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I grandi coreografi nella storia della danza: Mark Morris

Parlare di Mark Morris significa parlare di un artista che, più di molti altri, ha saputo restituire alla danza una delle sue dimensioni originarie e più profonde: quella dell’ascolto. Nato a Seattle nel 1956, Morris ha costruito nel corso di oltre quattro decenni una carriera che sfugge alle definizioni troppo semplici. È coreografo, danzatore, regista e direttore d’orchestra, ma soprattutto è un artista per il quale le diverse discipline non rappresentano territori separati. Nella sua opera la musica diventa movimento, il movimento diventa teatro e il teatro torna alla musica in un continuo scambio di significati. È questa circolarità, più ancora della riconoscibilità del suo stile, ad aver reso la sua ricerca così influente. La sua formazione nasce lontano dall’idea di una traiettoria artistica già tracciata. Morris entra in contatto con linguaggi differenti, studia danza e si confronta con esperienze che comprendono anche le tradizioni popolari. È un apprendistato che contribuisce a formare una concezione del corpo libera dai confini rigidi fra alto e basso, fra accademico e popolare, fra disciplina e spontaneità. Nel suo lavoro futuro tutto questo confluirà in una scrittura coreografica estremamente rigorosa, ma mai intimidatoria, capace di conservare qualcosa di concreto, terrestre, persino quotidiano. Nel 1990 ...

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Akira Uchida: nuova voce della danza contemporanea internazionale

Ci sono artisti che appartengono a una disciplina e altri che sembrano aver bisogno di attraversarle tutte. Akira Uchida appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Danzatore, coreografo, movement director e creative director, originario di Ottawa e oggi residente a New York, Uchida sta costruendo un percorso nel quale la danza non appare mai come un linguaggio isolato. Il movimento è il suo strumento principale, ma intorno a quel movimento ruotano musica, cinema, fotografia, animazione, moda, cultura dei club e arti visive. Il suo lavoro nasce proprio nello spazio in cui queste forme si incontrano, in quella zona intermedia che lui stesso considera particolarmente fertile. Forse è questo il primo elemento da comprendere per avvicinarsi alla sua arte: Akira Uchida non sembra interessato a scegliere un territorio e a difenderne i confini. Al contrario, sembra volerli attraversare. E il corpo diventa il luogo nel quale questi attraversamenti avvengono. La sua storia artistica comincia molto presto. Cresciuto a Ottawa con entrambi i genitori impegnati professionalmente nel fitness, durante il periodo di grande diffusione dell’aerobica negli anni Novanta, è entrato fin dall’infanzia in contatto con la musica ad alta energia e con una fisicità fortemente legata al ritmo. La danza sarebbe diventata progressivamente ...

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Gene Kelly: anniversario della nascita di una leggenda

Il 23 agosto del 1912 nasceva a Pittsburgh, in Pennsylvania, Eugene Curran Kelly, destinato a diventare semplicemente Gene Kelly: danzatore, attore, coreografo, regista e produttore, ma soprattutto un innovatore che avrebbe cambiato per sempre il modo in cui il cinema si muove. Nel celebrare il suo anniversario, non rendiamo omaggio solo a un artista del passato, ma a una figura che ha rivoluzionato l’immaginario collettivo della danza sullo schermo, trasformandola in qualcosa di più che un momento di spettacolo: in un linguaggio narrativo, in pura emozione visiva. Quando si parla di Gene Kelly, l’immagine che viene immediata alla mente è quella del suo iconico numero sotto la pioggia, cappello e ombrello in mano, in Singin’ in the Rain. Gene Kelly ha portato nel cinema un tipo di danza maschile nuova: atletica, virile, popolare. Non l’eleganza aristocratica di Fred Astaire, ma un’energia muscolare, terra-terra, capace di parlare anche alla classe operaia da cui proveniva. Le sue coreografie erano dinamiche, spesso fuse con lo spazio urbano – scale, marciapiedi, palazzi – e anticipavano una concezione moderna e cinematografica della danza. Dietro l’apparente leggerezza dei suoi movimenti si nascondeva un rigore tecnico quasi scientifico. Kelly era perfezionista, pignolo fino all’ossessione. Ma era anche ...

