
La serata inaugurale delle Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026 all’Arena di Verona ha aperto i Giochi con una cerimonia intitolata Life in Motion, un titolo che ha guidato l’intero racconto scenico della serata.
L’antico anfiteatro si è trasformato in uno spazio performativo attraversato da musica, coreografie, proiezioni luminose e interventi artistici che hanno costruito una narrazione corale dedicata al movimento come forma di vita, relazione e trasformazione con la regia di Marco Boarino e le coreografie di Yoann Bourgeois.
L’impianto della cerimonia ha alternato grandi quadri collettivi a momenti più concentrati sulla presenza dei singoli performer. Le coreografie di gruppo hanno occupato l’intera arena con traiettorie circolari e movimenti fluidi, disegnando nello spazio immagini che richiamavano il viaggio, l’energia e la dimensione condivisa dello sport.
Le luci e le proiezioni hanno accompagnato queste sequenze trasformando la pietra dell’Arena in una superficie narrativa, capace di suggerire paesaggi, percorsi e atmosfere diverse nel corso della serata. Tra le presenze artistiche più significative c’è stata l’artista, regista e coreografa Chiara Bersani, coinvolta dall’organizzazione non soltanto come performer ma anche come consulente nella costruzione dell’avvenimento.
Il suo contributo è stato parte integrante dell’impianto dell’evento, in particolare nel modo in cui il corpo e il movimento sono stati messi al centro della scena. Bersani è una delle voci più riconosciute della danza e della performance contemporanea europea. Il suo lavoro artistico si concentra da anni sulla relazione tra corpo, immaginario e rappresentazione, mettendo in discussione gli stereotipi legati alla disabilità e proponendo nuovi modi di guardare alla presenza scenica.
Nei suoi spettacoli il corpo diventa spesso un luogo di narrazione simbolica, capace di generare immagini potenti attraverso gesti minimi e una forte attenzione allo spazio.
Durante la cerimonia, la sua performance ha introdotto un momento di sospensione all’interno del ritmo più ampio dell’evento. La scena si è concentrata sul suo corpo e sulla relazione con la luce e con l’architettura dell’Arena, costruendo una presenza essenziale e intensa. Il movimento, lento e preciso, ha trasformato lo spazio in un campo di attenzione condivisa con il pubblico, offrendo un’immagine di azione che non coincide con la velocità, ma con la qualità della presenza.
Il fatto che Bersani abbia partecipato anche come consulente ha contribuito ad orientare la costruzione della serata verso una rappresentazione del corpo plurale e aperta. L’idea di Life in Motion si è così tradotta in una molteplicità di gesti e forme sceniche: dalle coreografie collettive alle apparizioni solistiche, dalle sequenze musicali agli interventi performativi che hanno attraversato l’arena.
Chiara Bersani nasce a Piacenza nel 1984 e cresce coltivando una sensibilità artistica che la porterà a diventare una delle artiste più originali della scena performativa contemporanea. Costruisce nel tempo un linguaggio poetico personale, capace di intrecciare danza, teatro e riflessione civile. La sua vita e la sua arte sono profondamente segnate dall’osteogenesi imperfetta, una rara condizione genetica che rende le ossa estremamente fragili. Lungi dal rappresentare un limite, questa realtà diventa per Bersani una sorgente di ricerca e di consapevolezza: il suo corpo si trasforma in luogo di narrazione, di resistenza e di immaginazione. Sulla scena come si è visto venerdì 6 marzo all’Arena di Verona, ogni gesto acquista un’intensità particolare, rivelando la possibilità di nuovi sguardi sulla fragilità, sulla forza e sulla dignità dell’esistenza. Le sue opere — tra cui Gentle Unicorn e Seeking Unicorns — hanno esplorato con delicatezza e profondità il rapporto tra identità individuale e immaginario collettivo, invitando lo spettatore ad interrogarsi sulle forme della diversità e sull’idea stessa di normalità. La sua visione che nasce con rara poetica continua ad ampliare i confini della scena e a restituire al corpo il suo valore più autentico: quello di essere, prima di tutto, un luogo di umanità.
Nel corso della cerimonia, atleti, artisti e musicisti tra cui la violocellista affetta da distrofia muscolare Valentina Irlando, la danzatrice non udente Carmen Diodato, il performer Daniele Terenzi con l’inedita protesi per danza e molti altri mossi da assoluta sensibilità hanno condiviso lo spazio scenico creando un dialogo continuo tra dimensione artistica e dimensione sportiva con rimandi a Romeo e Giulietta nell’opera firmata da Emilio Isgrò nonché a Nel blu, dipinto di blu di Domenico Modugno.
La sfilata delle delegazioni ha trovato posto all’interno di questo racconto visivo, diventando parte di un flusso scenico che ha accompagnato il pubblico fino al momento conclusivo dell’accensione della fiamma paralimpica.
Life in Motion ha così inaugurato i Giochi con una cerimonia costruita attorno all’idea di movimento come esperienza collettiva: un movimento fatto di corpi diversi, di storie e di pratiche artistiche che, per una sera, hanno abitato insieme con suggestione e bellezza lo spazio dell’Arena di Verona.
Michele Olivieri
www.giornaledelladanza.com
©️ Riproduzione riservata
Giornale della Danza La prima testata giornalistica online in Italia di settore