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Le coppie leggendarie della danza classica: incontri d’arte

Nel corso della storia del balletto classico, alcune partnership artistiche hanno raggiunto una tale perfezione da diventare leggendarie. Più che semplici collaborazioni tra un ballerino e una ballerina, queste coppie hanno rappresentato un incontro irripetibile di talento, sensibilità, tecnica e carisma scenico, contribuendo a ridefinire gli ideali interpretativi di intere generazioni. Sul palcoscenico sembravano parlare un linguaggio segreto, fatto di sguardi, respiri, equilibri perfetti e movimenti che trasformavano la danza in una forma di poesia. Ancora oggi i loro nomi evocano alcuni dei momenti più alti della storia del balletto. Tra le partnership più celebri figura quella composta da Margot Fonteyn e Rudolf Nureyev, probabilmente la coppia più iconica del Novecento. Quando si incontrarono nel 1961, nessuno avrebbe immaginato che la differenza di quasi vent’anni d’età sarebbe diventata irrilevante davanti all’eccezionale intesa artistica che nacque tra loro. Fonteyn era già una stella assoluta del Royal Ballet di Londra, simbolo dell’eleganza e della purezza della scuola inglese, mentre Nureyev era il giovane talento sovietico appena fuggito in Occidente, dotato di un temperamento impetuoso e di una tecnica rivoluzionaria. Insieme interpretarono capolavori come Giselle, Il lago dei cigni, La bella addormentata, Raymonda e Romeo e Giulietta, dando vita a spettacoli entrati nella ...

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Recensione del libro “La forma della percezione”

Ci sono libri sulla danza che raccontano una traiettoria artistica e libri che, più radicalmente, provano a interrogare il modo in cui quella traiettoria modifica il nostro sguardo. La forma della percezione. Daniele Albanese, coreografo del presente, scritto da Daniele Albanese, Iolanda Del Pozzo e Alessandro Pontremoli e pubblicato da Cue Press (176 pagine), appartiene alla seconda categoria: non è soltanto un volume dedicato a un autore della scena contemporanea, ma un dispositivo critico attraverso il quale osservare la danza mentre accade, nella sua dimensione più instabile, concreta e percettiva. Il titolo costituisce già una dichiarazione di poetica. La percezione, infatti, non è qui un semplice effetto dello spettacolo: è la materia stessa della coreografia. Nella ricerca di Albanese il corpo non sembra chiedere allo spettatore di essere interpretato quanto, prima ancora, di essere percepito. La danza si colloca in quello spazio sottile nel quale il movimento precede il significato e la presenza fisica diventa una forma di pensiero. È forse questo il tratto più riconoscibile e insieme più sfuggente del lavoro di Albanese: la capacità di sottrarre il corpo all’evidenza immediata senza mai privarlo della sua fisicità. Il gesto è preciso, ma non illustrativo; il movimento è costruito, ma ...

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Bach Dance Concert: Zappalà e Bahrami in prima nazionale

Due artisti uniti da un amore profondo per Bach. Due percorsi differenti che trovano nella musica del compositore tedesco una comune dimora e un terreno d’incontro. Nasce da questa affinità Bach Dance Concert, la nuova creazione di Roberto Zappalà con il pianista Ramin Bahrami, prodotta dalla Compagnia Zappalà Danza in collaborazione con Operaestate Festival Veneto e AMAT per Civitanova Danza. Lo spettacolo debutterà in prima nazionale l’11 settembre al Festival delle Nazioni di Città di Castello, per poi essere presentato il 12 settembre a Imola, nell’ambito di Emilia Romagna Festival – ERT 2026. Per Roberto Zappalà, Bach è da sempre una fonte inesauribile di ispirazione: nelle sue opere, la musica del compositore tedesco diventa materia viva, respiro che attraversa il corpo e lo trasforma in gesto poetico. Per Ramin Bahrami, tra i più apprezzati interpreti bachiani del nostro tempo e definito dalla critica tedesca “un mago del suono”, Bach rappresenta una scelta di devozione e libertà. Le sue interpretazioni ne svelano la potenza umana e spirituale, con un tocco che unisce rigore e emozione. Il risultato è un concerto danzato in cui il confine tra ascolto e visione si fa sempre più sottile. Non un semplice accompagnamento della danza alla ...

