
Vittoria Ottolenghi è stata una delle figure più importanti della televisione culturale italiana, capace di trasformare il piccolo schermo in un grande palcoscenico dedicato alla danza.
Critica, giornalista e raffinata divulgatrice, Ottolenghi ha utilizzato la televisione non solo come mezzo di intrattenimento, ma come strumento di educazione artistica, portando la danza classica e contemporanea nelle case di milioni di spettatori.
Oltre alla celebre Maratona d’estate, appuntamento fisso dei sabati mattina estivi per oltre vent’anni, dal 1978 al 1999, un altro momento centrale della sua attività televisiva fu la collaborazione con Rai Uno e con Vittoria Cappelli, dalla quale nacque una serie di grandi spettacoli-evento ambientati in luoghi simbolici dell’Italia e d’Europa.
Queste produzioni univano danza, musica, architettura e storia, valorizzando il patrimonio artistico e paesaggistico attraverso il linguaggio del corpo.
Tutti gli spettacoli furono trasmessi in Eurovisione, ottenendo una risonanza internazionale.
Il percorso ebbe inizio con Le Divine, realizzato nel 1987 dalla suggestiva Piazza dei Miracoli di Pisa, seguito da Mantova – Festa a Corte nel 1988, che richiamava l’atmosfera delle corti rinascimentali, e da Festa da Napoli nel 1989, omaggio alla vitalità culturale della città partenopea.
Nel 1990 andò in onda Il gioco dell’Eroe, ambientato a Roma, mentre nel 1991 Gli Specchi di Trieste mise in dialogo danza e spazio urbano.
La dimensione europea si rafforzò con Los Divinos, realizzato a Madrid nel 1993.
Seguirono Sport-in-danza (Roma, 1994), che esplorava il rapporto tra gesto atletico e gesto coreutico, e Il Paese delle Sirene, ambientato a Sorrento e trasmesso nel 1995 e nel 1996, uno dei progetti più poetici e suggestivi.
La serie proseguì con Bergamo – Festa in Piazza (1996), Una rosa per il 2000 (1998) e si concluse con Torino – Notte di stelle nel 1999.
Attraverso questi spettacoli, Vittoria Ottolenghi riuscì a rendere la danza un linguaggio popolare senza mai rinunciare alla qualità artistica.
Il suo stile, elegante e appassionato, guidava lo spettatore alla comprensione, spiegando il contesto storico e culturale delle coreografie e valorizzando il lavoro di danzatori e coreografi.
L’eredità di questi programmi resta fondamentale: dimostrano come la televisione possa essere un luogo di cultura alta e condivisa, e come la danza, grazie a figure come Vittoria Ottolenghi, possa diventare patrimonio di tutti.
Michele Olivieri
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