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Pierre Lacotte e la ricostruzione del repertorio perduto

Pierre Lacotte (Chatou, 4 aprile 1932 – La Seyne-sur-Mer, 10 aprile 2023) si impone come una delle figure più rilevanti e singolari nella storia della danza del XX e XXI secolo, non soltanto per il suo contributo come interprete e coreografo, ma soprattutto per il ruolo, raro e prezioso, di archeologo del balletto. La sua opera si inscrive in quella zona di confine in cui la memoria artistica, fragile e spesso incompleta, viene ricostruita con rigore filologico e insieme restituita alla scena con vitalità contemporanea. In questo senso, Lacotte ha trasformato il passato in una materia viva, sottraendolo al destino di reliquia e restituendolo alla continuità del repertorio. Formatosi all’Opéra di Parigi, Lacotte entra giovanissimo in contatto con la grande tradizione del balletto classico francese, erede diretta di una linea che affonda le proprie radici nel Seicento e che trova nel XIX secolo il suo momento di massimo splendore. Tuttavia, ciò che distingue fin da subito la sua traiettoria è una curiosità intellettuale che eccede la semplice pratica esecutiva: egli si interessa agli archivi, ai documenti, alle notazioni coreografiche, ai bozzetti scenografici, sviluppando una sensibilità storica che lo condurrà a intraprendere un percorso del tutto peculiare nel panorama coreutico. In ...

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Spettacolo de l’Ecole de Danse de l’Opéra al Palais Garnier

Lo spettacolo annuale della Scuola di Danza dell’Opéra di Parigi, diretta da Élisabeth Platel, permette agli allievi di vivere le loro prime esperienze sul palcoscenico e al pubblico di scoprire la ricchezza del vocabolario coreografico insegnato. In questa stagione, lo spettacolo è segnato da una creazione di Clairemarie Osta, Il Piccolo Principe, ispirata al racconto poetico di Antoine de Saint-Exupéry. Brio, grazia e leggerezza sono alcune delle qualità richieste dal linguaggio classico di Soir de fête, balletto di Léo Staats creato nel 1925 all’Opéra. Infine, Yondering, concepito appositamente da John Neumeier nel 1996 per allievi alla fine degli studi, si ispira allo spirito d’avventura dei pionieri americani alla conquista dell’Ovest per evocare l’ignoto verso cui si dirigeranno gli studenti all’alba dell’inizio della loro carriera professionale. Élisabeth Platel inizia a studiare danza al Conservatorio di Saint-Germain-en-Laye, per poi entrare al Conservatoire National Supérieur de Musique et de Danse de Paris. Ne esce nel 1975 con un Premier Prix, che le apre le porte della Scuola di Danza dell’Opéra di Parigi. Ingaggiata l’anno successivo nel Corpo di Ballo, viene promossa Première danseuse nel 1979. Al termine della sua prima interpretazione di Giselle – il 23 dicembre 1981 – Élisabeth Platel viene nominata ...

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Paquita (balletto): storia, personaggi, curiosità e trama

Il balletto Paquita occupa un posto singolare nella storia della danza classica, configurandosi come un’opera che, pur attraversando trasformazioni, adattamenti e riletture, ha saputo conservare un’aura di eleganza e virtuosismo che ancora oggi affascina studiosi, interpreti e pubblico. Nato nel contesto culturale della Parigi romantica del XIX secolo, questo titolo rappresenta un esempio emblematico della circolazione delle opere coreutiche tra Francia e Russia, nonché della loro capacità di evolversi in risposta alle diverse sensibilità artistiche e ai mutamenti del gusto. La genesi di Paquita risale al 1° aprile 1846, quando venne presentato per la prima volta all’Opéra di Parigi, con coreografia di Joseph Mazilier e musica di Édouard Deldevez. In origine, l’opera si inseriva nel filone del balletto narrativo romantico, caratterizzato da un intreccio melodrammatico, ambientazioni esotiche e un marcato interesse per temi quali l’identità, la nobiltà nascosta e il destino. Tuttavia, fu solo con il suo trasferimento in Russia che Paquita acquisì la forma con cui è maggiormente conosciuto oggi. Marius Petipa, figura centrale del balletto imperiale russo, ne realizzò una profonda revisione nel 1881 per il Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, aggiungendo nuove sezioni coreografiche e affidando a Ludwig Minkus la composizione di ulteriori musiche. In particolare, il ...

