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PROSPETTIVE01 – Roberto Altamura: “Mi piace pensare che questo strano 2020 possa essere una sorta di anno 0 da cui ripartire”

Roberto Altamura

“Prospettive01” è una rubrica rivolta ad artisti e contesti che rappresentano un mondo di talenti in continua evoluzione. Ideata e curata da Lorena Coppola, la rubrica si propone di raccogliere una serie di interviste e di articoli mirati a dar voce e spazio a tutte le fasce creative del mondo coreutico che costituiscono giovani realtà in via di sviluppo ed espansione, progetti innovativi, o realtà già consolidate, di spiccato talento, meritevoli di attenzione. Un luogo di rivelazione e di incontro di nuove prospettive.

Roberto Altamura, fondatore e direttore artistico di Milano Contemporary Ballet,  direttore del Milano City Ballet, centro di formazione per la danza classica e contemporanea, in questa  intervista esclusiva si racconta al Giornale della Danza.

Un periodo difficile questo per la danza, che orizzonti si prospettano a Suo avviso per il futuro?

È un periodo sicuramente complicato un po’ per tutti, diciamo che il panorama artistico e culturale italiano è in grande sofferenza. La Danza non è che godesse di ottima salute prima della pandemia, il COVID-19 ha reso questo comparto ancora più fragile o meglio ha posto questa fragilità sotto gli occhi di tutti. Ora come ora è difficile pensare quale prospettiva augurarci, possiamo probabilmente solo cercare di ricostruire con pazienza e ripartire per quanto possibile dalle situazioni che tutti noi abbiamo lasciato in sospeso. Mi piace pensare che questo strano 2020 possa essere una sorta di anno 0 da cui ripartire con modalità diverse da quelle viste negli ultimi anni. Questo mi auguro, se ci penso in maniera meno razionale di come generalmente faccio, poi la realtà lo sappiamo ci porta ad essere razionali e le cose sono sempre molto diverse.

In qualità di coreografo e direttore artistico della Compagnia Milano Contemporary Ballet, in questa seconda fase post-lockdown. che tipo di progettualità ha in mente?

Stiamo cercando di ripartire con piccole cose. A febbraio avevamo in programma la partecipazione a Festival e alcune date in Italia con la nostra ultima produzione: EDEN. Alcune di queste saranno riprogrammate nei prossimi mesi, altre sono andate perse. Noi non abbiamo una sovvenzione statale, ci autoproduciamo, e tanti mesi di non lavoro hanno significato nessuna entrata e questo vuol dire in questo momento muoverci con cautela. Arriveranno tempi sicuramente migliori.

Quali sono i progetti rivolti specificamente ai giovani danzatori?

Ormai dal 2015 ci dedichiamo alla formazione di giovani danzatori con il nostro International Training Program. Un corso di formazione della durata di nove mesi che da la possibilità di poter partecipare a masterclass e seminari con i danzatori e direttori di compagnie provenienti da tutto il Mondo, per citarne alcune: Company Wayne McGregor, Vertigo Dance Company, Ultima Vez, Cie Hervé Koubi, Roser López Espinosa. Stiamo ultimando proprio in questi giorni le audizioni, sia in presenza che online, per il training che partirà il prossimo ottobre.

All’attività della compagnia si affianca anche quella della Scuola, Milano City Ballet, in questo duplice ruolo cosa trova sia più impellente risolvere nell’immediato?

Direi che assolutamente in questo frangente la mia priorità è quella di recuperare il percorso che la scuola ormai porta avanti da 10 anni. Ristabilire il rapporto con allievi e famiglie e creare un ambiente sicuro per loro e la salute di tutti noi lo trovo fondamentale. Già nel mese di giugno avevamo ripreso la nostra attività, con una buona presenza, sicuramente settembre è un momento diverso, vedo molta più paura da parte delle famiglie, forse anche per la riapertura delle scuole. Io credo che ognuno di noi debba fare la propria parte e tutto troverà una direzione, dobbiamo solo stringere i denti per un po’.

In collaborazione con Studio Wayne McGregor, a partire dal 2016, la compagnia ha portato in scena tre performance di grande successo: Entity, concept e coreografia di Wayne McGregor, TREdiTRE, regia e coreografia di Roberto Altamura e CONNECTIONS, regia e coreografia di Roberto Altamura e Vittoria Brancadoro, pensa di riproporre questi titoli a breve?

Sono tutte creazioni a cui sono molto legato, alcune proprio per la fatica fisica che hanno rappresentato sia per il restaging che per la creazione, altre come TREDITRE e CONNECTIONS con cui sento proprio un legame affettivo difficile da raccontare a parole. Soprattutto queste ultime due sono state le più rappresentate negli ultimi tre anni, e per ora abbiamo deciso di dedicarci a progetti nuovi e lasciarle andare… per il momento

Vi sono nuove creazioni in cantiere?

Fino a febbraio eravamo a lavoro con Vittoria Brancadoro e Loretta D’Antuono su EDEN, di cui siamo autori ed interpreti. È una produzione andata in scena per la prima volta a novembre a Milano. EDEN nasce per sensibilizzare il pubblico più giovane e meno giovane su tematiche che ci stanno molto a cuore come il cambiamento climatico, l’utilizzo e il consumo smodato della plastica, l’urbanizzazione delle nostre città senza controllo. Un progetto molto bello, che coinvolge anche ragazzi dagli otto ai dieci anni con laboratori finalizzati alla performance. Ripartiamo da questo, cercando sicuramente un’evoluzione alternativa che ci possa permettere di andare in scena secondo le linee guida dello spettacolo dal vivo.

Sta programmando nuove tournée all’estero?

Ho alcuni progetti in sospeso, sicuramente, non appena si potrà tornare a viaggiare con più facilità e sarà meno rischioso, si potrà tornare in scena anche all’estero. Al momento l’unica attività che ho ripreso lentamente all’estero e con molte precauzioni è quella della formazione.

Progetti futuri?

Una cosa che ho imparato nei mesi di isolamento a causa del COVID, è che il futuro non può prescindere dal presente. Voglio pensare a prendermi cura del presente per poter costruire il futuro migliore possibile per me e per chi lavora con me. Ci sono tanti progetti in cantiere e collaborazioni che partiranno dal 2021, una fra tutte legata ad una realtà che seguo da qualche tempo a Singapore, ma per i dettagli dobbiamo sicuramente attendere tempi meno incerti.

Un messaggio conclusivo…

Difficile dare messaggi in questo momento storico. Siamo partiti in questa intervista dicendo che la danza è sicuramente più fragile e indifesa del solito. Probabilmente, più che un messaggio, voglio augurare a me e a tutti quelli che fanno questo mestiere una ripresa, anche se lenta ma una ripresa, magari proponendoci di cambiare il sistema un po’ per volta. Per finire, faccio un grande in bocca al lupo a tutti quei professionisti che si occupano di formazione come me, è sicuramente un momento difficile e complesso, dobbiamo avere coraggio, le cose miglioreranno, per il momento stay safe.

Lorena Coppola

www.giornaledelladanza.com

Photo Credits: Pitsfoto

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