in formazione, osservata con rigore e rispetto. In questa edizione, il Prix non ha venduto sogni: ha indicato strade. E per chi conosce davvero la danza, questo è il dono più grande.

Nello specifico l’elenco dei quattordici vincitori 2026:

1° Scholarship – Fondation Caris
William Gyves, 18 anni e 7 mesi, Stati Uniti, Zurich Dance Academy

2° Scholarship – Bourse Jeune Étoile
Dayeon Yeom, 17 anni e 1 mese, Corea del Sud, Balletwest Studio

3° Scholarship – Bourse Astarte
Jingxinyu Huang, 17 anni, Cina, The Affiliated Secondary School of Beijing Dance Academy

4° Scholarship – Fondation Maurice Béjart
Yihan Qin, 18 anni e 1 mese, Cina, The Affiliated Secondary School of Beijing Dance Academy

5° Scholarship – Curél
Yusei Sai, 15 anni, Giappone, Southland Ballet Academy

6° Scholarship – Bourse Jeune Espoir
Yufei Cao, 16 anni e 10 mesi, Cina, The Affiliated Secondary School of Beijing Dance Academy

7° Scholarship – Fondation Anita et Werner Damm-Etienne
Shin Ara, 17 anni e 9 mesi, Corea del Sud, Seoul Arts High School

8° Scholarship – Fondation Hélène et Victor Barbour
Jetro Thijs, 15 anni e 6 mesi, Belgio, Mosa Ballet School

9° Scholarship – Aud Jebsen Scholarship
Dragos Gramada, 18 anni e 1 mese, Romania, Zurich Dance Academy

10° Scholarship – Oak Foundation
Tae Eun Kim, 17 anni e 5 mesi, Corea del Sud, Seoul Arts High School

11° Scholarship – Bourse Roland Petit Zizi Jeanmaire
Suhyeok Bang, 18 anni e 3 mesi, Corea del Sud, PNSD Rosella Hightower

12° Scholarship – Fondation Coromandel
Mingyun Son, 18 anni e 3 mesi, Corea del Sud, Sunhwa Arts High School

13° Scholarship – Rudolf Nureyev Foundation
Milo Demuynaere, 18 anni e 2 mesi, Stati Uniti, City Ballet San Francisco

14° Scholarship – Fondation Françoise Champoud
Jiyul Jeon, 17 anni e 9 mesi, Corea del Sud, Académie Princesse Grace

Michele Olivieri

Foto di Gregory Batardon

www.giornaledelladanza.com

© Riproduzione riservata

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