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Tre compleanni, tre giganti della danza: Vasiliev, Ek e Haydée

Il 18 aprile riunisce, in una singolare coincidenza del calendario, tre personalità che hanno segnato in modo profondo e divergente la storia della danza del secondo Novecento: Vladimir Vasiliev, Mats Ek e Marcia Haydée. Tre percorsi artistici distinti, talvolta quasi opposti per estetica e formazione, ma accomunati da una centralità assoluta nella ridefinizione del linguaggio coreografico contemporaneo e del ruolo stesso dell’interprete nel teatro di danza. Considerati insieme, essi offrono una sorta di mappa ideale delle trasformazioni del balletto tra tradizione accademica, modernismo europeo e sperimentazione drammaturgica del corpo.

Nel caso di Vladimir Vasiliev (18 aprile 1940), la storia della danza classica del XX secolo trova una delle sue incarnazioni più emblematiche. Formatosi alla Scuola del Bolshoi, Vasiliev si impose come uno dei più straordinari interpreti maschili del repertorio sovietico, incarnando una nuova idea di danzatore virile, non più semplice supporto della ballerina ma protagonista drammatico a pieno titolo. La sua interpretazione in Spartacus di Yuri Grigorovich rappresenta uno dei punti più alti di questa evoluzione: il corpo non è più soltanto strumento di virtuosismo, ma veicolo di una narrazione epica, quasi cinematografica, in cui forza fisica e tensione emotiva si fondono in una sintesi di grande impatto scenico.

Parallelamente alla sua carriera di interprete, Vasiliev sviluppò anche una significativa attività coreografica, contribuendo a consolidare il linguaggio del balletto sovietico nel periodo della sua massima espansione internazionale. La sua estetica, pur saldamente ancorata alla tecnica accademica, si caratterizza per una tensione narrativa che spinge la danza oltre la pura forma, verso una dimensione teatrale intensa e spesso monumentale. In questo senso, la sua opera si inserisce pienamente nella tradizione del grande balletto narrativo russo, ma con un accento personale sulla fisicità estrema e sulla drammaticità del gesto.

Di tutt’altra natura, ma ugualmente decisiva per la storia della danza contemporanea, è la figura di Mats Ek (18 aprile 1945). Formatasi inizialmente nel contesto del teatro di prosa e successivamente approdato alla coreografia, la sua ricerca ha trovato uno spazio fondamentale all’interno del Cullberg Ballet, di cui è stato uno dei principali innovatori. Ek ha operato una radicale riscrittura dei grandi miti del repertorio classico, trasformandoli in drammaturgie moderne, spesso ambientate in contesti quotidiani, psicologicamente perturbanti e lontani da qualsiasi idealizzazione.

Le sue reinterpretazioni di titoli come Giselle, Swan LakeCarmen hanno segnato una svolta nella percezione del balletto narrativo: i personaggi non sono più archetipi romantici o simbolici, ma individui concreti, segnati da fragilità, alienazione e tensioni interiori. Il linguaggio corporeo di Ek rompe deliberatamente con la purezza accademica, introducendo movimenti spezzati, posture antinaturalistiche e una forte componente teatrale che avvicina la danza alla psicologia del gesto. In questo senso, la sua opera si colloca in una linea di continuità con le avanguardie nordiche ed europee del secondo Novecento, ma se ne distingue per la capacità di mantenere un legame costante con il repertorio classico, che viene continuamente decostruito e rielaborato.

Accanto a queste due figure, Marcia Haydée (18 aprile 1937) rappresenta un terzo asse fondamentale, quello dell’interprete-creatrice e della grande musa coreografica. Danzatrice di origine brasiliana, formatasi nella tradizione europea e divenuta icona dello Stuttgart Ballet sotto la direzione di John Cranko, Haydée incarna una forma di danza profondamente teatrale, in cui la costruzione del personaggio è centrale quanto la qualità tecnica dell’esecuzione.

La sua collaborazione con Cranko ha prodotto alcune delle pagine più significative del balletto narrativo del XX secolo, in particolare in opere come Onegin, dove la complessità psicologica dei personaggi trova nella sua interpretazione una densità emotiva rara. Haydée non è soltanto interprete, ma anche co-creatrice di un linguaggio scenico che privilegia la verità espressiva, la continuità drammatica e l’intensità del rapporto con il partner e con lo spazio scenico. Successivamente, nel suo ruolo di direttrice e pedagoga, ha contribuito a trasmettere questa visione del balletto come teatro vivo, fondato sull’interiorità del gesto.

Ciò che rende particolarmente interessante l’accostamento di queste tre figure è la loro posizione all’interno di un medesimo orizzonte storico, pur nella diversità radicale delle loro poetiche. Vasiliev rappresenta la massima espressione della tradizione classica sovietica nel suo momento di splendore; Ek ne costituisce una delle più radicali decostruzioni contemporanee; Haydée si colloca invece in una posizione intermedia e sintetica, dove il balletto narrativo europeo trova una delle sue formulazioni più mature.

Se Vasiliev porta il corpo verso una dimensione epica e monumentale, Ek lo riconduce alla fragilità e alla quotidianità dell’esistenza; Haydée, invece, lo restituisce alla dimensione umana del racconto, in cui tecnica e emozione non sono mai separate. Tre direzioni diverse, dunque, ma tutte fondamentali per comprendere come il balletto, nel corso del XX secolo, abbia progressivamente ampliato i propri confini, trasformandosi da arte codificata e gerarchica a linguaggio complesso e plurale.

Il fatto che queste tre personalità condividano la stessa data di nascita assume così un valore quasi simbolico, se non naturalmente causale: un’occasione per osservare, in un unico sguardo, tre modalità diverse di concepire il corpo danzante, il rapporto con la tradizione e il significato stesso della scena. In loro si riflettono tre modi di abitare il teatro del movimento: la grande narrazione epica, la decostruzione contemporanea e il realismo teatrale. Tre traiettorie che, nel loro insieme, continuano ancora oggi a definire il perimetro vivo della danza internazionale.

Michele Olivieri

www.giornaledelladanza.com

©️ Riproduzione riservata

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