Nel firmamento rarefatto della danza, pochi nomi evocano un senso di vertigine e assolutezza quanto quello di Natalia Osipova. Nel giorno del suo compleanno, il 18 maggio, la memoria del pubblico e della critica torna inevitabilmente a quella ragazza nata a Mosca nel 1986 che, quasi contro ogni previsione, avrebbe trasformato la propria fisicità esplosiva in una delle più rivoluzionarie esperienze artistiche del balletto degli ultimi decenni. Non semplicemente una stella, non soltanto un’interprete eccezionale: Natalia Osipova è diventata negli anni un linguaggio, un’idea di libertà, un gesto che sembra sfuggire alle leggi della gravità e perfino alle convenzioni della tradizione accademica. Osservarla in scena significa assistere a qualcosa che va oltre la perfezione tecnica. La tecnica, nel suo caso, è soltanto il punto di partenza. Ciò che davvero colpisce è quella sensazione di urgenza interiore che attraversa ogni movimento, come se il corpo non riuscisse a contenere completamente l’emozione che lo anima. Fin dagli esordi al Bolshoi Ballet, il pubblico comprese di trovarsi di fronte a una presenza non assimilabile ai canoni consueti della ballerina classica. Le sue elevazioni avevano qualcosa di quasi animale, febbrile; i salti sembravano fenditure aperte nello spazio, mentre le diagonali percorrevano il palcoscenico con ...
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