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Sanremo 2026, danza e leggenda: Timofej Andrijashenko e Patty Pravo

Quando si accendono le luci del Teatro Ariston e parte la sigla del Festival di Sanremo, solitamente l’Italia si ferma. Ma nel 2026 il palco più amato della canzone italiana promette qualcosa di mai visto: un incontro tra la grazia assoluta della danza classica e il carisma magnetico di una delle icone più anticonformiste della nostra musica.

Protagonisti della serata dei Duetti (venerdì 27 febbraio) saranno Timofej Andrijashenko, primo ballerino del Teatro alla Scala, e l’inossidabile Patty Pravo, insieme per una versione inedita di Ti lascio una canzone. Un crossover che unisce tradizione, eleganza e memoria collettiva. Un omaggio a Ornella Vanoni, recentemente scomparsa, attraverso uno dei suoi brani più popolari, interpretato in coppia con Gino Paoli, che ne fu anche autore insieme al compianto Peppe Vessicchio per la musica.

Nato in Ucraina, Timofej Andrijashenko è oggi uno dei volti più prestigiosi della danza internazionale, sposato con l’étoile scaligera Nicoletta Manni. Dopo aver vinto concorsi di rilievo e aver affinato la tecnica tra virtuosismi classici e intensità interpretativa, entra nel corpo di ballo del Teatro alla Scala fino a diventarne primo ballerino. Il suo repertorio spazia dai grandi titoli del balletto romantico e ottocentesco — come Il lago dei cigni, Giselle e Lo Schiaccianoci — alle creazioni contemporanee, dove unisce prestanza fisica e profondità emotiva. La sua cifra stilistica? Linee pulite, salti sospesi e una capacità di trasformare il movimento in racconto e bellezza. Portare un artista così all’Ariston significa compiere un passo simbolico: la danza classica non più “cornice” ma protagonista, linguaggio capace di dialogare alla pari con la musica popolare.

Se Timofej rappresenta la disciplina e l’eleganza, Patty Pravo è l’incarnazione della libertà artistica. Nata a Venezia, esplosa negli anni Sessanta come simbolo del beat italiano, la cantante ha attraversato epoche, generazioni e trasformazioni culturali senza mai perdere la propria identità. Dal successo planetario di La bambola alle partecipazioni sanremesi che hanno segnato intere stagioni musicali, Patty Pravo è da sempre sinonimo di sperimentazione, carisma e indipendenza. Il suo timbro inconfondibile, sospeso tra malinconia e sensualità, rende ogni interpretazione un’esperienza emotiva. La sua presenza a Sanremo 2026 non è solo un ritorno: è una dichiarazione di stile.

Ti lascio una canzone è uno di quei brani che appartengono alla memoria sentimentale del Paese. Con il suo testo carico di nostalgia e promessa, racconta l’idea che la musica possa sopravvivere agli amori, alle distanze, alle trasformazioni della vita. Il brano si inserisce in quella stagione d’oro della canzone italiana in cui melodia e poesia camminavano insieme, tra orchestrazioni importanti e testi capaci di parlare a tutti. Non a caso, negli anni è stato reinterpretato più volte, diventando un simbolo del passaggio tra generazioni. La scelta di riproporlo in chiave danza-canzone è audace: la voce di Patty Pravo si intreccerà con una coreografia costruita su misura per Andrijashenko, trasformando il palco dell’Ariston in un teatro sospeso tra lirismo e pop.

Le anticipazioni parlano di una versione orchestrale intensa, con arrangiamenti capaci di valorizzare sia la profondità vocale di Patty sia la fisicità espressiva di Timofej. Non un semplice accompagnamento coreografico, ma un dialogo: il corpo che “traduce” le parole, il gesto che amplifica il significato del testo. Una mano che si tende, un salto che diventa slancio emotivo, un passo a due immaginario tra voce e movimento.

Sanremo ha spesso sorpreso con contaminazioni e duetti inaspettati, ma raramente la danza classica ha avuto un ruolo così centrale. È un segnale dei tempi: i confini tra arti si assottigliano, il pubblico chiede emozioni totali, esperienze immersive.

Il Festival vive di istanti iconici: esibizioni che entrano nella storia, immagini che diventano simbolo di un’epoca. Il duetto tra Timofej Andrijashenko e Patty Pravo potrebbe essere uno di questi. Perché unisce generazioni diverse. Perché mette in dialogo rigore accademico e spirito ribelle. Perché dimostra che la canzone italiana può ancora reinventarsi, sorprendere, osare. E soprattutto perché ricorda una verità semplice: la musica si ascolta e si danza. E quando accade, il palco non è più solo un luogo di spettacolo, diventa emozione condivisa.

Michele Olivieri

www.giornaledelladanza.com

© Riproduzione riservata

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