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Roméo et Juliette di Jean-Christophe Maillot al Regio di Parma

Les Ballets de Monte-Carlo, sotto la presidenza di S.A.R. la Princesse de Hanovre, inaugurano Parma Danza al Teatro Regio di Parma sabato 28 febbraio 2026, ore 20.30, con Roméo et Juliette di Sergej Prokof’ev, nella versione coreografica di Jean-Christophe Maillot. La compagnia monegasca interpreta il celebre balletto ispirato alla tragedia di William Shakespeare nella messinscena, presentata per la prima volta all’Opéra di Monte-Carlo nel 1996, che si avvale delle scenografie di Ernest Pignon-Ernest, dei costumi di Jérôme Kaplan e del disegno luci di Dominique Drillot. Jean-Christophe Maillot adotta una prospettiva coreografica che evita di parafrasare il monumento letterario di Shakespeare, raccontando la disputa fra Capuleti e Montecchi fino al suo tragico epilogo, e sceglie di rivivere la tragedia dal punto di vista dell’animo tormentato di Frate Lorenzo, il quale, desiderando fare del bene, alla fine provoca invece la morte dei due amanti. Roméo et Juliette di Jean-Christophe Maillot è il flash back di questo religioso sconvolto che, alla fine del dramma, si chiede come si è potuti arrivare a tanto. Questa diversa prospettiva illumina la sensibilità del coreografo, che interpreta la vicenda non come un conflitto sociale o una lotta tra clan regolata da un codice d’onore, ma come un ...

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Parma Danza 2026: il nuovo cartellone del Teatro Regio

Les Ballets de Monte-Carlo, Balletto del Teatro Nazionale Croato Ivan Zajc di Fiume, CCN/Aterballetto, Balletto di Maribor, Artemis Danza, Orchestra e Ballo della Fondazione Arena di Verona sono i protagonisti di Parma Danza 2026, sei spettacoli da febbraio a dicembre e una prima nazionale, con compagnie di danza nazionali e internazionali che offrono un ampio e vario panorama del balletto e della danza contemporanea. Les Ballets de Monte-Carlo, sotto la presidenza di S.A.R. la Princesse de Hanovre, inaugura Parma Danza sabato 28 febbraio 2026, ore 20.30, con Roméo et Juliette di Sergej Prokof’ev, nella versione coreografica di Jean-Christophe Maillot. La compagnia monegasca interpreta il celebre balletto ispirato alla tragedia di William Shakespeare, nella messinscena, presentata per la prima volta all’Opéra di Monte-Carlo nel 1996, che si avvale delle scenografie di Ernest Pignon-Ernest, dei costumi di Jérôme Kaplan e del disegno luci di Dominique Drillot. Jean-Cristophe Maillot adotta una prospettiva coreografica che evita di parafrasare il monumento letterario di Shakespeare, raccontando la disputa fra Capuleti e Montecchi fino al suo tragico epilogo, e sceglie di rivivere la tragedia dal punto di vista dell’animo tormentato di Frate Lorenzo, il quale, desiderando fare del bene, alla fine provoca invece la morte dei due ...

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Il danzatore del Bayerisches Andrea Cipolla “allo specchio”

Il balletto classico preferito? La Bella Addormentata. Il balletto contemporaneo prediletto? Le Table Verte di Kurt Jooss. Il Teatro del cuore? Teatro alla Scala e Bayerisches Staastsoper. Un romanzo da trasformare in balletto? Non è esattamente un romanzo, ma la biografia di Edith Piaf. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Sabrina del 1954 di Billy Wilder. Il costume di scena indossato che hai preferito? Red scottish nella Sylphide, versione di Pierre Lacotte. Il primo costume in cui mi sono sentito un ballerino professionista. Spero in futuro di indossare quello di James. Quale colore associ alla danza? Vermiglio. Che profumo ha la danza? Legnoso. La musica più bella scritta per balletto? Ce ne sono tante. Ma il Grand pas de deux dal secondo atto de Lo Schiaccianoci credo sia il maggiore capolavoro di Tchaikovsky. Il film di danza irrinunciabile? Carla di Emanuele Imbucci. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Fernando Bujones e Natalia Makarova. Il tuo “passo di danza” preferito? Entrelacé. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Onegin. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? Sicuramente Marius Petipa. Negli ultimi anni ...

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L’epopea de ‘La Bayadère’ con pregiati ospiti all’Opera di Roma

Non solo intrighi d’amore, gelosia e tradimento ne La Bayadère in scena dal 3 all’8 febbraio al Costanzi nella versione coreografica creata da Benjamin Pech, da Petipa, proprio per l’Opera di Roma nel 2023. «È un balletto epico – dichiara Pech – una vera epopea. Questa produzione è una sfida che coinvolge, assieme agli ospiti, ai danzatori del Corpo di Ballo e agli allievi della Scuola di Danza, tutti coloro che lavorano nell’ombra, dietro le quinte impegnati nei numerosi cambi di scena». L’ambizioso spettacolo si avvale delle scene firmate dall’artista Ignasi Monreal, dei costumi di Anna Biagiotti e delle luci di Vinicio Cheli, per trasportare il pubblico in un universo onirico senza tempo, elegantemente esotico e contemporaneo. La musica di Ludwig Minkus, composta per il balletto ideato da Marius Petipa nel 1877, è affidata alla bacchetta del francese Fayçal Karoui che dirige l’Orchestra dell’Opera di Roma. I protagonisti de La Bayadère, come nel poema indiano Sakuntala di Kalidasa cui Petipa si è ispirato, sono il guerriero Solor e della sua amante segreta, la baiadera Nikiya. Ad interpretarli sono chiamati quattro ospiti internazionali: le étoiles dell’Opéra di Parigi Sae Eun Park e Paul Marque (3 e 5 febbraio), entrambi al debutto ...

