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Visioni-stili della modern dance e i loro maestri storici

La modern dance nasce tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento come risposta diretta al balletto classico. È una danza di rottura, ma anche di fondazione: ogni maestro costruisce un proprio sistema tecnico e una visione del corpo, dando origine a stili riconoscibili e trasmissibili. A differenza della danza contemporanea, la modern dance si fonda su tecniche codificate, su una forte relazione tra movimento ed espressione interiore e su una chiara figura autoriale. Prendiamo in esame alcuni figure artistiche che hanno dato vita ad un proprio linguaggio: Isadora Duncan: la modern dance “libera” Isadora Duncan rappresenta l’origine ideologica della modern dance. Il suo stile, spesso definito “libero”, rifiuta la verticalità artificiale del balletto per tornare a un movimento naturale, fluido, ispirato alla respirazione e alle leggi della natura. Il corpo si muove per onde, camminate, salti semplici; i piedi sono nudi, il gesto nasce dal centro vitale del torso. Duncan non crea una tecnica strutturata, ma un principio fondativo: la danza come espressione autentica dell’essere umano. Ruth St. Denis e Ted Shawn: spiritualità e teatralità Ruth St. Denis introduce nella modern dance una dimensione simbolica e spirituale, ispirandosi alle culture orientali e alle danze rituali. Il suo ...

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Nel giorno della sua nascita: ricordando Bruno Vescovo

Nel giorno dell’anniversario della sua nascita (5 febbraio 1949 – 30 dicembre 2023) il nome di Bruno Vescovo torna a risuonare come una presenza viva nella storia della danza italiana. Primo ballerino del Teatro alla Scala, Vescovo ha incarnato un’idea di arte che andava oltre la perfezione tecnica, toccando quella zona più profonda in cui il movimento diventa linguaggio dell’anima. Alla Scala, tempio mondiale del balletto, Bruno Vescovo non è stato soltanto un interprete, ma un punto di riferimento. Il suo stile univa rigore e naturalezza, disciplina e libertà espressiva. Ogni gesto appariva necessario, mai superfluo; ogni passo sembrava nascere da un ascolto intimo della musica e dello spazio. Non danzava solo per esibirsi, ma per raccontare, per dare forma a emozioni che altrimenti sarebbero rimaste senza voce. Chi lo ha visto in scena ricorda la sua capacità di abitare il palco con una presenza sobria e magnetica. Non c’era enfasi gratuita nei suoi ruoli, ma una profondità silenziosa che conquistava lo sguardo dello spettatore. Vescovo sapeva rendere umano anche il virtuosismo più astratto, trasformando la tecnica in strumento di verità espressiva. Essere primo ballerino alla Scala significava, per lui, assumere una responsabilità artistica e morale: rappresentare una tradizione prestigiosa, ma ...

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La danza contemporanea: una costellazione di linguaggi

La danza contemporanea nasce non come una tecnica unica, ma come un territorio aperto. A differenza della modern dance, da cui in parte discende, non si fonda su un solo sistema codificato: è una costellazione di linguaggi, poetiche e approcci che riflettono il mondo complesso e frammentato del secondo Novecento e oltre. Ogni maestro ha contribuito a ridefinire il corpo, lo spazio e il senso stesso del danzare, trasformando la danza in un laboratorio permanente di ricerca. I nomi da citare sarebbero numerosi, noi ci focalizziamo sui seguenti: Merce Cunningham: autonomia e neutralità del movimento Merce Cunningham è una figura di passaggio fondamentale tra modern e contemporaneo, ma il suo pensiero segna l’inizio della danza contemporanea vera e propria. Il suo stile si basa sull’autonomia della danza rispetto alla musica e alla narrazione. Movimento, suono e spazio coesistono senza gerarchie. Il corpo è esplorato nella sua complessità anatomica, con una tecnica rigorosa ma priva di intenzione espressiva obbligata. Cunningham introduce il caso come metodo compositivo, aprendo la strada a una danza non narrativa, non emotiva, ma profondamente presente. Trisha Brown e la Postmodern Dance: il quotidiano come danza Con Trisha Brown e la Judson Dance Theater, la danza contemporanea compie ...

