
Per decenni, il nome di Vittoria Ottolenghi ha rappresentato una delle voci più autorevoli, lucide e appassionate del panorama critico italiano dedicato alla danza.
Con la sua Maratona di Danza, trasmessa in diverse edizioni televisive e concepita come un grande evento collettivo, Ottolenghi ha compiuto un gesto rivoluzionario: portare la danza fuori dai teatri elitari e collocarla al centro della cultura popolare, in uno spazio aperto, accessibile e condiviso.
Una visione oltre il tempo
La Maratona di Danza non era solo una trasmissione televisiva; era un manifesto culturale. Ottolenghi intuì con anticipo che il mezzo televisivo poteva essere un alleato potente per diffondere l’arte coreutica, troppo spesso relegata ad una nicchia. Nel farlo, combatté due pregiudizi radicati: da un lato l’idea che la danza fosse un linguaggio “minore”, dall’altro che la televisione non potesse essere veicolo di contenuti alti.
Con eleganza, rigore e una passione visibile, la critica romana costruiva maratone che erano veri e propri viaggi dentro la storia, l’evoluzione tecnica e l’emozione del movimento. Le sue introduzioni, colte e accessibili, davano al pubblico strumenti critici senza cadere nella pedanteria: un raro equilibrio che contribuì alla sua notorietà e al suo seguito fedele.
L’inclusione come missione
Uno dei valori più profondi della Maratona di Danza era la sua vocazione inclusiva. Ottolenghi metteva fianco a fianco danzatori affermati, giovani promesse, scuole di danza e compagnie indipendenti, creando un mosaico in cui ogni tassello aveva una dignità artistica. Il suo messaggio era chiaro: la danza è un linguaggio democratico, capace di raccontare l’umanità in tutte le sue sfumature. In questo senso, la Maratona divenne un luogo di scoperta, un trampolino per artisti emergenti e una finestra sul mondo per un pubblico ampio, che spesso si avvicinava alla danza per la prima volta proprio grazie a quell’appuntamento televisivo.
Un archivio vivente di memoria culturale
Grazie alla Maratona, molte performance ritenute “effimere” hanno trovato una sorta di immortalità mediatica. La danza, arte che vive nel tempo presente e nella fragilità del corpo, veniva così fissata in una dimensione collettiva e condivisa. Non si trattava soltanto di mostrare coreografie: Ottolenghi documentava stili, scuole, correnti, linguaggi, creando nel tempo un archivio vivente della danza italiana. Un patrimonio che, oggi, testimonia non solo la storia artistica del Paese, ma anche la dedizione con cui lei stessa ha saputo incoraggiarne la crescita.
Il valore culturale e sociale della Maratona
Il valore della Maratona di Danza si esprime in almeno quattro dimensioni fondamentali:
1. Democratizzazione dell’arte: Ottolenghi portò la danza ovunque: nelle case, nelle scuole, tra chi non aveva accesso ai teatri. La sua Maratona fu uno dei primi esperimenti italiani di divulgazione culturale televisiva realizzati con intelligenza e serietà.
2. Educazione dello sguardo: Introducendo il pubblico al linguaggio coreografico, la Maratona contribuì alla formazione di una coscienza critica collettiva. Non si trattava di mostrare spettacoli, ma di insegnare a guardarli.
3. Sostegno agli artisti e alle scuole: Molte realtà artistiche italiane trovarono in Ottolenghi una sostenitrice instancabile. La Maratona diventò un punto di riferimento per danzatori e coreografi, e un ponte tra generazioni.
4. Valorizzazione del patrimonio culturale italiano: Attraverso le sue narrazioni – sempre intrecciate a musica, letteratura, pittura e filosofia – Ottolenghi restituiva alla danza la sua dimensione più ampia: quella di un’arte che dialoga con tutte le altre.
L’eredità di un’intellettuale irrinunciabile
A distanza di anni, il valore della Maratona di Danza e l’eredità di Vittoria Ottolenghi si avvertono ancora con forza. La sua opera ha lasciato un segno nella critica, nella divulgazione culturale e nella percezione stessa della danza in Italia. Oggi, in un’epoca in cui il linguaggio del corpo è nuovamente al centro di riflessioni artistiche e sociali, la figura di Ottolenghi appare straordinariamente attuale. La sua Maratona ci ricorda che la danza non è solo spettacolo: è pensiero incarnato, è disciplina e libertà, è un modo di raccontare la vita attraverso il movimento. E soprattutto, ci ricorda che la cultura può essere un dono universale, se qualcuno ha il coraggio e la visione di offrirla a tutti.
Michele Olivieri
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