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Divertissement: le danze di carattere nello Schiaccianoci

Quando nel 1892 Čajkovskij compose Lo Schiaccianoci e Marius Petipa con Lev Ivanov ne ideò la coreografia originale, l’Europa attraversava un periodo di fervente interesse per l’esotismo, il folklore e il colore delle culture “altre”. Questo spirito permea il celebre Divertissement del secondo atto, dove una sequenza di danze popolari stilizzate trasforma il Regno dei Dolci in un vero palcoscenico globale. Sebbene nulla sia davvero “autentico”, ogni numero rivela un dialogo vivo tra fantasia teatrale e tradizioni popolari, filtrate attraverso l’estetica imperiale russa di fine Ottocento. La Danza Spagnola: tra flamenco immaginato e teatralità La Danza Spagnola – spesso identificata come cioccolata – non riproduce alcuna forma reale del flamenco, ma ne evoca il temperamento. I movimenti scattanti, il port de bras marcato e l’uso dei polsi richiamano un’idea romantica di Spagna fatta di passione e contrasti. È un folklore reinventato, in cui l’impatto scenico prevale sulla fedeltà etnografica. Nell’economia del balletto, rappresenta un primo assaggio di mondi lontani, animati da ritmo e sensualità. La Danza Araba: languore orientale e suggestioni ottomane Il numero dedicato al caffè, spesso chiamato Danza Araba, mescola elementi dell’immaginario mediorientale ottocentesco. Linee sinuose, morbidi ondeggiamenti e una musica ipnotica costruiscono un’atmosfera sospesa, quasi rituale. Più ...

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Danzaterapia: il potere curativo del movimento

La danzaterapia è una disciplina che unisce corpo, mente ed emozioni, trasformando il movimento in uno strumento di guarigione e crescita personale. A differenza della danza tradizionale, il suo obiettivo non è la performance o l’estetica, ma la possibilità di esprimere ciò che le parole spesso non riescono a raccontare. Nata negli Stati Uniti negli anni Quaranta e Cinquanta grazie a figure come Marian Chace e Trudi Schoop, la danzaterapia si è sviluppata osservando come il corpo potesse rivelare emozioni nascoste e facilitare processi psicologici complessi. La premessa centrale è semplice ma potente: mente e corpo sono un’unica entità, e il movimento è un ponte tra le sensazioni interiori e l’espressione esterna. Una tipica sessione di danzaterapia può assumere forme diverse, a seconda delle esigenze dei partecipanti e dell’approccio del terapeuta. Tra le pratiche più comuni troviamo: Movimento spontaneo: liberare il corpo dai vincoli e lasciare che le emozioni guidino i gesti. Espressione simbolica: utilizzare gesti e posture per rappresentare emozioni, ricordi o conflitti interiori. Interazione di gruppo: il corpo come mezzo di comunicazione e connessione con gli altri. Sequenze guidate: movimenti strutturati pensati per stimolare consapevolezza corporea, rilassamento o energia. Ogni gesto diventa un mezzo per ascoltare se stessi, ...

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La Fura dels Baus

La Fura dels Baus torna in Italia con “SONS: Ser o No Ser”

La compagnia più radicale e visionaria del teatro contemporaneo torna in Italia. Dopo il successo straordinario riscosso a Buenos Aires e Málaga, La Fura dels Baus approda alla Fabbrica del Vapore di Milano con SONS: Ser o No Ser, nuova creazione immersiva ispirata all’Amleto di Shakespeare e presentata da Show Bees, in collaborazione con Fabbrica del Vapore – Comune di Milano. Lo spettacolo debutta il 28 novembre 2025, in esclusiva nazionale, e promette di trasformare il modo stesso di vivere la scena. Sotto la direzione artistica di Carlus Padrissa, storico regista e co-fondatore della compagnia catalana, SONS è un’esperienza immersiva che unisce teatro fisico, video a 360°, scenografie digitali, suono surround e un impianto drammaturgico che scardina ogni convenzione. L’installazione è site-specific: gli spazi monumentali della Fabbrica del Vapore vengono completamente ripensati, trasformandosi in un ambiente fluido in cui il pubblico ‒ in piedi, libero di muoversi ‒ diventa parte integrante dell’azione scenica. Il nostro è un teatro che provoca e fa secernere adrenalina ‒ afferma Padrissa ‒ Vogliamo creare un cortocircuito sensoriale, una riflessione fisica e collettiva sul nostro tempo attraverso uno dei testi più iconici del teatro. La drammaturgia non riproduce l’Amleto in senso classico: lo de-costruisce, lo ...