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I grandi coreografi nella storia della danza: Auguste Bournonville

Auguste Bournonville rappresenta una delle figure più alte e originali della storia della danza europea dell’Ottocento. La sua eredità non appartiene soltanto al teatro di danza danese, ma si inserisce in quella più ampia vicenda culturale che, nel corso del XIX secolo, trasformò il balletto da spettacolo di corte a forma d’arte capace di esprimere caratteri, sentimenti, conflitti sociali e aspirazioni individuali. Coreografo, maestro di ballo, danzatore e direttore artistico, Bournonville seppe costruire un linguaggio personale, immediatamente riconoscibile, nel quale la raffinatezza della tecnica accademica conviveva con una sorprendente naturalezza espressiva. La sua opera divenne il fondamento della grande tradizione del balletto danese e, ancora oggi, costituisce uno dei patrimoni più preziosi della cultura coreutica europea. Nato a Copenaghen il 21 agosto 1805, August Bournonville proveniva da un ambiente profondamente legato al teatro e alla danza. Suo padre, Antoine Bournonville, era un celebre danzatore e pedagogo di origine francese, stabilitosi in Danimarca dopo una carriera che lo aveva portato a lavorare nei principali ambienti teatrali europei. Il giovane Auguste crebbe dunque in un mondo nel quale la danza non era un semplice mestiere, ma una disciplina rigorosa, una forma di educazione del corpo e, soprattutto, un linguaggio artistico. Fin dagli ...

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Nel ricordo di Germinal Casado tra danza, arte e visione

Il mondo della danza ricorda una delle personalità più originali e complete del Novecento, Germinal Casado: un artista capace di attraversare i confini tra movimento, pittura, teatro e immagine, trasformando ogni esperienza creativa in una ricerca di bellezza e armonia. Nato a Casablanca il 6 agosto 1934 da una famiglia di origine spagnola, Germinal Casado ebbe un percorso artistico singolare e fuori dagli schemi. Prima ancora della danza, furono le arti figurative a catturare la sua attenzione: il disegno, la composizione, il rapporto tra forme e colori avrebbero rappresentato una componente fondamentale della sua sensibilità. Questa formazione visiva rimase sempre presente nel suo modo di concepire il palcoscenico, dove il corpo del danzatore non era mai separato dallo spazio, dalla luce e dall’immagine. La sua scelta di dedicarsi alla danza arrivò all’età di diciotto anni, quando iniziò un percorso di formazione con maestri di grande prestigio. In breve tempo dimostrò un talento e una presenza scenica tali da condurlo verso importanti compagnie europee. Dopo le prime esperienze professionali con Paul Goubé e con i Grands Ballets du Marquis de Cuevas, nel 1957 incontrò Maurice Béjart, l’artista che avrebbe segnato una svolta decisiva nella sua carriera. Entrato nel Ballet du XXe ...

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I grandi coreografi nella storia della danza: Ben Stevenson

Esistono coreografi che rivoluzionano il linguaggio della danza attraverso la sperimentazione e altri che riescono a rinnovare la tradizione senza tradirne l’essenza. Ben Stevenson appartiene a questa seconda, preziosa categoria. La sua arte è la dimostrazione che il balletto classico può continuare a parlare al presente quando viene attraversato da una sensibilità autentica, capace di coniugare rigore tecnico, intensità narrativa ed emozione. Nelle sue creazioni la danza non si limita a essere una successione di passi perfettamente eseguiti, ma diventa una forma di racconto in cui il movimento sostituisce le parole e ogni gesto acquista il valore di un pensiero. Stevenson ha costruito un linguaggio raffinato, fondato sulla purezza della linea classica, senza mai rinunciare alla profondità psicologica dei personaggi. La tecnica è sempre al servizio dell’espressione, e l’equilibrio tra virtuosismo e sentimento rappresenta una delle cifre più riconoscibili della sua poetica. Il suo teatro è permeato da una sensibilità lirica che restituisce centralità all’essere umano. Le grandi storie del repertorio diventano così occasioni per esplorare emozioni universali: l’amore, la perdita, il sacrificio, la speranza. Ogni balletto è costruito con una straordinaria attenzione al ritmo drammatico, dove la musica e la coreografia si fondono in un dialogo continuo, capace di ...

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Auguri ad Azari Plisetski, maestro di eleganza e passione

In occasione del compleanno di Azari Plisetski, è l’occasione per celebrare la storia di un artista che ha attraversato il Novecento della danza con eleganza, rigore e una straordinaria capacità di unire tradizione e innovazione. Il suo nome richiama una grande famiglia artistica, ma il suo percorso ha saputo affermarsi con una propria identità, costruita attraverso anni di studio, disciplina e ricerca. Nato in un ambiente profondamente legato alla musica e al balletto, Azari Plisetski ha respirato fin dall’infanzia la cultura della scena. Fratello della celebre ballerina Maya Plisetskaya, una delle icone assolute della danza del XX secolo, ha scelto una strada personale, dedicandosi non soltanto all’interpretazione, ma anche alla creazione e alla trasmissione del sapere coreutico. La sua formazione presso la scuola del Teatro Bol’šoj di Mosca gli ha dato una solida base nella grande tradizione del balletto russo, fondata su precisione tecnica, espressività e profondità artistica. Nel corso della sua carriera ha lavorato come ballerino, coreografo e pedagogo, portando la sua esperienza in diversi contesti internazionali e contribuendo alla crescita di numerosi interpreti. Uno degli aspetti più significativi della figura di Plisetski è la capacità di essere stato un ponte tra culture diverse. La danza, per lui, non ...

