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Graduation Ball (balletto): storia, personaggi, curiosità e trama

Quando si pensa ai grandi balletti del Novecento, vengono spontaneamente alla mente titoli caratterizzati da atmosfere fiabesche, passioni tormentate e finali drammatici. Graduation Ball appartiene invece a una categoria molto diversa.

È un balletto brillante, ironico e pieno di movimento, costruito attorno a una festa durante la quale giovani ragazze e cadetti si incontrano, si osservano, si corteggiano e finiscono inevitabilmente per combinare qualche guaio.

Non ci sono maledizioni da spezzare, regni incantati o tragedie d’amore: al centro ci sono la vivacità della giovinezza, l’imbarazzo dei primi approcci, il piacere della danza e una buona dose di comicità.

Proprio questa atmosfera leggera rappresenta uno degli elementi più affascinanti dell’opera. Graduation Ball riesce infatti a dimostrare che il balletto classico può raccontare una storia divertente senza rinunciare né alla raffinatezza della tecnica né alla spettacolarità della grande danza.

La vicenda è semplice, ma i personaggi sono così ben caratterizzati e le situazioni così teatrali da trasformare una normale festa scolastica in una vera e propria commedia danzata.

L’autore di questo originale lavoro è David Lichine, ballerino e coreografo di origine russa appartenente alla generazione di artisti formatasi nella grande tradizione dei Ballets Russes. La sua carriera si sviluppò soprattutto tra Europa, Stati Uniti e Australia e fu segnata dall’esperienza nelle compagnie che avevano raccolto l’eredità artistica del celebre progetto di Sergej Djagilev.

Graduation Ball rappresenta uno dei suoi lavori più conosciuti e, nel corso dei decenni, è diventato il titolo al quale il nome di Lichine viene più facilmente associato.

Il balletto fu creato nel 1940, in un momento storico tutt’altro che tranquillo. La Seconda guerra mondiale era già iniziata e la vita delle compagnie internazionali era profondamente condizionata dagli eventi politici e militari.

L’Original Ballet Russe si trovava in tournée in Australia e fu proprio lì che Lichine portò a compimento il progetto. La prima rappresentazione viene generalmente indicata al 1° marzo 1940 al Theatre Royal di Sydney.

L’Archivio Storico del Teatro dell’Opera di Roma conserva la documentazione relativa alla produzione e identifica Lichine come autore della coreografia, con musiche di Johann Strauss jr.

L’ambientazione scelta da Lichine è molto lontana dal luogo nel quale il balletto venne effettivamente creato. La scena ci porta infatti nella Vienna dell’Ottocento, all’interno di un elegante istituto femminile dove le allieve si stanno preparando per una festa destinata a celebrare la fine dei loro studi.

Per l’occasione vengono invitati alcuni giovani cadetti di una vicina accademia militare. È proprio l’incontro tra questi due mondi, quello disciplinato delle studentesse e quello apparentemente altrettanto disciplinato dei cadetti, a dare origine a una serie di situazioni comiche e sentimentali.

Il titolo stesso, “Graduation Ball”, può essere tradotto come “Ballo di diploma” o “Ballo di fine studi”. Non bisogna però immaginare una cerimonia di laurea nel senso moderno del termine. Il riferimento è piuttosto alla festa che segna la conclusione del percorso scolastico delle ragazze e, simbolicamente, il loro ingresso in una nuova fase della vita sociale.

È una serata importante, nella quale le giovani hanno l’opportunità di vestirsi elegantemente, incontrare dei ragazzi e partecipare a una grande festa sotto l’occhio vigile delle loro educatrici.

A dominare inizialmente la situazione è proprio la Direttrice dell’istituto. È una donna abituata a mantenere l’ordine e a controllare le proprie allieve, ma la sua severità nasconde un lato molto più umano e sentimentale. Nella produzione originale il personaggio era interpretato dall’attore e ballerino Borislav Runanine, che appariva in abiti femminili. La scelta dell’interprete maschile aggiungeva alla figura una forte componente farsesca e si inseriva nella tradizione teatrale del travestimento, spesso utilizzata nei balletti comici per creare personaggi volutamente caricaturali.

Le ragazze rappresentano invece un piccolo universo di personalità differenti. Non sono un gruppo indistinto: alcune sono più romantiche, altre più vivaci, altre ancora mostrano un carattere competitivo o birichino.

