Raccontare Rudolf Nureyev attraverso la danza significa raccontare soltanto una parte del suo rapporto con l’arte. La danza, per lui, non era un’isola: era piuttosto il centro di una costellazione vastissima, fatta di musica, pittura, scultura, tessuti, moda, architettura, arredamento, fotografia, teatro e scenografia. Nureyev sembrava avere bisogno di circondarsi di bellezza, ma non di una bellezza ordinata secondo categorie o confini. La cercava ovunque. Era, prima di tutto, un collezionista. E la sua curiosità aveva qualcosa di insaziabile. Durante i viaggi entrava nelle aste, visitava antiquari, cercava nei negozi e nei souk. Comprava dipinti, sculture, incisioni, mobili, strumenti musicali, tessuti, tappeti e oggetti di ogni genere. Non collezionava soltanto per possedere: raccoglieva mondi. Ogni oggetto sembrava poter diventare parte di una geografia personale dell’arte. Nella sua collezione la pittura occupava un posto particolare. Il Centre national du costume de scène, che conserva una parte importante del patrimonio di Nureyev, osserva come i suoi dipinti fossero caratterizzati soprattutto da ritratti maschili e nudi, in larga parte ottocenteschi. È una scelta che sembra quasi dialogare con il suo mestiere, ma senza ridursi a esso. Nureyev conosceva il corpo come strumento della danza: ne conosceva la tensione, l’equilibrio, la forza, la linea. ...
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