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L’Équilibriste. Il leggings con le stelle… adatti anche per le lezioni di danza

L’Équilibriste. Il leggings con le stelle…e non solo! Adatti per il tempo libero, le serate, il fitness e anche per le lezioni danza. Come nasce L’équilibriste? “Ero in vacanza…volevo essere bella e farmi notare! Dovevo raggiungere delle amiche per un aperitivo e per far questo dovevo camminare molto tra gente cool e locali alla moda nell’orario di punta dello “struscio”. Panico!!! Nell’armadio solo tacchi dodici o scarpe da ginnastica. Io volevo un pantalone che fosse divertente e particolare, qualcosa che non mi facesse passare inosservata. Allora mi sono detta: “non esiste un pantalone cool che sia comodo ma che non sia una tuta, colorato ma non banale.” Volevo un leggings ma non un fuseaux che le grandi marche ci propinano in tutte le salse. Francesca Pecchia è la fondatrice de L’Équilibriste, un concept più che un brand. L’imprenditrice romana, infatti, propone una linea di abbigliamento in grado di coniugare comfort ed eleganza, per offrire alla donna di oggi un outfit versatile, seducente e femminile, ma al tempo stesso pratico e confortevole, adatto per ogni situazione della vita quotidiana. L’Èquilibriste lancia la linea sportiva, puntando su leggings per la danza, il pilates e lo yoga.  “L’Équilibriste” parte da un’idea di Francesca Pecchia  che ha creato una linea di leggings fuori dagli schemi per essere perfette in ogni occasione. ...

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La memorabile scena della pazzia in “Giselle”

Nel vasto panorama del balletto romantico, pochi momenti hanno avuto la forza di scolpire nell’immaginario collettivo un’emozione tanto pura e devastante quanto la scena della pazzia in Giselle. È l’istante in cui la protagonista, fragile e luminosa come un raggio di luna, vede infrangersi la sua illusione d’amore e, con essa, la sua stessa identità. Non è soltanto un passaggio narrativo: è un rito iniziatico, un abisso psicologico e un vertice di arte interpretativa. Inserita alla fine del primo atto, la scena si apre dopo la rivelazione del tradimento di Albrecht. Il villaggio, prima luogo di festa, diventa una cornice muta che osserva la lenta dissoluzione della giovane. La coreografia — ereditata dalla tradizione ma continuamente reinventata dalle grandi interpreti — abbandona la linearità dei passi accademici per farsi discorso frantumato: salti privati di slancio, gesti ripetuti come interrotti a metà, una postura che scivola dal controllo allo smarrimento. Giselle non impazzisce semplicemente: disimpara ad essere corpo. Ogni movimento diventa l’eco della vita che le sfugge, come se la danza stessa si spezzasse insieme al suo cuore. Ciò che rende unica questa scena è il suo linguaggio sottile. Nel teatro romantico l’amore tradito è tema frequente, ma in Giselle non ...

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Ricordando Mikhail Baryshnikov in “Sex and the City”

Quando Mikhail Baryshnikov compare per la prima volta sullo schermo di Sex and the City, nella sua interpretazione dell’enigmatico artista Aleksandr Petrovsky, lo spettatore percepisce subito che qualcosa sta per cambiare. Non è solo un nuovo interesse amoroso per Carrie Bradshaw: è l’ingresso di un’energia totalmente diversa, quasi straniante, che porta la serie verso un tono più maturo, complesso e, per certi versi, controverso. La scelta di Baryshnikov fu una piccola rivoluzione narrativa. La serie, fino a quel momento, aveva inserito figure maschili più o meno credibili come partner per Carrie, ma mai un personaggio che fosse al di fuori del suo mondo. Mr. Big rappresentava il fascino del potere newyorkese, Aidan quello della semplicità e dell’affetto stabile. Petrovsky, invece, incarnava l’esotismo intellettuale, l’arte che divora tutto, perfino i sentimenti. Il ballerino, già icona della danza mondiale, portò alla serie un’aura di raffinatezza internazionale impossibile da replicare. La sua naturale eleganza e la sua recitazione minimalista, quasi trattenuta, si sposavano perfettamente con l’atmosfera rarefatta che circondava il personaggio. L’arrivo di Petrovsky rappresentò uno dei rari momenti in cui Carrie si confronta con un mondo che non può plasmare secondo le sue regole. Lui non è affascinato dalla città, dalle uscite ...

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L’evoluzione fisica delle ballerine dall’Ottocento a oggi

