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Roméo et Juliette di Jean-Christophe Maillot al Regio di Parma

Les Ballets de Monte-Carlo, sotto la presidenza di S.A.R. la Princesse de Hanovre, inaugurano Parma Danza al Teatro Regio di Parma sabato 28 febbraio 2026, ore 20.30, con Roméo et Juliette di Sergej Prokof’ev, nella versione coreografica di Jean-Christophe Maillot. La compagnia monegasca interpreta il celebre balletto ispirato alla tragedia di William Shakespeare nella messinscena, presentata per la prima volta all’Opéra di Monte-Carlo nel 1996, che si avvale delle scenografie di Ernest Pignon-Ernest, dei costumi di Jérôme Kaplan e del disegno luci di Dominique Drillot. Jean-Christophe Maillot adotta una prospettiva coreografica che evita di parafrasare il monumento letterario di Shakespeare, raccontando la disputa fra Capuleti e Montecchi fino al suo tragico epilogo, e sceglie di rivivere la tragedia dal punto di vista dell’animo tormentato di Frate Lorenzo, il quale, desiderando fare del bene, alla fine provoca invece la morte dei due amanti. Roméo et Juliette di Jean-Christophe Maillot è il flash back di questo religioso sconvolto che, alla fine del dramma, si chiede come si è potuti arrivare a tanto. Questa diversa prospettiva illumina la sensibilità del coreografo, che interpreta la vicenda non come un conflitto sociale o una lotta tra clan regolata da un codice d’onore, ma come un ...

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Il danzatore dell’Opera Nova, Denis Zammillo “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Il lago dei cigni. Il balletto contemporaneo prediletto? Boléro di Maurice Béjart. Il Teatro del cuore? Quello in cui danzo: l’Opera Nova di Bydgoszcz Un romanzo da trasformare in balletto? Adoro il romanzo già trasformato in balletto Dangerous Liasons. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? In scena, in prima mondiale prossimamente all’Opera Nova di Bydgoszcz, coreografato da Krzysztof Pastor, un balletto ispirato al film Un Americano a Parigi. Il costume di scena indossato che hai preferito? Quello indossato nel balletto Dangerous Liasons perché mi ha fatto sentire totalmente immedesimato nel ruolo da interpretare. Quale colore associ alla danza? I colori dell’arcobaleno. Che profumo ha la danza? Una miscela di profumi e note olfattive. La musica più bella scritta per balletto? Tutte le composizioni per balletto di Čajkovskij. Il film di danza irrinunciabile? Billy Elliot (lo avrò visto decine di volte). Due miti della danza del passato, uomo e donna? Carla Fracci e Rudolf Nureyev. Il tuo “passo di danza” preferito? Sissonne. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Il Principe della Bella Addormentata, gentile, romantico, elegante. Chi è stato il genio per ...

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Il solista scaligero Gioacchino Starace “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Il lago dei cigni. Il balletto contemporaneo prediletto? Senza dubbio il Boléro di Maurice Béjart. Il Teatro del cuore? Ogni teatro mi ha lasciato qualcosa, ma il Teatro alla Scala è diventato la mia casa da circa dieci anni. Un romanzo da trasformare in balletto? Io non ho paura di Niccolò Ammaniti. Infanzia, paura, coraggio. Movimento istintivo, fisico, vero. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? The Shape of Water di Guillermo del Toro. È già una favola danzata, dove il corpo è il vero protagonista. Trasformarlo in balletto significherebbe togliere le parole per lasciare parlare il movimento: esattamente ciò che la danza sa fare meglio. Il costume di scena indossato che hai preferito? Ogni costume ha la sua storia, il suo peso, il suo incanto. Forse però, quello che mi viene in mente su due piedi è lo Schiavo ne La Bayadère di Rudolf Nureyev. Quale colore associ alla danza? Ogni giorno la danza ha un colore diverso: a volte bianco, altre uno dei mille colori dell’arcobaleno, a seconda dei sentimenti che porto sul palco. Che profumo ha la danza? Il profumo del palcoscenico, del legno, del linoleum, della lacca per capelli. ...