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Beppe Menegatti, nel ricordo del suo anniversario di nascita

Nel ricordare Beppe Menegatti, nel giorno dell’anniversario della sua nascita, la prima immagine che viene alla mente non è forse quella dell’uomo che si mette in posa davanti a un obiettivo. È piuttosto quella di un uomo di teatro: attento, curioso, immerso nel lavoro, con gli occhi rivolti alla scena e a ciò che sulla scena stava per accadere. Perché Menegatti è stato soprattutto questo: un regista innamorato del teatro e della danza, un uomo che ha attraversato per decenni il mondo del balletto cercando di restituirgli una dimensione narrativa, umana, drammatica. Era nato a Firenze nel 1929 e la sua formazione si era sviluppata nel cuore della grande cultura teatrale italiana. L’incontro professionale con Luchino Visconti rappresentò una tappa fondamentale: accanto a uno dei maggiori registi del Novecento imparò il rigore della costruzione scenica, il valore della parola ma anche quello del silenzio, l’importanza di ogni dettaglio. Una lezione che avrebbe portato con sé quando la danza divenne sempre più il centro del suo lavoro. Menegatti non guardava al balletto soltanto come a un’arte di movimento. Lo considerava teatro. E in questa parola c’era tutta la sua idea di regia. Il corpo del danzatore doveva raccontare, la musica doveva ...

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Su Rai5 il documentario dedicato a Carla Fracci

Ci sono artisti che appartengono al proprio tempo e altri che, quasi senza accorgersene, finiscono per appartenere a un’idea stessa di arte. Carla Fracci è una di queste figure. Il suo nome non evoca soltanto la grande danza italiana, il palcoscenico della Scala, i teatri internazionali o le pagine più prestigiose della storia del balletto. Evoca un modo di stare sulla scena, una forma di rigore, una capacità quasi misteriosa di trasformare il movimento in racconto. È proprio da questa dimensione che prende avvio Codice Carla, il documentario in onda giovedì 20 agosto alle ore 16:56 su Rai5, all’interno dello spazio DOCUMENTI/DANZA. Un ritratto che, attraverso immagini d’archivio, interviste e testimonianze, prova a entrare non soltanto nella biografia dell’étoile, ma nella grammatica segreta della sua arte: quel particolare “codice” fatto di disciplina, sensibilità, tecnica, sacrificio e presenza scenica che ha contribuito a trasformare Carla Fracci in un’icona. Raccontare Carla Fracci significa infatti affrontare una domanda più difficile di quella, apparentemente semplice, di come si costruisca una grande ballerina. Significa chiedersi che cosa accade quando il corpo smette di essere soltanto uno strumento tecnico e diventa un linguaggio. Quando un gesto, una postura, un equilibrio o una pausa riescono a comunicare ...

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Carla Fracci e Giselle: l’identificazione perfetta

Esistono grandi ballerine che interpretano un ruolo e, più raramente, artiste che finiscono per incarnarlo fino a diventarne il riferimento storico. Carla Fracci appartiene senza alcun dubbio alla seconda categoria. Se la sua carriera è stata straordinariamente vasta – comprendendo i grandi titoli del repertorio classico, neoclassico e contemporaneo – è in Giselle che la ballerina milanese ha raggiunto una forma di identificazione artistica pressoché assoluta, tanto da essere universalmente riconosciuta come la Giselle del Novecento. Il balletto di Adolphe Adam, su libretto di Théophile Gautier, Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges e Jean Coralli, rappresenta probabilmente la più alta espressione del Romanticismo coreutico. La sua protagonista attraversa una trasformazione drammatica senza eguali: giovane contadina ingenua e innamorata nel primo atto, spirito ultraterreno e incarnazione del perdono nel secondo. È un percorso che richiede non soltanto una tecnica impeccabile, ma anche una profondissima maturità interpretativa. Carla Fracci seppe fondere entrambe le dimensioni con una naturalezza che pochi artisti hanno mai raggiunto. Diplomatasi alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala nel 1954, Carla Fracci si impose rapidamente come una delle maggiori promesse della danza italiana. Fu proprio il repertorio romantico a rivelare pienamente la sua personalità artistica. Negli anni Sessanta la sua ...

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Liliana Cosi: buon compleanno ad una stella senza tempo

Oggi la ribalta del tempo si illumina ancora una volta per una delle figure più luminose, autorevoli e riconoscibili della danza italiana: Liliana Cosi, artista internazionale, maestra, educatrice e autentica icona di eleganza, celebra il suo compleanno. Ci sono artisti che appartengono alla storia e altri che, della storia, continuano a rappresentare una presenza viva, capace di parlare al presente e, soprattutto, al futuro. Liliana Cosi appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. La sua vicenda artistica e umana attraversa decenni di danza, di palcoscenici, di incontri e di grandi interpretazioni, ma non si esaurisce nel ricordo di una straordinaria carriera. Al contrario, continua attraverso l’insegnamento, la formazione, la trasmissione di valori e quella concezione della danza intesa non soltanto come sublime forma d’arte, ma come disciplina dello spirito e autentico percorso di vita. La sua è stata una carriera costruita sul talento, certo, ma soprattutto sul lavoro, sul sacrificio, sulla disciplina e sulla volontà di perfezionarsi giorno dopo giorno. Un talento mai vissuto come privilegio individuale, bensì come responsabilità da coltivare e mettere al servizio di qualcosa di più grande: l’arte, il pubblico, i giovani, la cultura. È proprio questa dimensione, lontana da ogni culto dell’apparenza e del protagonismo, ...