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Silvio Oddi, un artista rimasto nel cuore della danza

Nel mondo della danza ci sono figure che non vengono ricordate soltanto per i passi eseguiti su un palcoscenico o davanti a una telecamera, ma per ciò che riescono a trasmettere: passione, rigore, sensibilità e amore per l’arte. Silvio Oddi è stato uno di questi interpreti. La sua carriera, pur conclusa troppo presto, ha lasciato un segno profondo nella danza e nello spettacolo italiano. Nato nel 1970, Silvio Oddi scoprì la danza da giovane, trasformando quella che inizialmente era una passione in una vera scelta di vita. La sua formazione e il suo talento lo portarono rapidamente ad affacciarsi al mondo professionale, fino ad arrivare alla grande televisione. La sua preparazione tecnica, unita a un’eleganza naturale nei movimenti, attirò l’attenzione degli addetti ai lavori e lo rese presto un volto apprezzato dal pubblico. La grande popolarità arrivò grazie alla partecipazione a Fantastico, uno dei programmi simbolo della televisione italiana dell’epoca. In quella cornice incontrò Lorella Cuccarini, con la quale nacque un importante rapporto artistico: Oddi divenne uno dei suoi partner di scena più riconoscibili, contribuendo al successo di numerose esibizioni che sono rimaste nella memoria degli spettatori. Nel corso della sua carriera lavorò in diverse produzioni televisive e teatrali, collaborando ...

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Pierre Lacotte e la ricostruzione del repertorio perduto

Pierre Lacotte (Chatou, 4 aprile 1932 – La Seyne-sur-Mer, 10 aprile 2023) si impone come una delle figure più rilevanti e singolari nella storia della danza del XX e XXI secolo, non soltanto per il suo contributo come interprete e coreografo, ma soprattutto per il ruolo, raro e prezioso, di archeologo del balletto. La sua opera si inscrive in quella zona di confine in cui la memoria artistica, fragile e spesso incompleta, viene ricostruita con rigore filologico e insieme restituita alla scena con vitalità contemporanea. In questo senso, Lacotte ha trasformato il passato in una materia viva, sottraendolo al destino di reliquia e restituendolo alla continuità del repertorio. Formatosi all’Opéra di Parigi, Lacotte entra giovanissimo in contatto con la grande tradizione del balletto classico francese, erede diretta di una linea che affonda le proprie radici nel Seicento e che trova nel XIX secolo il suo momento di massimo splendore. Tuttavia, ciò che distingue fin da subito la sua traiettoria è una curiosità intellettuale che eccede la semplice pratica esecutiva: egli si interessa agli archivi, ai documenti, alle notazioni coreografiche, ai bozzetti scenografici, sviluppando una sensibilità storica che lo condurrà a intraprendere un percorso del tutto peculiare nel panorama coreutico. In ...

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Morte a Venezia: il ritorno ad Amburgo del capolavoro di Neumeier

Tornare a Morte a Venezia significa attraversare una soglia fragile: quella che separa l’arte dalla vita, il controllo dall’abbandono, la bellezza dalla dissoluzione. A gennaio, per sole cinque rappresentazioni, il capolavoro coreografico di John Neumeier riappare sulle scene dell’Hamburg Ballett come un evento raro, quasi rituale, capace di interrogare ancora una volta lo spettatore sul senso ultimo della creazione artistica. Ispirato alla novella di Thomas Mann, il balletto di Neumeier non è una semplice trasposizione danzata di un classico della letteratura, ma una riflessione profonda e personale sul destino dell’artista moderno. Al centro della scena c’è Gustav von Aschenbach, non più scrittore ma coreografo: una scelta che permette a Neumeier di sovrapporre la figura del protagonista a quella dell’artista-creatore per eccellenza, il coreografo stesso, impegnato in una lotta incessante con il proprio linguaggio e con i propri limiti. Aschenbach è un uomo esausto. Il suo corpo, come la sua mente, sembra irrigidirsi in una disciplina che non produce più bellezza. La crisi creativa che lo consuma non è un semplice blocco, ma una frattura esistenziale: l’arte, che per tutta la vita è stata rifugio e ragione, improvvisamente non basta più. È in questo stato di aridità che nasce la fuga ...

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