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Recensione del libro “Il volo di Tersicore”

Con Il volo di Tersicore. Una storia per immagini del balletto russo 1636-2009, Concetta Lo Iacono affronta un’impresa tanto ambiziosa quanto necessaria: restituire, attraverso il dialogo serrato fra parola e immagine, la complessa vicenda del balletto russo, dalle sue origini seicentesche fino alla contemporaneità. Pubblicato da Massimiliano Piretti Editore, il volume (640 pagine) si colloca in quella rara zona della saggistica dedicata alla danza nella quale la ricerca storica non si limita alla ricostruzione documentaria, ma diventa anche strumento di interpretazione estetica e culturale. Il primo merito dell’autrice risiede nella scelta di assumere l’immagine non come semplice corredo illustrativo, ma come vera fonte narrativa. È una prospettiva particolarmente felice per raccontare un’arte per sua natura effimera, destinata a consumarsi nell’istante della rappresentazione e dunque affidata, per la propria memoria, a fotografie, bozzetti, manifesti, documenti e testimonianze visive. Nel caso del balletto russo questa esigenza è ancora più evidente: la sua storia coincide infatti con una straordinaria stratificazione di corpi, scuole, compagnie, teatri, scenografie, costumi e personalità artistiche che hanno progressivamente trasformato la danza in un fenomeno culturale di portata internazionale. Lo Iacono segue questo lungo arco cronologico con l’intento di mettere in luce la formazione e l’evoluzione di una tradizione ...

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I grandi coreografi nella storia della danza: Kurt Jooss

Kurt Jooss appartiene a quella rara schiera di artisti capaci di trasformare la danza in un linguaggio capace di interrogare l’uomo e il suo tempo. La sua arte non nasceva dal semplice desiderio di creare movimento, ma dalla necessità di dare forma visibile ai sentimenti, ai conflitti e alle inquietudini che attraversano l’esistenza. Nelle sue composizioni il gesto non era mai un elemento decorativo: ogni passo, ogni pausa, ogni linea del corpo possedeva un significato profondo, diventando parola silenziosa di una narrazione intensa e universale. La grandezza di Jooss risiede nella capacità di unire la precisione della tecnica classica con la libertà espressiva della danza moderna. Egli seppe superare i confini tradizionali del balletto, cercando una nuova armonia tra disciplina e autenticità, tra bellezza formale e verità umana. Il corpo, nelle sue creazioni, non era soltanto uno strumento estetico, ma un mezzo attraverso cui raccontare fragilità, passioni, paure e speranze. La danza diventava così un teatro dell’anima, dove il movimento rivelava ciò che spesso le parole non riescono a esprimere. La sua poetica si distingue per un equilibrio raffinato tra intensità drammatica e chiarezza compositiva. Jooss possedeva uno sguardo profondamente teatrale: costruiva immagini capaci di rimanere impresse nella memoria, affidandosi ...

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Il direttore artistico Stéphane Fournial “allo specchio”

Qual è il tuo balletto classico preferito? Giselle, senza alcun dubbio. Credo sia uno dei più grandi capolavori mai creati nella storia della danza. È un balletto che riesce a unire tecnica, poesia, teatro e musica in un equilibrio perfetto. Ogni volta che lo guardo o lo rivivo, mi ricorda una lezione fondamentale: la tecnica è indispensabile, ma da sola non basta. Diventa arte soltanto quando smette di mettersi in mostra e si mette completamente al servizio dell’emozione e del racconto. È proprio questo che rende Giselle immortale. Qual è il tuo balletto contemporaneo preferito? Ho avuto la fortuna di lavorare con un artista che considero un autentico genio: Joseph Lazzini. Opere come Ecce Homo, E = mc², Il Mandarino Meraviglioso e Salomé erano incredibilmente avanti rispetto al loro tempo. Ma ciò che mi ha lasciato non è stato soltanto un patrimonio coreografico. Da lui ho imparato che una coreografia non è fatta soltanto di passi. È fatta di atmosfera, di silenzi, di luci, di spazio, di ritmo teatrale. Mi ha insegnato a vedere il palcoscenico come un luogo dove ogni elemento racconta qualcosa e dove nulla è lasciato al caso. È un insegnamento che mi accompagna ancora oggi. Il ...