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Vera Colombo, la signora della danza scaligera

Ci sono artisti che appartengono alla memoria di un teatro e altri che, con il tempo, finiscono per appartenere alla sua storia. Vera Colombo appartiene alla storia della Scala. Il suo nome evoca una stagione irripetibile della danza italiana, gli anni della rinascita del grande teatro milanese dopo la guerra, quando la tradizione della scuola scaligera incontrava i nuovi linguaggi della coreografia internazionale e sul palcoscenico si alternavano personalità destinate a diventare leggenda. Ricordare Vera Colombo significa dunque ricordare non soltanto una grande prima ballerina, ma una donna che ha rappresentato, con una rara combinazione di eleganza, rigore e sensibilità, una precisa idea della danza e del teatro. Nata a Milano il 10 agosto 1931, Vera Colombo entrò giovanissima nella Scuola di Ballo della Scala, una delle istituzioni più severe e prestigiose della formazione coreutica europea. Lì apprese quella disciplina quotidiana, quasi ascetica, che è alla base della grande danza: la pazienza, la precisione, il controllo del corpo, l’ascolto della musica, il rispetto assoluto della coreografia. Si diplomò nel 1952 e appena due anni dopo, nel 1954, venne nominata prima ballerina. Avrebbe mantenuto quel ruolo fino al 1975, per oltre vent’anni di straordinaria attività artistica. Erano gli anni in cui ...

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Piazza Duomo a Lecce accoglie ‘La Gioia di Danzare’

Per la prima volta nella sua storia, venerdì 24 luglio, Piazza Duomo a Lecce si trasforma in un grande teatro a cielo aperto per accogliere La Gioia di Danzare, il gala ideato e interpretato da Nicoletta Manni, Étoile del Teatro alla Scala, e Timofej Andrijashenko, Primo Ballerino del Teatro alla Scala. Un appuntamento speciale che assume un significato ancora più profondo perché si svolge nella terra di Nicoletta Manni, étoile salentina nata a Galatina, che torna nella sua Puglia per condividere con il pubblico uno spettacolo capace di unire eccellenza artistica, emozione e senso di appartenenza. Nella straordinaria cornice barocca di Piazza Duomo, uno dei luoghi più iconici del Paese, il pubblico assisterà a un viaggio attraverso i grandi capolavori del repertorio classico e le creazioni della danza contemporanea, interpretati da alcuni dei migliori artisti del Teatro alla Scala e non solo. Insieme a Manni e Andrijashenko si esibiranno Darius Gramada del Teatro alla Scala, e i solisti scaligeri Agnese Di Clemente, Mattia Semperboni, Maria Celeste Losa, Christian Fagetti e Camilla Cerulli, protagonisti di una compagnia che riunisce alcune delle più brillanti eccellenze della danza italiana. A rendere ancora più unica questa serata saranno tre ospiti d’eccezione che condividono con ...

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Susanna Egri, un secolo di danza al Teatro Carignano di Torino

Il 16 luglio 2026 Torino rende omaggio a Susanna Egri, artista, pioniera della televisione italiana, custode della memoria del Grande Torino e fondatrice di una delle realtà più importanti della danza contemporanea italiana. Una serata speciale al Teatro Carignano ripercorrerà un secolo di storia attraverso quattro creazioni della Compagnia EgriBiancoDanza, in dialogo tra passato, presente e futuro. Ci sono vite che coincidono con la storia di un Paese. Quella di Susanna Egri appartiene a questa categoria: una vicenda umana e artistica attraversata dal Novecento, dalle sue tragedie, dalle sue rinascite e dalle sue rivoluzioni culturali. Nata nel 1926, Susanna Egri ha attraversato quasi un secolo trasformando la danza in un linguaggio universale capace di raccontare la memoria, l’identità e la ricerca dell’uomo contemporaneo. La sua biografia intreccia alcuni dei momenti più significativi della cultura italiana ed europea: dall’esilio durante gli anni della guerra alla nascita della televisione pubblica, dai grandi palcoscenici internazionali alla costruzione di un progetto artistico destinato alle nuove generazioni. Il nome di Susanna Egri è legato anche a una delle pagine più commoventi dello sport italiano. Era figlia di Ernő Egri Erbstein, allenatore e dirigente del leggendario Grande Torino, la squadra simbolo del calcio italiano del dopoguerra ...

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