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Il direttore e maître de ballet Lienz Chang “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Spartacus di Grigorovich. Il balletto contemporaneo prediletto? Il mio balletto contemporaneo preferito è Softly di Sol Leon e Paul Lightfoot. Il Teatro del cuore? Il Gran Teatro de La Habana Alicia Alonso. Un romanzo da trasformare in balletto? Trasformare una storia d’amore in un romanzo è un processo delizioso, simile a coreografare un intero spettacolo partendo da un solo passo a due. È un lavoro di espansione e approfondimento, in cui l’intimità iniziale prende corpo fino a diventare una narrazione completa, dotata di anima e respiro. Il primo passo consiste nell’individuare il “motore” emotivo della storia: si tratta di un amore impossibile, di una riunione tanto attesa, di una passione proibita o di una relazione capace di guarire vecchie ferite? Questo nucleo emotivo guiderà ogni scelta narrativa. Un processo analogo avviene quando una storia d’amore viene trasformata in un balletto, uno degli esercizi più affascinanti della drammaturgia coreografica. In questo caso, l’obiettivo è distillare l’essenza narrativa ed emotiva dell’opera e tradurla in azione fisica, musica e atmosfera. Poiché nel balletto la trama deve essere comprensibile senza l’uso delle parole, gli elementi fondamentali devono emergere in modo chiaro e immediato. Ogni scena può diventare un passo a ...

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Eliogabalo (balletto): storia, personaggi, curiosità e trama

Maurice Béjart, maestro visionario della danza del Novecento, ha sempre cercato di trasformare il palcoscenico in un luogo dove il corpo racconta emozioni, idee e ribellioni. Con Héliogabale (Eliogabalo), presentato negli anni Settanta, ci conduce nel mondo di un imperatore romano tanto famoso quanto scandaloso: Elagabalo. Non una semplice figura storica, ma un simbolo di trasgressione, potere sfrenato e desiderio incontrollabile. Béjart non ci propone una storia lineare: sul palco non si svolgono atti e scene come in un balletto classico, ma un flusso di gesti, ritmi e corpi che evocano caos, piacere e ritualità. Elagabalo diventa così un archetipo, l’incarnazione di un’energia anarchica che sfida ogni norma. Il corpo dei danzatori si muove come un fiume impetuoso, alternando momenti di follia e fragilità, come se ciascun gesto raccontasse il conflitto tra ordine e desiderio. Eliogabalo debuttò in un contesto internazionale e sorprendente: il primo allestimento fu presentato nel 1976 al Shiraz-Persepolis Festival of Arts in Iran, un festival che celebrava l’incontro tra culture diverse e le arti in tutte le loro forme. Il pubblico non assiste a una vicenda precisa, ma viene immerso in un rito collettivo di musica, movimento e simboli, dove la danza diventa esperienza sensoriale e ...

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Jorge Donn: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita

Dalla Argentina al palcoscenico mondiale: Nato a Buenos Aires nel 1947, Jorge Donn iniziò a danzare da bambino e a soli sedici anni lasciò l’Argentina per trasferirsi a Bruxelles, dove entrò nella compagnia di Maurice Béjart, segnando l’inizio di una carriera internazionale. Il ballerino prediletto di Béjart: Béjart creò numerose coreografie appositamente per lui, tra cui Bhakti e Nijinsky, Clown de Dieu. Donn era capace di unire forza tecnica e intensità drammatica, diventando il volto stesso della compagnia. Un Bolero diventato leggenda: La sua interpretazione maschile di Bolero di Ravel, originariamente pensata per una donna, lo rese celebre in tutto il mondo. La performance fu immortalata anche nel film Les uns et les autres di Claude Lelouch, portando la sua arte al cinema. Innovatore della danza contemporanea: Oltre a danzare, Donn fu direttore artistico e pioniere della danza contemporanea. Fondò l’Europa Ballet e collaborò con compagnie internazionali, contribuendo a diffondere una visione innovativa della danza moderna. Un’eredità che dura nel tempo: Morì prematuramente nel 1992, a 45 anni, ma la sua influenza è ancora viva: in Argentina il 28 febbraio è il Día del Bailarín, e coreografi di tutto il mondo continuano ad ispirarsi alla sua energia e al suo ...

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Le presbytère (Ballet for Life): storia, personaggi, curiosità e trama

Le presbytère (sottotitolo: Ballet for Life) è un balletto che nasce da una frattura: la consapevolezza che la vita è breve, vulnerabile, eppure ostinatamente luminosa. Maurice Béjart non costruisce uno spettacolo commemorativo nel senso tradizionale; non celebra i morti guardando indietro, ma li chiama nel presente. Prima mondiale: 15 dicembre 1996
 alla Salle Métropole di Lausanne (Svizzera). 
Fu qui che Maurice Béjart presentò per la prima volta al pubblico questa sua coreografia rivoluzionaria nella sua città di base con il Béjart Ballet Lausanne. La prima parigina si vide nel gennaio 1997 al Théâtre de Chaillot. L’assenza di una trama narrativa è una scelta precisa. Béjart rinuncia al racconto lineare perché la perdita non è lineare. Il dolore non segue un ordine, e nemmeno l’amore. Al suo posto, il coreografo costruisce una drammaturgia emotiva, fatta di quadri che si susseguono come stati d’animo: esuberanza, intimità, vuoto, slancio vitale. Ogni sezione è autonoma, ma tutte sono legate da un flusso continuo, come un respiro che non si interrompe mai davvero. I danzatori non interpretano personaggi, ma condizioni dell’essere umano. I loro corpi giovani e atletici diventano simbolo della vita nel suo momento più intenso, quello in cui si ha la sensazione di ...