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Il “dAS Festival” di Piacenza giunge alla IV edizione

Giunge alla IV edizione dAS FESTIVAL, festival multidisciplinare ideato e diretto dal coreografo piacentino Riccardo Buscarini che porta la danza, la musica e le arti dal vivo all’interno di Palazzi signorili, dimore storiche e giardini nobiliari della città. Il Festival è un omaggio alla figura di Domenichino da Piacenza, maestro di buone maniere che del lavoro presso le famiglie nobili fece il fulcro della sua attività, considerato il primo coreografo della storia per aver composto il trattato De Arte Saltandi (dAS nel titolo), il cui manoscritto è conservato presso la Bibliothèque Nationale Française di Parigi. In programma dal 17 al 20 settembre 2026, la IV edizione di dAS Festival è emblematicamente intitolata Tema e Variazioni e ci conduce in un immaginario simposio sul tema dei classici. Modelli da seguire, ispirazioni da cui trarre nuove forme, guida per gli interrogativi universali del passato e del presente: i classici ci accompagnano anche quando vorremmo fuggire da loro. Tema portante degli eventi di dAS Festival 2026 è proprio il dualismo tra storia e rivisitazione declinato in varie sfaccettature. È affidata come da tradizione alla musica l’inaugurazione, giovedì 17 settembre all’Auditorium Santa Margherita, con il concerto di Giulia Zaniboni (soprano) e Luca Fraternali (pianoforte) ...

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I balletti classici che tutto il mondo ama

Il balletto classico è una delle forme d’arte più longeve e universali della storia. Nato nelle corti europee e perfezionato nei grandi teatri imperiali, oggi continua ad attirare milioni di spettatori in ogni continente. Alcuni titoli, più di altri, hanno attraversato epoche, confini e culture, diventando veri fenomeni globali. Sono i balletti più visti al mondo: opere che uniscono musica immortale, coreografie iconiche e storie capaci di parlare a chiunque. Il Lago dei Cigni – Il balletto per eccellenza Se esiste un simbolo universale del balletto, è senza dubbio Il Lago dei Cigni. Con la musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij e la celebre doppia interpretazione di Odette e Odile, questo balletto è tra i più rappresentati e amati al mondo. La figura della ballerina in tutù bianco, le linee perfette del corpo di ballo e il contrasto tra amore e inganno lo rendono irresistibile per il pubblico di ogni generazione. Lo Schiaccianoci – Il trionfo del balletto popolare Nessun altro balletto raggiunge i numeri de Lo Schiaccianoci, soprattutto durante il periodo natalizio. È un fenomeno culturale globale: viene messo in scena ogni anno da compagnie grandi e piccole, attirando famiglie, giovani spettatori e neofiti. La sua forza sta nella magia ...

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I grandi coreografi nella storia della danza: José Limón

Nella storia della danza del Novecento, poche figure hanno saputo trasformare il movimento in un linguaggio così profondamente umano come José Limón. La sua arte non cercava l’effetto spettacolare né la pura astrazione formale; al contrario, nasceva dall’urgenza di raccontare la condizione dell’uomo attraverso il corpo, facendo della danza un luogo di riflessione, memoria ed emozione. L’universo coreografico di Limón si fonda su una concezione del movimento che sembra respirare insieme alla vita stessa. Nei suoi lavori il corpo non è mai un semplice strumento tecnico, ma una presenza viva, capace di esprimere tensione e abbandono, forza e fragilità. Il celebre principio del fall and recovery, ereditato dalla modern dance americana e rielaborato con straordinaria sensibilità, diventa nelle sue creazioni una metafora dell’esistenza: la caduta non rappresenta una sconfitta, ma un passaggio necessario verso una nuova possibilità di equilibrio. Osservare una coreografia di Limón significa assistere a una continua alternanza tra gravità e slancio. I danzatori sembrano dialogare con il peso del proprio corpo, accettandolo e trasformandolo in energia espressiva. Ogni gesto appare inevitabile, come se nascesse da una necessità interiore più che da una costruzione estetica. È proprio questa autenticità a conferire alle sue opere una straordinaria forza comunicativa. ...

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Tra tulle e spirito: i costumisti dell’età romantica

Nel chiarore lattiginoso dei teatri ottocenteschi, quando il gas disegnava ombre tremule sulle quinte dipinte, il balletto romantico prendeva forma non solo nei corpi eterei delle ballerine, ma anche nelle mani sapienti di coloro che ne vestivano i sogni: i costumisti. Figure spesso dimenticate, eppure decisive, essi furono gli artefici silenziosi di un’estetica che ancora oggi abita l’immaginario collettivo. Il balletto romantico nasceva da un desiderio di evasione: silfidi, wilis, spiriti e creature ultraterrene popolavano le scene. Per rendere credibile questa sospensione del reale, il costume divenne linguaggio. I costumisti compresero presto che non si trattava più di imitare la moda contemporanea, come avveniva nei secoli precedenti, ma di evocare l’invisibile. Così nacque il tutù romantico: una nuvola di tulle leggero, lungo fino a metà polpaccio, capace di dissolvere i contorni del corpo e suggerire un’esistenza fatta d’aria. Dietro questa apparente semplicità si celava un lavoro complesso. I tessuti dovevano reagire alla luce, vibrare al minimo movimento, amplificare la danza senza appesantirla. Le tinture, spesso realizzate a mano, ricercavano tonalità diafane: bianchi lattiginosi, azzurri polverosi, verdi acquatici. Il costume non doveva dominare la scena, ma fondersi con essa, diventare un prolungamento dell’atmosfera. I grandi costumisti dell’epoca — spesso collaboratori stretti ...

