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Il Demi Solista Federico D’Ortenzi “allo specchio”

Il balletto classico preferito?
Il mio balletto preferito è Le Jeune Homme et la Mort di Roland Petit. Penso sia un balletto bellissimo e molto intenso, probabilmente uno dei sogni di tanti ballerini da interpretare. È davvero spettacolare, sia artisticamente che emotivamente, e spero un giorno di avere l’opportunità di danzarlo.

Il balletto contemporaneo prediletto?
Il mio balletto contemporaneo preferito è Petite Mort di Jiří Kylián. Anche se forse viene considerato più neoclassico che contemporaneo, è un balletto che amo davvero tantissimo. Penso abbia una combinazione incredibile di musicalità, eleganza ed emozione.

Il Teatro del cuore?
Come teatro del cuore, penso che per me rimarrà sempre il Palais Garnier. Non è soltanto uno dei teatri più belli al mondo, ma è anche un luogo pieno di storia, dove hanno danzato alcuni dei più grandi ballerini della danza classica. Ho avuto anche l’opportunità indimenticabile di esibirmi lì durante il periodo del Covid, ed è qualcosa che porterò sempre con me. Per me rimane davvero un teatro speciale e bellissimo.

Un romanzo da trasformare in balletto?
È una domanda molto interessante. La prima cosa che mi viene in mente è I Promessi Sposi, anche se probabilmente finirebbe per avere un’atmosfera simile a Romeo and Juliet. Un’altra idea potrebbe essere Pinocchio, che esiste già come balletto — l’avevo anche danzato quando ero piccolo alla Teatro dell’Opera di Roma — ed era molto divertente da interpretare. Ma penso che sarebbe davvero affascinante creare un balletto ispirato a La Divina Commedia di Dante Alighieri. Credo che un progetto del genere potrebbe avere un enorme potenziale artistico e teatrale.

Il costume di scena indossato che hai preferito?
Ho indossato tanti costumi durante la mia carriera, ma il primo che mi viene in mente in questo momento sono i pantaloni di Ali ne Le Corsaire. Quest’anno sono stato molto felice di poter indossare proprio i pantaloni utilizzati da Ángel Corella, che considero davvero iconici. Un altro costume che mi è rimasto molto impresso recentemente sono quelli di The Merry Widow, perché erano molto particolari ed eleganti dal punto di vista scenico.

Quale colore associ alla danza?
È difficile associare un solo colore alla danza in generale. Più che alla danza stessa, penso che ogni balletto abbia un colore che lo rappresenta. Per esempio, Don Quixote mi fa pensare al rosso, Swan Lake al bianco, e The Nutcracker al blu. Quindi direi che associo un colore non alla danza in generale, ma a ogni singolo balletto e alla sua atmosfera.

Che profumo ha la danza?
La danza ha il profumo del teatro, il palcoscenico, prove sudore ed adrenalina prima che entri in scena.

La musica più bella scritta per balletto?
Ho davvero tantissime musiche di balletto che amo. Adoro, per esempio, la musica del Regno delle Ombre del secondo atto di La Bayadère, e adoro tutta la musica del secondo atto di Giselle. Ma se devo scegliere una traccia musicale che penso rimanga davvero per sempre nella memoria, direi il passo a due de The Nutcracker di Pyotr Ilyich Tchaikovsky. Ci sono alcuni momenti musicali in quel pas de deux che, secondo me, sono pura perfezione. Tchaikovsky con certe note ha davvero “toccato il paradiso”: ogni volta fanno venire la pelle d’oca. E anche ballando The Nutcracker ogni anno per tantissimi spettacoli, non mi stanco mai di ascoltare quella musica.

Il film di danza irrinunciabile?
Come film di danza irrinunciabile, senza alcun dubbio direi Billy Elliot. Penso sia un film che abbia ispirato tantissimi bambini ad avvicinarsi al mondo della danza classica. Ha trasmesso un messaggio molto forte, non solo sulla danza, ma anche sulla passione, sul sacrificio e sul credere nei propri sogni. Per me resta assolutamente il numero uno.

Due miti della danza del passato, uomo e donna?
Tra gli uomini, uno dei miei più grandi miti della danza è sicuramente Mikhail Baryshnikov. Per me rimane uno dei ballerini più straordinari e uno dei miei preferiti in assoluto. Se invece penso alle grandi ballerine del passato, direi senza dubbio Carla Fracci, perché quando danzava non era soltanto una ballerina: era una vera artista e attrice sul palco, a un livello davvero eccezionale.

Il tuo “passo di danza” preferito?
Ho tanti passi di danza che mi piacciono, ma tra i miei preferiti ci sono sicuramente le belle pirouette, i manège di coupé jeté, e anche i grandi salti, come il doppio saut de basque o la revoltade. Sono passi che, quando vengono eseguiti in modo pulito e corretto, dal vivo hanno davvero un grande impatto scenico ed è bellissimo guardarli.

Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica?
Penso che uno dei più grandi geni della coreografia nella danza sia stato George Balanchine. Vivendo da tanti anni negli Stati Uniti, ho avuto modo di vedere quanto la sua influenza sia ancora enorme nel mondo del balletto. Ha creato tantissimi balletti e coreografie, spesso molto diversi tra loro, e penso che la sua capacità di reinventare continuamente il linguaggio della danza lo renda uno dei più grandi coreografi di sempre.

Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti?
Le direi grazie, perché la danza mi ha dato alcune delle emozioni e delle esperienze più importanti della mia vita.

Tre parole per descrivere la disciplina della danza?
Passione, Disciplina, Libertà.

Come ti vedi oggi allo specchio?
Oggi, quando mi guardo allo specchio, vedo una persona ancora molto ambiziosa. Ho ancora tanti obiettivi e sogni che voglio realizzare, e continuo a lavorare ogni giorno per raggiungerli. Allo stesso tempo, però, vedo anche quanto sono cresciuto e maturato, sia come persona che come ballerino. Ripenso al ragazzo che studiava alla Teatro dell’Opera di Roma e oggi mi vedo come un professionista che fa parte di una delle compagnie più importanti degli Stati Uniti. Sono soddisfatto del percorso che ho fatto finora, ma dentro di me c’è ancora quel bambino con la voglia di imparare, migliorarsi e continuare a inseguire i propri sogni.

Michele Olivieri

Foto di Alexandre Iziliaev

www.giornaledelladanza.com

© Riproduzione riservata

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