Tra tutte spicca la cosiddetta “Pigtail Girl”, la ragazza con le trecce, uno dei personaggi più riconoscibili dell’intero balletto. È irrequieta, spontanea e dotata di una naturale capacità di attirare l’attenzione. La sua energia contrasta con il comportamento più composto delle altre allieve e contribuisce a rendere la festa sempre più movimentata.

Il ruolo fu creato da Tatiana Leskova, interprete legata all’Original Ballet Russe. La critica dell’epoca apprezzò particolarmente la sua capacità di dare al personaggio un carattere adolescenziale e vivace. La sua interpretazione non si limitava quindi alla semplice esecuzione dei passi: attraverso la gestualità, le espressioni e il modo di muoversi, Leskova trasformava la Pigtail Girl in una vera personalità teatrale.

Accanto a lei c’è la giovane protagonista più romantica, generalmente identificata come “Good Girl” o “Romantic Girl”. Nella prima produzione fu interpretata da Tatiana Riabouchinska, una delle ballerine più importanti della compagnia. Il suo personaggio rappresenta il lato più elegante e sentimentale della vicenda e offre un contrappunto alla vivacità della ragazza con le trecce. Il balletto può così mettere a confronto due diverse immagini della giovinezza femminile: da una parte la grazia e il romanticismo, dall’altra la curiosità, l’irrequietezza e la voglia di divertirsi.

L’arrivo dei cadetti introduce nella storia un secondo gruppo di personaggi. I giovani militari fanno il loro ingresso accompagnati dal Generale, e inizialmente la loro presenza conserva tutta la solennità di una visita ufficiale. Le uniformi, le posture e la disciplina dei movimenti richiamano il mondo militare, ma l’apparente sicurezza dei ragazzi viene presto messa alla prova dall’incontro con le giovani allieve.

Fra i cadetti emerge soprattutto quello che viene tradizionalmente indicato come “Shy Cadet”, il cadetto timido. Nella produzione originale era interpretato dallo stesso David Lichine. È un personaggio particolarmente importante perché rappresenta il rovesciamento dell’immagine convenzionale del giovane militare.

Ci si aspetterebbe da lui sicurezza, coraggio e disinvoltura; davanti alle ragazze, invece, si dimostra impacciato e insicuro. La sua difficoltà nel trovare il coraggio di avvicinarsi alle giovani diventa una delle principali fonti di comicità.

Lichine costruisce così un gioco basato sulle apparenze. Le uniformi fanno pensare a giovani disciplinati e sicuri di sé, ma la sala da ballo modifica completamente le regole. Una volta iniziata la musica, le gerarchie e le convenzioni lasciano spazio a sguardi, esitazioni, corteggiamenti e piccoli scherzi.

Il Generale rappresenta invece la figura adulta. È il superiore dei cadetti e sembra essere l’incarnazione dell’autorità. Anche lui, però, è destinato a essere coinvolto nel clima sentimentale della serata. Il suo rapporto con la Direttrice costituisce infatti una delle sottotrame più divertenti dell’opera.

Questa scelta è tutt’altro che casuale. Lichine crea un vero e proprio parallelismo tra le due generazioni. Da una parte ci sono i giovani che imparano a corteggiarsi e a gestire l’imbarazzo del primo incontro; dall’altra ci sono due adulti che, nonostante l’età e il ruolo sociale, finiscono per comportarsi in modo sorprendentemente simile. Il messaggio è semplice e ironico: l’innamoramento non rispetta le gerarchie e non appartiene esclusivamente alla giovinezza.

La festa comincia con una serie di danze collettive nelle quali ragazze e cadetti si incontrano per la prima volta. Il clima è ancora formale, ma progressivamente i partecipanti acquistano confidenza. La musica di Strauss accompagna questo cambiamento con una successione di valzer, polke, marce e altri brani vivaci.

Ed è proprio la musica uno degli elementi fondamentali del successo di “Graduation Ball”. A differenza di quanto potrebbe far pensare il titolo, il balletto non utilizza una partitura originale composta appositamente da Johann Strauss per questa storia. Strauss era morto molti anni prima della creazione dell’opera. Fu Antal Doráti a selezionare, adattare e orchestrare diverse composizioni del grande autore viennese, trasformandole in una partitura coerente con le esigenze della coreografia.

La scelta di Strauss è perfetta per l’atmosfera del balletto. I suoi valzer evocano immediatamente la Vienna elegante e mondana che Lichine vuole ricreare, mentre le polke e i brani più movimentati permettono di sottolineare gli episodi comici. Tra le musiche utilizzate compaiono “Perpetuum Mobile”, “Tritsch-Tratsch-Polka” e “Acceleration Waltz”, insieme ad altri brani meno conosciuti del compositore.

