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Dopo vent’anni torna in scena “La Route de la soie”, capolavoro di Maurice Béjart

Dall’11 al 14 giugno 2026, il prestigioso Théâtre de Beaulieu accoglie il ritorno di uno dei lavori più emblematici del Béjart Ballet Lausanne: La Route de la soie, capolavoro firmato da Maurice Béjart e assente dalle scene da oltre vent’anni.

Creato nel 1999, questo grande affresco coreografico conduce il pubblico lungo un itinerario immaginario che attraversa Turchia, Iran, India, Mongolia e Cina, trasformando il viaggio in una potente esperienza artistica e spirituale. Attraverso la danza, Béjart intreccia culture, simboli e tradizioni differenti, dando vita a un linguaggio universale capace di superare ogni confine geografico e culturale.

La musica accompagna questo percorso come un filo invisibile che unisce epoche e mondi lontani: melodie ispirate alla tradizione veneziana e bizantina si fondono con sonorità turche, persiane, indiane, mongole e cinesi, arricchite da interventi elettronici contemporanei. Il risultato è una partitura intensa e immersiva, che amplifica la forza evocativa della scena.

Pensato come una sorta di diario di viaggio visivo e sensoriale, La Route de la soie riflette i temi cari a Maurice Béjart: la scoperta dell’Oriente, la ricerca interiore, il dialogo tra civiltà e il continuo confronto tra spiritualità e modernità. Ogni quadro coreografico diventa una tappa di questa odissea, costruita attraverso immagini simboliche, movimenti scolpiti e colori dal forte valore evocativo.

Le tonalità accompagnano infatti il cammino del viaggiatore: il viola richiama Venezia, l’indaco il Mediterraneo, il verde la Turchia, il blu profondo l’Iran, l’arancione l’India, il giallo la Mongolia e il rosso la Cina. Una geografia cromatica che guida lo spettatore in un’esperienza immersiva dove scenografia, luci e proiezioni trasformano il palcoscenico in un luogo sospeso tra realtà e immaginazione.

Dopo la sua prima rappresentazione all’Espace Odyssée di Losanna nel 1999 e l’ultima messa in scena nel 2001, il balletto torna oggi grazie a un importante lavoro di riallestimento curato da Julien Favreau insieme agli artisti che presero parte alla creazione originale. La loro memoria dei gesti, delle intenzioni e della scrittura coreografica restituisce nuova vita a quest’opera monumentale, creando un ponte emozionante tra passato e presente.

Con La Route de la soie, Béjart riafferma ancora una volta la sua visione della danza come spazio d’incontro tra popoli, culture e sensibilità diverse, in un viaggio poetico che celebra ciò che accomuna l’umanità oltre ogni frontiera.

Sara Zuccari

Foto di Gregory Batardon

www.giornaledelladanza.com

© Riproduzione riservata

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