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Gala Fracci 2026: la grazia che non conosce tempo [RECENSIONE]

Il legame tra Carla Fracci e il Teatro alla Scala ha segnato in maniera indelebile la storia del balletto italiano. Entrata alla Scuola di Ballo nel 1946 e diplomata nel 1954, Fracci divenne prima ballerina nel 1958 ed étoile nel 1963, costruendo un repertorio centrale che include Giselle, La Sylphide, Romeo e Giulietta, La Bella Addormentata, Il Lago dei Cigni e Coppélia.

La sua danza coniugava rigore tecnico, musicalità e intensità poetica: la sua Giselle, fragile e introspettiva, resta un paradigma del balletto romantico italiano. Pur affermandosi a livello internazionale, Fracci ha sempre mantenuto un legame privilegiato con la Scala, incarnando la tradizione più che dirigendola, e imprimendo alla scena italiana quella leggerezza emotiva e quella precisione che la resero celebre nel mondo.

Il Gala Fracci 2026, alla sua quinta edizione, ha trasformato la memoria in spettacolo vivo, un atto di celebrazione che ha riempito il teatro di un pubblico internazionale alla vigilia dell’inaugurazione delle Olimpiadi Milano-Cortina, conferendo alla serata un’eco simbolica tra emozione e disciplina, in un’unica cornice di eccellenza italiana. Lo scenografico Défilé su Wagner ha aperto la serata come una processione di continuità generazionale, coinvolgendo Corpo di Ballo, solisti e allievi, un omaggio suggestivo alla trasmissione della memoria artistica.

Nel Grand Pas de deux del Corsaro, Martina Arduino e Mattia Semperboni hanno mostrato un encomiabile virtuosismo brillante e rigore interno, mentre Francesca da Rimini, con l’intensa Vittoria Valerio, Nicola Del Freo e Gabriele Corrado, ha restituito la tragedia interiore calibrando pathos e misura senza enfasi, evocando il lato più lirico della danza. Alice Mariani e Navrin Turnbull (neo primo ballerino della Scala) hanno affrontato il terzo atto de La Bella Addormentata con nobiltà e precisione, trasformando la fiaba in una costruzione poetica di movimento e tecnica.

Il passo a due di Giselle firmata da Akram Khan, con i coinvolgenti Camilla Cerulli e Marco Agostino, ha proposto una rilettura contemporanea, fisica, intensa e commovente, in dialogo con l’ombra inarrivabile di Fracci. Onegin, con gli splendidi Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko, ha offerto uno dei momenti emotivi più alti della serata: Tat’jana intensa e trattenuta, Onegin magnetico, rispettando lo spirito narrativo e la profondità psicologica che Fracci sapeva infondere in ogni ruolo. In Don Chisciotte, i fuoriclasse Marianela Nunez e Patricio Revé (da poco nominato principal del Royal Ballet) hanno unito rigore e teatralità, ricordando la capacità di Fracci di piegare lo stile al carattere dei personaggi.

Il finale sul Boléro di Maurice Béjart, con la superstar Roberto Bolle insieme a Gabriele Corrado, Gioacchino Starace, Edoardo Caporaletti, Emanuele Cazzato e al Corpo di Ballo, ha chiuso il Gala come un rito collettivo, potente e coinvolgente, dialogando idealmente con la lettura asciutta e poetica di Fracci e lasciando il teatro immerso in un applauso che sembrava non volersi esaurire.

La direzione musicale di Kevin Rhodes ha sostenuto con sensibilità i danzatori, valorizzando fraseggio e respiro scenico.

La presenza in platea di Gheorghe Iancu, storico partner di Fracci, ha aggiunto un valore emotivo profondo: testimone diretto della carriera e complicità artistica con la ballerina, la sua partecipazione ha ricordato come l’eredità di Fracci non sia fatta solo di ruoli iconici, ma anche di incontri e partnership indimenticabili.

Grazie alla lungimiranza del direttore Frédéric Olivieri, il Gala ha mostrato un tributo corale e mai retorico: classico, neoclassico e contemporaneo si sono intrecciati come capitoli di un’unica storia, confermando che Carla Fracci continua a vivere nella memoria della Scala, guida poetica e tecnica della danza italiana.

In un teatro tutto gremito, con tanti volti noti e spettatori provenienti da ogni angolo del mondo, la serata ha ribadito che la magia di Fracci non risiede solo nei passi danzati, ma nell’emozione universale che riesce ancora oggi a suscitare.

Michele Olivieri

Foto di Brescia-Amisano, Teatro alla Scala

www.giornaledelladanza.com

© Riproduzione riservata

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