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Addio a Carlos Palacios, la danza perde un grande maestro

Il mondo della danza perde una delle sue luci più brillanti. Carlos Palacios, maestro amatissimo e figura di riferimento per generazioni di allievi, è scomparso lasciando un vuoto profondo nella comunità artistica e in tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo. La danza non era soltanto la sua professione, ma il suo modo di respirare il mondo. Carlos viveva ogni movimento come un atto di verità e condivisione. Chiunque abbia varcato la soglia di una sua sala prove ricorda il suo sguardo attento, la sua precisione elegante, la pazienza con cui sapeva guidare e la passione contagiosa che trasformava la fatica in gioia. Ma Carlos Palacios era molto più di un insegnante: era un Maestro nel senso più completo del termine. Riusciva a vedere il potenziale dove altri vedevano solo incertezza, a trasformare il timore in forza, la rigidità in libertà. Con le sue parole e il suo esempio ha insegnato disciplina, rispetto, dedizione e amore per l’arte. Molti dei suoi allievi ricordano come, attraverso la danza, abbia saputo offrire anche un insegnamento di vita: “Il corpo parla quando il cuore ha qualcosa da dire”, ripeteva spesso. La sua perdita è un colpo doloroso, ma il suo lascito ...

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Successo per “L’arte di Marinel Stefanescu” [Recensione]

A due anni dalla scomparsa di Marinel Stefanescu, il Teatro Valli di Reggio Emilia è tornato a farsi luogo di memoria, celebrazione e rivelazione con una serata che più che un galà si è rivelata un atto d’amore: L’arte di Marinel Stefanescu. Un titolo semplice, quasi pudico, dietro cui si nasconde un universo complesso, fatto di poesia coreografica, onestà artistica e una visione della danza come missione umanistica. La manifestazione con la consegna dei Premi intitolati al Maestro, frutto della collaborazione tra Nicoletta Stefanescu, Elena Casolari, Rezart Stafa, il Comune di Reggio Emilia e la Fondazione I Teatri, ha avuto il privilegio della supervisione di Liliana Cosi, compagna d’arte e di vita creativa di Stefanescu, anima di un sodalizio che ha segnato la storia della danza italiana dagli anni Ottanta ad oggi. La sua presenza nel palco di proscenio – figura luminosa, discreta, quasi sacrale – ha aggiunto alla serata una dimensione affettiva impossibile da descrivere senza commozione. Il Foyer: la pittura come preludio al gesto Già nel foyer, l’accoglienza del pubblico è avvenuta nel segno di Stefanescu pittore. Una piccola ma significativa selezione di quadri, scelti con cura quasi filologica, ha introdotto agli echi cromatici che nelle sue coreografie ...

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Roberto Fascilla, un ricordo nell’anniversario di nascita

Nel giorno dell’anniversario della nascita di Roberto Fascilla, la danza sembra rallentare il suo respiro. C’è un momento, ogni anno, in cui il tempo si fa più sottile, quasi trasparente, e lascia intravedere l’eco di chi ha attraversato il palcoscenico con grazia, rigore e mistero. È un momento che non appartiene al calendario, ma alla memoria collettiva: quella memoria che non smette di ricordare i passi di chi ha trasformato il movimento in linguaggio, e il linguaggio in destino. Roberto Fascilla nasce di nuovo ogni volta che lo si nomina. E non perché il ricordo pretenda celebrazioni solenni, ma perché la sua Storia contiene qualcosa che non smette di fiorire: una disciplina gentile, un’inquietudine creativa, una dedizione che non si esaurisce nemmeno quando si spengono le luci del teatro. In questo giorno particolare, sembra quasi di vederlo ancora bambino, quando iniziò a danzare per rafforzare un corpo troppo fragile. Eppure, già allora, la fragilità non era un limite: era una promessa. Un richiamo silenzioso a cercare, nel gesto, una forma di equilibrio che il mondo non sempre sa offrire. La danza, per lui, non fu mai solo mestiere: fu un luogo in cui imparare a stare al mondo, un rifugio ...