Nel pieno del balletto romantico, la ballerina incarna un ideale di grazia ultraterrena. Figure come Marie Taglioni e Fanny Elssler rappresentano due poli estetici: la prima spirituale e impalpabile, la seconda sensuale e concreta.
 Il corpo deve apparire leggero, quasi incorporeo: linee sottili, spalle strette, volto diafano. L’introduzione delle punte e dei tutù vaporosi accentua l’illusione dell’assenza di peso. Tuttavia, dietro la grazia, si celano allenamenti estenuanti e una scarsa conoscenza anatomica: il corpo è più strumento estetico che organismo da preservare. Con la danza moderna, il corpo si emancipa dai canoni accademici. Isadora Duncan e Loïe Fuller lo riportano ad una dimensione naturale, libera, terrestre. Parallelamente, la tradizione classica — potenziata da Marius Petipa e dai Ballets Russes — eleva la tecnica e richiede maggiore potenza muscolare. La ballerina diventa così più forte e consapevole del proprio corpo, pur restando vincolata ad un’estetica di eleganza e controllo. Nel dopoguerra, la ballerina si trasforma in un’atleta dell’arte. Interpreti come Margot Fonteyn, Maya Plisetskaya, Liliana Cosi, Luciana Savignano e Carla Fracci incarnano una fisicità più scolpita e resistente come avvenuto più tardi con Alessandra Ferri, Oriella Dorella ed Elisabetta Terabust. L’allenamento assume una base scientifica: si studiano anatomia, alimentazione e prevenzione ...

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Un libro sulla notte che precede Lo Schiaccianoci

C’è una notte, nell’immaginario dei giovani danzatori, che brilla più di qualsiasi Vigilia di Natale. È la notte che precede Lo Schiaccianoci, il momento in cui sogni, desideri e nervi tesi si intrecciano dietro le quinte del balletto più iconico del periodo festivo. A raccontarla è The Night Before the Nutcracker, un delicato albo illustrato che unisce la poesia dell’attesa alla magia del palcoscenico. Scritto in inglese da John Robert Allman e illustrato da Julianna Swaney, il libro nasce in collaborazione con l’American Ballet Theatre e si presenta come una raffinata celebrazione del mondo della danza. Pur richiamando nel titolo la celebre poesia natalizia The Night Before Christmas questa rivisitazione non si limita a evocare lo spirito delle festività: lo intreccia con la preparazione artistica, i riti segreti e le emozioni che precedono una grande prima. Il racconto si apre in punta di piedi, seguendo giovani ballerini nel momento più speciale dell’anno: l’attesa dello spettacolo. C’è chi ripassa i passi davanti allo specchio, chi sistema con cura il costume, chi affronta l’ultima prova con un misto di timore ed entusiasmo. Tutto è raccontato in versi ritmati e luminosi, capaci di restituire la trepidazione e la dolcezza di un sogno che ...

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Nuovo libro: Vittorio Rota e il Teatro del suo tempo 1864-1945

Nel mese di novembre esce il nuovo libro degli Amici della Scala: Vittorio Rota e il teatro del suo tempo 1864-1945. Corredato da un ampio apparato iconografico, il volume intende riportare alla luce l’interprete di un’epoca gloriosa per il melodramma. L’opera si inserisce nella collana Sette Dicembre, che gli Amici della Scala dedicano ai protagonisti della scena e della creatività teatrale legati alla storia del Teatro alla Scala. Entrato alla Scala nel 1887 come apprendista di Carlo Ferrario, Vittorio Rota (Pomponesco, 1864 – Parma, 1945) fu per trent’anni lo scenografo “ufficiale” del teatro milanese, firmando centinaia di spettacoli, in autonomia o insieme ai colleghi Angelo Parravicini, Mario Sala, Carlo Songa e Antonio Rovescalli. Il suo luminoso pennello, la sua fedeltà alle fonti storiche e il suo pragmatico realismo hanno accompagnato una stagione ricca e complessa, nella quale la Scala è stata guidata da gloriosi direttori come Toscanini, Serafin, Marinuzzi, ma che ha pure conosciuto il dramma della guerra e la necessità di serrare le porte del teatro per mancanza di fondi. Quando poi le istituzioni americane come il Metropolitan di New York o il Colón di Buenos Aires ampliarono la geografia del mondo musicale, Rota si trovò a fornire scene ...

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La danza classica insegna a volare

La danza classica è un linguaggio che non si accontenta della terra. Vive nell’aria, nella sospensione, nel momento in cui il corpo dimentica il peso e ricorda al mondo che la grazia può essere una forma di ribellione alla gravità. È un’arte che non guarda avanti né indietro, ma in alto, come se ogni gesto fosse un atto di fede nella leggerezza. In ogni passo di danza classica c’è un respiro che si allunga, un pensiero che si innalza. Le punte non servono soltanto a sostenere il corpo, ma a tradurre in carne e ossa un desiderio di ascesa. Le gambe si tendono come colonne di luce, le braccia disegnano archi che aprono spazi invisibili tra l’umano e il cielo. Il danzatore classico non fugge la terra: la usa come trampolino, come memoria. Ma la sua vera casa è quel secondo di sospensione, quando il corpo non appartiene più né al suolo né all’aria, e tutto sembra possibile. Nella danza classica, l’altezza non è misura ma metafora. È purezza, spiritualità, aspirazione. Il volto rivolto verso l’alto non cerca solo il punto più alto della scena, ma un punto più alto dell’essere. La schiena si apre, il collo si allunga, e ...

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