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Paolo Bortoluzzi: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita

La gioia della danza incarnata: Maurice Béjart lo definì come colui che incarnava la gioia più pura della danza, grazie alla sua eleganza, fluidità e straordinaria presenza scenica. Stella del Ballet du XXe Siècle: Dal 1960 al 1972 fu uno dei principali danzatori della compagnia di Béjart a Bruxelles, partecipando a quasi tutte le creazioni e diventando interprete ideale dei balletti moderni più iconici. Maestro di classico e moderno: Bortoluzzi riuscì a spaziare tra repertorio classico e contemporaneo. Dopo l’esperienza con Béjart, danzò come primo ballerino in compagnie prestigiose come l’American Ballet Theatre, interpretando Giselle, Il lago dei cigni e altri classici. Direttore artistico di grandi compagnie: Non si limitò a danzare: fu direttore del Balletto alla Scala di Milano (1981‑84), poi del Balletto di Düsseldorf e del Ballet de Bordeaux, portando la sua visione artistica anche dietro le quinte. Collaborazioni e sperimentazioni coreografiche: Fu anche coreografo, con lavori come La Valse e Cinderella, e collaborò in scena con grandi artisti, tra cui Rudolf Nureyev, in pezzi memorabili come Chant du compagnon errant. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com ©️ Riproduzione riservata

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Intervista a Oriella Dorella: elegante, iconica, ispiratrice [ESCLUSIVA]

Oriella Dorella nasce a Milano, dove inizia a frequentare la Scuola di Ballo del Teatro alla Scala. Diplomatasi nel 1969, entra a far parte del Corpo di Ballo dell’Ente Lirico Scaligero, divenendo dapprima Solista nel 1972, poi Prima Ballerina nel 1977 ed infine Étoile nel 1986. Artista versatile, ricca di sensibilità e dotata di una tecnica rigorosa interpreta alcuni ruoli del grande repertorio classico e contemporaneo tra cui Giselle di Jean Coralli-Jules Perrot, Il giardino religioso di Felix Blaska, Specchio a tre luci di Mario Pistoni, Le Silfidi di Michel Fokine, Ricercare a nove movimenti di Amedeo Amodio, Take Five di Mario Pistoni, Specchio a tre luci di Mario Pistoni, Esoterik Satie di Llorca Massine, Coppélia di Enrique Martinez, Cinderella di Paolo Bortoluzzi, Don Juan di Aurel M. Milloss, Il Figliuol Prodigo di Mario Pistoni, Concerto Barocco di George Balanchine, Romeo e Giulietta di John Cranko, Lo Schiaccianoci di Rudolf Nureyev, Excelsior di Ugo Dell’Ara, La Jeune Fille et la Mort di Robert North, Square Dance di George Balanchine, Carmina Burana di John Butler, Miss Julie di Birgit Cullberg, La bisbetica domata di John Cranko, La strada di Mario Pistoni, Troy Game di Robert North, The Lesson di Flemming Flindt, Canzoni d’infanzia di Laszlo Seregi, L’Après-Midi d’un Faune di Jerome Robbins, Il lago dei cigni di Rosella Hightower, L’Histoire de Manon di Kenneth McMillan, Onegin di John Cranko, Le ...

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L’assistente eterna di Micha van Hoecke: Miki Matsuse “allo specchio”

Il balletto classico preferito? La morte del cigno. Il balletto contemporaneo prediletto? La Sagra della Primavera di Maurice Béjart. Il Teatro del cuore? Il Teatro Alighieri di Ravenna. Un romanzo da trasformare in balletto? Tattoos di Yasunari Kawabata. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Story of an Unknown Actor diretto da Aleksandr Zarkhi. Il costume di scena indossato che hai preferito? L’abito bianco di Marella Ferrera. Quale colore associ alla danza? Rosso scuro/bordeaux. Che profumo ha la danza? Di canfora… ha ha ha! La musica più bella scritta per balletto? Il compositore è C. W. Gluck, ma non saprei scegliere un’opera in particolare. Il film di danza irrinunciabile? West Side Story di Jerome Robbins, indimenticabile George Chakiris. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Vladimir Vassiliev ed Ekaterina Maximova. Il tuo “passo di danza” preferito? Il pas de liaison, in genere. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Mio marito, Micha Van Hoecke. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? Sergej Diaghilev. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti? Esistere pienamente, lasciandosi attraversare dalla gioia della vita. Tre parole per descrivere ...

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