L’altro grande nome legato alla nascita di “Graduation Ball” è quello di Alexandre Benois, incaricato delle scene e dei costumi. Benois era una personalità fondamentale nella storia dei Ballets Russes e aveva contribuito a trasformare la scenografia del balletto in una componente artistica autonoma e inseparabile dalla danza. Per questa produzione immaginò un ambiente viennese elegante, capace di ricordare un collegio aristocratico dell’Ottocento e, contemporaneamente, di creare il contesto ideale per la commedia.

Gli abiti aiutano il pubblico a comprendere immediatamente la posizione e il carattere dei diversi personaggi. Le studentesse indossano costumi che sottolineano la loro appartenenza all’istituto, mentre i cadetti sono riconoscibili attraverso le uniformi. Il Generale possiede un aspetto particolarmente vistoso e la Direttrice viene caratterizzata in modo da accentuarne la componente comica.

La scenografia e i costumi contribuiscono quindi a costruire una Vienna filtrata dalla memoria teatrale e dalla tradizione dei Ballets Russes. Non si tratta di una ricostruzione storica rigorosa, ma di una rappresentazione volutamente elegante e quasi fiabesca della società viennese.

La storia prosegue attraverso una successione di divertissements che arricchiscono la festa. Questi numeri hanno anche una funzione importante dal punto di vista della tradizione del balletto, perché permettono di alternare la narrazione ai momenti di puro spettacolo. Il pubblico può così assistere a variazioni, passi virtuosistici e danze di carattere senza perdere il filo della vicenda.

Tra i personaggi secondari compare il Tamburino, figura dal forte carattere teatrale. Il suo numero permette di introdurre un elemento legato al mondo militare e, contemporaneamente, di mostrare l’abilità tecnica dell’interprete. Il balletto comprende inoltre un episodio con una Silfide e uno Scozzese, insieme ad altri numeri destinati a mettere in evidenza le diverse qualità dei danzatori.

Questa struttura ricorda per certi aspetti la tradizione dei balletti ottocenteschi, nei quali la storia principale poteva essere interrotta da divertissements destinati a offrire ai protagonisti e al corpo di ballo l’occasione di esibire la propria tecnica. Lichine riprende questo meccanismo ma lo inserisce in una commedia moderna e molto più ironica.

Un momento particolarmente divertente arriva quando la Direttrice e il Generale si ritrovano a tu per tu. Dopo aver trascorso la serata a controllare i ragazzi, i due cominciano a lasciarsi andare al corteggiamento. La loro danza assume un carattere volutamente esagerato e giocoso. Non è una grande scena d’amore romantica nel senso tradizionale del balletto: è piuttosto una parodia affettuosa del corteggiamento.

La loro relazione funziona anche come una sorta di specchio della storia dei giovani. Il balletto suggerisce che, al di là delle differenze di età e di ruolo, i sentimenti fondamentali sono gli stessi. Anche il Generale, nonostante l’uniforme e la posizione autorevole, può diventare impacciato e galante; anche la Direttrice, pur essendo abituata a impartire ordini, può perdere per qualche momento il controllo della situazione.

Nel frattempo, anche i giovani hanno ormai superato le prime esitazioni. Il ballo diventa sempre più libero e le coppie iniziano a formarsi. La Pigtail Girl assume un ruolo centrale nel gioco del corteggiamento e il cadetto timido riesce finalmente a trovare un po’ di coraggio.

La comicità di Lichine nasce soprattutto dalla contrapposizione tra ciò che i personaggi dovrebbero essere e ciò che effettivamente diventano. I cadetti dovrebbero essere disciplinati, ma sono distratti dalle ragazze. Le allieve dovrebbero mantenere un comportamento composto, ma finiscono per lasciarsi coinvolgere dalla festa. La Direttrice dovrebbe essere l’autorità suprema dell’istituto, ma si comporta come una giovane innamorata. Il Generale dovrebbe rappresentare la disciplina militare, ma anche lui si lascia trascinare dal sentimento.

È una comicità basata sul movimento e non sulle parole. “Graduation Ball” non ha bisogno di dialoghi per essere compreso. Un gesto, un’espressione, una fuga improvvisa o un semplice cambiamento nella postura possono raccontare una situazione meglio di una lunga conversazione.

Questa caratteristica è una delle ragioni per cui il balletto può essere apprezzato anche da un pubblico che non conosce la lingua inglese o la tradizione narrativa della danza classica. La storia è immediatamente leggibile attraverso il comportamento dei personaggi.