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GD AWARDS 2025 – L’eccellenza tra memoria, identità e futuro

Dal 2010, anno della loro nascita, i GD Awards di giornaledelladanza.com rappresentano una bussola autorevole per orientarsi nel complesso e affascinante panorama della danza internazionale. In quindici edizioni, il premio ha saputo costruire una vera e propria mappa culturale dell’arte coreutica, capace di tenere insieme la grande tradizione accademica e le più innovative espressioni contemporanee. Anche nel 2025, come da consuetudine a fine anno, i lettori del giornale, l’intera redazione, il direttore Sara Zuccari, il vicedirettore Lorena Coppola e il caporedattore e coordinatore del Premio Michele Olivieri, hanno decretato le eccellenze della danza, riconoscendo artisti, istituzioni e personalità che hanno inciso in modo determinante sul presente e sul futuro di quest’arte. Nel segno delle grandi scuole storiche si collocano i premi assegnati alle Stelle Internazionali, categoria che vede protagonisti Maia Makhateli, prima ballerina del Dutch National Ballet, Julian Mackay, primo ballerino del Bavarian State Ballet, Guillaume Diop, danseur étoile del Ballet de l’Opéra de Paris – teatro fondato nel 1661 da Luigi XIV e matrice stessa del balletto accademico –, Chloe Misseldine, prima ballerina dell’American Ballet Theatre, Giorgi Potskhishvili, primo ballerino del Dutch National Ballet, e Matthew Ball, primo ballerino del Royal Ballet, emblema della tradizione britannica sviluppatasi nel Novecento ...

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Panoramica sui grandi nomi della danza mondiale

La danza è molto più di un semplice movimento del corpo: è espressione di cultura, emozione e innovazione. Nel corso della storia, alcuni coreografi e ballerini hanno saputo rivoluzionare questo mondo, lasciando un’impronta indelebile che ancora oggi influenza spettacoli e insegnamenti. Scopriamo alcune delle icone che hanno cambiato la scena della danza. MARTHA GRAHAM: la rivoluzionaria del movimento moderno Considerata la madre della danza moderna americana, Martha Graham (1894-1991) ha introdotto un linguaggio coreografico basato sull’espressività interna e sulla tensione muscolare. La sua tecnica, conosciuta come Graham technique, rompeva con i rigidi schemi del balletto classico, enfatizzando contrazioni e rilasci del corpo per trasmettere emozioni profonde. Attraverso opere come Appalachian Spring, Graham ha dimostrato che la danza poteva raccontare storie complesse, sociali e psicologiche, aprendo la strada a generazioni di coreografi moderni. RUDOLF NUREYEV: la leggenda del balletto classico Rudolf Nureyev (1938-1993) è stato uno dei ballerini più carismatici del XX secolo. La sua tecnica impeccabile e la presenza scenica magnetica hanno elevato il balletto a una forma d’arte globale. Nureyev non solo eccelleva in performance classiche come Il lago dei cigni e Giselle, ma ha anche portato una nuova interpretazione dei ruoli maschili nel balletto, rompendo stereotipi e ispirando ...

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I capolavori del balletto classico scomparsi nel tempo

Nel panorama della danza classica, alcuni titoli evocano immediatamente immagini cristallizzate nella memoria collettiva: Il Lago dei Cigni, Lo Schiaccianoci, Giselle. Tuttavia, accanto a queste opere immortali, esiste una costellazione di balletti perduti – lavori che un tempo brillavano sui palcoscenici imperiali d’Europa e che oggi sopravvivono solo in frammenti, testimonianze scritte o vaghe ricostruzioni. Questi balletti, dimenticati dalla scena ma non dalla storia, rappresentano tessere mancanti del mosaico che è la tradizione coreutica occidentale. LA FORÊT ENCHANTÉE (La Foresta Incantata) Coreografia: Jules Perrot Musica: Cesare Pugni Prima rappresentazione: Londra, 1845 Balletto fantastico con elementi mitologici e ambientazioni boschive, La Forêt Enchantée fu una delle prime collaborazioni di Perrot con Pugni, ma la coreografia originale è andata completamente perduta. Solo la musica (che sopravvive in partitura) è stata talvolta riutilizzata o riorchestrata. Il balletto fu un successo nella sua epoca, ma non è mai stato riproposto integralmente. LE ROI CANDAULE Coreografia: Marius Petipa Musica: Cesare Pugni Prima rappresentazione: San Pietroburgo, 1868 Un’opera grandiosa e sensuale, basata su un racconto di Erodoto, incentrata su potere, passione e tragedia. Le Roi Candaule fu uno dei primi capolavori di Petipa, ma fu ritirato dal repertorio dopo la morte di Pugni, e negli anni ...

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