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Addio a Daniel Léveillé, il coreografo dell’essenziale e dell’umano

La scomparsa di Daniel Léveillé (1952-2026) lascia un vuoto discreto ma profondo nel panorama della danza contemporanea. Non un artista dell’eccesso o dell’effetto, ma uno di quelli che hanno costruito un linguaggio intero a partire dalla riduzione, dal silenzio e dalla nudità del gesto. Il suo percorso si è sviluppato lontano dalle mode, seguendo una traiettoria coerente e quasi ostinata. Dopo la formazione e i primi anni di esperienza nella scena canadese, Léveillé ha scelto presto l’indipendenza creativa, fondando la propria compagnia e definendo una poetica personale riconoscibile: pochi elementi, movimenti essenziali, corpi esposti non come provocazione ma come condizione di verità. Nel suo lavoro, la danza non è mai decorazione. È piuttosto una forma di esposizione radicale: il corpo non interpreta, ma si presenta. Fragile, ripetitivo, a volte quasi immobile, diventa il luogo in cui si concentra una tensione emotiva che non ha bisogno di essere spiegata. La sua scrittura coreografica elimina il superfluo fino a lasciare ciò che resiste: respiro, peso, limite, presenza. Opere come Amour, acide et noix o La pudeur des icebergs hanno segnato una svolta nella percezione della danza contemporanea canadese e internazionale. In esse, Léveillé ha costruito un’estetica della sottrazione che non cerca mai ...

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16 maggio: anniversario dei teatri Fenice, Massimo e Regio

C’è una data che unisce tre tra i più prestigiosi teatri italiani: il 16 maggio. In momenti diversi della storia, proprio in questo giorno vennero inaugurati Teatro La Fenice, Teatro Massimo e Teatro Regio di Parma. 
Tre luoghi simbolo della lirica, ma anche grandi palcoscenici della danza e del balletto internazionale, dove il movimento del corpo ha dialogato per secoli con la musica, la scenografia e il mito. Inaugurata il 16 maggio 1792, La Fenice nacque nella Venezia elegante e cosmopolita del tardo Settecento, quando il balletto era parte essenziale dello spettacolo operistico. Nei teatri veneziani, infatti, la danza non era semplice intermezzo, ma elemento centrale della rappresentazione scenica. Nel corso dell’Ottocento, il teatro ospitò celebri compagnie europee e grandi étoile del tempo, contribuendo alla diffusione del balletto romantico italiano. Le atmosfere di Venezia — tra maschere, riflessi d’acqua e saloni dorati — sembravano fatte apposta per accogliere la grazia della danza. Anche dopo i devastanti incendi che la colpirono, La Fenice ha continuato a rinascere come il suo nome promette. E ancora oggi il suo palcoscenico ospita produzioni dove opera e balletto convivono in perfetto equilibrio, mantenendo viva una tradizione che appartiene all’anima stessa della città. Quando il 16 ...

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Annapaola Pace è il nuovo Direttore dell’Accademia Nazionale di Danza di Roma

Con la presente si annuncia la nomina di Annapaola Pace alla Direzione dell’Accademia Nazionale di Danza per il triennio accademico 2026/2029 che inizierà con il nuovo anno accademico, incarico che segna l’avvio di una nuova fase nel percorso artistico e istituzionale di una delle più prestigiose realtà dedicate alla formazione coreutica in Italia e in Europa. Questo passaggio avviene nel segno della continuità e del profondo rispetto per il lavoro eccellente svolto dalla Direttrice uscente, Annamaria Galeotti, alla quale si rivolge un sentito ringraziamento per l’impegno, la dedizione e l’autorevolezza con cui ha guidato l’Accademia negli anni del suo mandato. Sotto la sua direzione, l’Istituzione ha consolidato il proprio ruolo nel panorama nazionale e internazionale, promuovendo una visione della danza capace di coniugare rigore accademico, ricerca artistica e apertura al contemporaneo. La nomina di Annapaola Pace si inserisce in questo solco, con l’obiettivo di proseguire e rinnovare la missione dell’Accademia, valorizzandone l’identità storica e al contempo sostenendo nuove progettualità, linguaggi e prospettive nel costante dialogo tra tradizione e innovazione per promuovere l’eccellenza della formazione e favorire il confronto con le principali realtà artistiche e culturali a livello internazionale. Fondata a Roma nel 1940 per iniziativa della grande coreografa e pedagogista ...

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