Il finale porta questa logica fino alle estreme conseguenze. La festa ufficiale è ormai terminata, ma alcuni protagonisti non hanno alcuna intenzione di rinunciare alla propria serata. La ragazza con le trecce e il giovane cadetto tornano infatti nella sala da ballo per incontrarsi in privato. Poco dopo, però, compaiono anche la Direttrice e il Generale, creando una situazione nella quale adulti e ragazzi si ritrovano contemporaneamente coinvolti nei rispettivi corteggiamenti.

La scoperta reciproca trasforma immediatamente la scena in una farsa. La Direttrice e il Generale, che per tutta la sera hanno cercato di mantenere il controllo, si trovano nella posizione di dover rimproverare i giovani proprio mentre erano impegnati in una situazione molto simile. Il cadetto viene allontanato in modo brusco e la ragazza con le trecce subisce una punizione altrettanto comica. Il balletto si chiude così su una nota giocosa, senza alcuna conseguenza drammatica.

È proprio questo lieto fine leggero a rappresentare la vera identità dell’opera. “Graduation Ball” non vuole commuovere il pubblico attraverso una tragedia, ma divertirlo attraverso una successione di situazioni riconoscibili e universali.

Dietro la comicità, tuttavia, c’è anche un interessante ritratto della società dell’epoca. Le ragazze sono sottoposte alle regole dell’istituto, i cadetti alla disciplina militare e gli adulti rappresentano l’autorità. Il ballo costituisce per qualche ora una parentesi nella quale queste regole vengono allentate. La danza diventa così uno spazio di libertà.

In questo senso il titolo assume anche un significato simbolico. La festa non celebra soltanto la fine degli studi: rappresenta il momento in cui le giovani protagoniste stanno per lasciare un ambiente protetto e iniziare una nuova fase della propria esistenza. Il loro entusiasmo e la loro curiosità sono quindi parte di un passaggio verso l’età adulta.

La presenza dei cadetti rafforza questa idea. L’incontro tra ragazzi e ragazze è una delle prime occasioni in cui i protagonisti possono confrontarsi con un mondo esterno alle regole della scuola. Il corteggiamento, le danze e gli scherzi assumono così un significato più ampio: sono piccole prove di indipendenza.

Naturalmente, visto con gli occhi contemporanei, il balletto presenta anche una rappresentazione della società e dei rapporti fra uomini e donne fortemente legata alla propria epoca. Alcuni elementi della comicità, soprattutto quelli basati sul travestimento o sui rapporti gerarchici, possono essere percepiti oggi in modo diverso rispetto al pubblico del 1940. Questo non diminuisce però l’interesse storico dell’opera; al contrario, permette di leggerla anche come testimonianza della cultura teatrale del suo tempo.

Un’altra particolarità di “Graduation Ball” è la sua capacità di mettere sullo stesso piano il balletto classico e la danza di carattere. Lichine non si limita a costruire variazioni eleganti e pas de deux raffinati, ma utilizza anche movimenti più teatrali, gesti caricaturali e atteggiamenti volutamente esagerati. Il risultato è uno spettacolo nel quale la tecnica non viene mai separata dalla personalità.

Per un danzatore, interpretare un personaggio comico può essere persino più difficile che affrontare una parte puramente virtuosistica. Bisogna infatti eseguire correttamente i passi senza perdere la credibilità del personaggio. Un cadetto timido deve sembrare davvero impacciato, pur possedendo il controllo tecnico necessario per eseguire la coreografia. Una ragazza vivace deve comunicare spontaneità senza trasformare il movimento in qualcosa di casuale. La Direttrice deve essere divertente senza diventare una semplice caricatura.

Questo equilibrio è uno dei grandi meriti della coreografia di Lichine. Il balletto rimane infatti rigorosamente legato alla tradizione classica, ma allo stesso tempo riesce a trasformare la tecnica in uno strumento di recitazione.

La fortuna dell’opera dimostra che questa formula ha funzionato. “Graduation Ball” è stato ripreso nel corso degli anni da diverse compagnie internazionali e ha continuato a essere presentato molto tempo dopo la morte del suo creatore. Il Teatro dell’Opera di Roma documenta, tra le altre, una produzione del London’s Festival Ballet del 1961 e una dell’Het National Ballet del 1972. L’opera è stata inoltre riproposta dal Teatro dell’Opera di Roma nel 1989-1990.