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Insegnare danza è una vocazione

La scelta di diventare un maestro di danza è dettata dall’amore e dalla passione per questa forma d’arte. Insegnare danza infatti è una vocazione. La danza di per sé implica la condivisione, tra allievi, compagni, insegnanti e con il pubblico. Il desiderio di trasmettere con generosità quanto si è appreso studiando danza è la spinta che indirizza verso questo mestiere tanto meraviglioso, quanto impegnativo e troppo spesso sottovalutato. Il lavoro di insegnante infatti non inizia e non finisce in sala danza. Quel momento occupa solo una minima parte del tempo e della fatica che il mastro impegna e dedica. C’è il lavoro a casa, la creazione di coreografie, la definizione delle lezioni, il continuo aggiornamento per restare al passo con una disciplina che cambia e riflette i tempi in cui viviamo. Tutto ciò a sue spese, anche in termini di tempo e libertà. L’insegnante inoltre deve essere un educatore, non solo un correttore. Deve trasmettere l’educazione che talvolta i ragazzi non ricevono in famiglia e deve insegnare il rispetto per gli altri e per le regole che governano la danza. Deve essere un comunicatore, trovare il canale comunicativo adatto a ogni allievo che presenta diverse necessità e diversi modi di apprendere. ...

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Saggi di fine anno tra ripercussioni post-pandemia, speranza e amore per la danza

  Giugno per le scuole di danza è il mese del sospirato e temuto saggio di fine anno. E’ il momento in cui allievi e insegnanti mettono alla prova il lavoro svolto durante le lezioni dei mesi precedenti. Partecipare a un saggio genera molti benefici: aiuta a superare la timidezza e ad acquistare fiducia in se stessi, migliora memoria, ritmo, tecnica, collaborazione e la capacità di gestione degli imprevisti, facoltà che i ballerini di ogni età porteranno in tutti gli altri ambiti della loro vita. I saggi creano ricordi che durano per sempre e offrono agli allievi l’opportunità di condividere con amici e famiglie una serata di grande emozione. Quest’anno il momento del saggio non è mai stato così importante, perché il suo significato travalica il mero spettacolo. Ci offre una panoramica su chi siamo o chi siamo diventati dopo la pandemia e ci dà la possibilità di comprendere come migliorare. Dopo due anni in cui i teatri sono rimasti vuoti e silenziosi, infatti, ci si aspettavano orde di ballerini pronti a invaderli di nuovo, spinti da un entusiasmo e una passione senza precedenti. La realtà purtroppo è diversa. La pandemia, il lockdown e l’isolamento che li ha accompagnati hanno appiattito gli ...

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Victor Litvinov, un percorso da maestro

Parlami di te dall’inizio della tua esperienza con la danza Questo risale a molto tempo fa. Ero un bambino molto vivace, entravo in casa dalla finestra e facevo tante cose che fanno i ragazzi di strada. Mia madre aveva paura che prendessi una brutta strada e così decise di mandarmi a studiare danza. Dopo aver conosciuto una famiglia in cui c’era una bambino molto educato e corretto che studiava danza, mi disse: «voglio questo» e mi iscrisse a scuola di danza. Così mi ritrovai nel ‘64 all’Accademia di Kiev. Era l’accademia nazionale di danza e, all’epoca, avendo pochi elementi maschili, aveva fatto una grande pubblicità per coinvolgere giovani ballerini. Alle audizioni eravamo migliaia e un giovanissimo maestro scelse solo sette ragazzi, tra cui me. Ricordo che ci disse: «bambini, credo che diventerete i più grandi ballerini del mondo, ma da questo momento dovete credere in me» e noi ci abbiamo creduto.  E quando tua madre ti ha spinto a studiare danza qual è stato il tuo primo approccio? Sentivo la danza, sentivo di esservi portato, perché tutti notavano le mie doti fisiche, anche gli altri ballerini o i ragazzi della scuola e del teatro più grandi di me. Questo mi ...

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