Anche il patrimonio audiovisivo relativo al balletto è significativo. La New York Public Library conserva materiali filmati di rappresentazioni di “Graduation Ball” che permettono di studiare alcuni degli interpreti delle prime generazioni successive alla creazione. Fra i nomi documentati compaiono Alicia Alonso e John Kriza.

La conservazione di queste immagini ha un’importanza particolare perché “Graduation Ball” è un’opera nella quale la mimica è fondamentale. Il balletto può essere descritto attraverso la trama, ma la sua vera comicità emerge pienamente soltanto quando si osservano i danzatori. Un sopracciglio sollevato, una pausa, un’esitazione o un’improvvisa accelerazione possono cambiare completamente il significato di una scena.

Tra le curiosità più interessanti legate alla nascita dell’opera c’è anche il fatto che la sua ambientazione viennese sia stata concepita dall’altra parte del mondo rispetto alla città evocata. La Vienna elegante di Strauss veniva ricreata su un palcoscenico australiano da una compagnia internazionale composta da artisti provenienti da diverse tradizioni culturali. Questo paradosso geografico dice molto sulla natura del balletto novecentesco dell’epoca, ormai capace di viaggiare continuamente e di portare con sé repertori e tradizioni anche molto lontani dai loro luoghi d’origine.

È curioso anche osservare che la musica di Strauss utilizzata nel balletto non è costituita esclusivamente dai brani oggi più celebri. Doráti effettuò una ricerca accurata all’interno del repertorio del compositore e utilizzò anche pagine meno note, adattandole alle esigenze della coreografia. In questo modo “Graduation Ball” offre al pubblico non soltanto il piacere dei valzer più immediatamente riconoscibili, ma anche l’opportunità di ascoltare musiche che altrimenti sarebbero rimaste molto meno conosciute.

Un’altra caratteristica degna di nota è il ruolo centrale assegnato al gruppo. Sebbene esistano personaggi principali, “Graduation Ball” vive soprattutto dell’interazione fra tutti i partecipanti. Le scene d’insieme sono essenziali per creare l’atmosfera della festa e per dare l’impressione di una vera comunità scolastica e militare. Le coppie si formano e si separano, i gruppi si incrociano, i personaggi osservano ciò che accade e intervengono nelle situazioni altrui.

Il balletto diventa così una sorta di grande gioco teatrale nel quale ciascuno ha un ruolo preciso. Anche quando un personaggio non è al centro della scena, contribuisce a creare il ritmo della festa.

Questa dimensione collettiva rappresenta una delle eredità più evidenti della tradizione dei Ballets Russes. L’idea che uno spettacolo di danza debba essere un’opera complessiva, nella quale musica, scenografia, costume, coreografia e interpretazione collaborano allo stesso risultato, è presente in ogni momento di “Graduation Ball”.

La scelta di una storia semplice consente inoltre al pubblico di concentrarsi sulla qualità della danza. Non essendoci una trama complessa da seguire, è possibile apprezzare maggiormente i cambiamenti di ritmo, i caratteri dei personaggi e i momenti virtuosistici. La comicità non interrompe la danza: ne diventa parte integrante.

A più di ottant’anni dalla sua prima rappresentazione, “Graduation Ball” conserva quindi un fascino particolare. È una testimonianza della creatività della grande scuola coreografica russa emigrata, ma anche un balletto capace di superare i confini del proprio tempo. La sua storia è semplice, il suo tono è leggero e il suo finale è volutamente giocoso, ma proprio per questo l’opera riesce a lasciare nello spettatore una sensazione di gioia.

Alla fine non resta la tragedia di un amore impossibile, ma il ricordo di una festa nella quale tutti, dai giovani cadetti alle allieve, dalla Direttrice al Generale, hanno per qualche ora dimenticato il proprio ruolo. La musica di Strauss accompagna questo piccolo caos elegante e la coreografia di Lichine lo trasforma in teatro.

“Graduation Ball” è, in definitiva, la celebrazione danzata di un momento di passaggio: la fine della scuola, l’inizio dell’età adulta, la scoperta dell’amore e la libertà di una sera speciale. È un balletto che sorride alla tradizione classica senza prenderla in giro, che usa il virtuosismo senza renderlo fine a se stesso e che dimostra come una storia apparentemente semplice possa diventare uno spettacolo ricco di personaggi, dettagli e situazioni memorabili. È proprio questa combinazione di eleganza, musica, umorismo e vitalità ad avergli permesso di attraversare le generazioni e di conservare un posto nel repertorio del balletto internazionale.

Michele Olivieri

www.giornaledelladanza.com

©️ Riproduzione riservata

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