
Nel centenario dell’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura a Grazia Deledda, unica scrittrice italiana a ricevere il prestigioso riconoscimento nel 1926, uno spettacolo multidisciplinare intreccia danza, musica e parole per raccontare una figura iconica dell’universo femminile. Grazia Deledda è stata un modello di talento e resilienza che ha trasformato la cultura italiana senza clamore, ma con forza duratura. Una donna che, con i fatti e con un coraggio straordinario per la sua epoca, ha aperto un varco verso l’emancipazione femminile.
Protagonisti dello spettacolo saranno l’étoile Emanuela Bianchini, che firma anche la struttura coreografica definitiva dell’opera, il primo ballerino Damiano Grifoni e i solisti della Mvula Sungani Physical Dance. La parola è affidata alla grande attrice sarda Lia Careddu, mentre la musica dal vivo vede protagoniste le voci di Flo e Serena Pisa, accompagnate da Ernesto Nobili alla chitarra, autore anche della direzione musicale, da Erasmo Petringa al violoncello e al basso, autore degli arrangiamenti per archi, dal polistrumentista Francesco Di Cristofaro, al pianoforte, fisarmonica e flauti, e da Marco Caligiuri alla batteria, percussioni ed elettronica, con la partecipazione di un Quintetto d’Archi.
L’opera nasce da un’idea del regista e coreografo Mvula Sungani, concepita durante la pandemia in occasione del centocinquantesimo anniversario della nascita della scrittrice nuorese. Un progetto profondamente personale, dedicato alla memoria della madre, sarda originaria di Nuoro, e della nonna, entrambe figure che hanno ispirato una riflessione sulla forza silenziosa delle donne e sulla loro capacità di trasformare il dolore in dignità, libertà e futuro.
Come racconta lo stesso Mvula Sungani: “Nel silenzio, dove la parola si dissolve, il suono si fa memoria e il gesto prende forma, nascono emozioni e visioni. Questo spettacolo è nato anche per Vanna e Lucia, mia madre e mia nonna, due donne sarde che, come Olì e la stessa Deledda, hanno saputo resistere al proprio tempo, difendere la propria libertà e trasformare il dolore in forza.”
Cenere, il romanzo di Grazia Deledda divenuto film nel 1916 con l’unica apparizione cinematografica di Eleonora Duse, è il cuore pulsante di questa nuova opera multidisciplinare. Nel destino di Olì, madre segnata dal sacrificio estremo, Deledda restituisce il dolore di una società ingiusta e una femminilità fatta di coscienza, rinuncia e amore assoluto, fino all’annullamento di sé. Non una semplice citazione, ma un ponte simbolico e poetico, consegnato come testimonianza al futuro.
La figura di Grazia Deledda emerge così nella sua piena modernità. Unica scrittrice italiana insignita del Premio Nobel per la Letteratura, assegnatole nel 1926, fu anche la prima donna candidata al Parlamento italiano nel 1909, quando il suffragio politico era ancora riservato agli uomini. Ottenne 34 voti, dei quali 31 contestati: un episodio apparentemente marginale che oggi assume il valore di un gesto simbolico, testimonianza del coraggio con cui seppe sfidare le convenzioni del proprio tempo e aprire una strada verso una nuova consapevolezza del ruolo delle donne nella società.
Questa nuova creazione affida ai corpi e ai testi, tratti da Cenere, il racconto di una rivoluzione femminile silenziosa e luminosa, capace di aprire nuove strade nell’arte e nella società. L’opera riporta la storia di Deledda nel respiro del presente, non come icona distante, ma come presenza viva e necessaria, pioniera di una modernità che continua a interrogarci. La memoria si fa visione, il gesto diventa atto poetico e politico, rivelando la forza segreta dell’arte che fa mutare lo sguardo, attraversare il tempo e generare futuro.
La volontà è quella di raccontare storie di madri attraverso lo sguardo dei figli maschi, cantautori, autori e poeti che, nei loro testi, si sono interrogati su come essere uomini migliori accanto alle donne, attraversando le proprie fragilità e dando voce a una figura maschile sensibile, capace di riconoscere l’amore nella sua profondità più autentica, fino alla possibilità del sacrificio. È ciò che accade ad Anania, figlio di Olì, la madre sfortunata protagonista di Cenere, nel momento in cui comprende che l’amore non è solo desiderio, sogno o affermazione di sé, ma anche responsabilità, cura e riconoscimento del dolore dell’altro. La scena diventa così il luogo di una consapevolezza, l’arte, attraverso la parola e la musica, ha contribuito a formare nelle generazioni uno sguardo maschile più giusto, più fragile e più consapevole. Uno sguardo educato dai versi di quei poeti che sono stati ascoltati, cantati e interiorizzati, fino a trasformarsi in memoria emotiva e in possibilità di cambiamento.
Nel linguaggio essenziale del corpo e nel silenzio carico di senso, come nel cinema muto, la scena si apre come uno spazio sospeso, dove il gesto si fa canto, parola ed emozione. L’immaginario di Grazia Deledda disegna traiettorie invisibili e dialoga con l’oggi attraverso la physical dance e gli inediti arrangiamenti musicali contemporanei di alcune tra le più belle canzoni d’autore, che alternano elettronica e acustica, creando un ponte tra passato e presente. I danzatori agiscono come proiezioni viventi della memoria, traducendo in corpo i sentimenti e i conflitti dei protagonisti. Musica live e voce amplificano la dimensione emotiva, costruendo un percorso onirico capace di donare a chi assiste il desiderio di cercare nel bene le proprie risposte.
Accanto alla danza, la musica dal vivo assume un ruolo centrale nella costruzione drammaturgica. Lo spettacolo attraversa alcune tra le pagine più significative della canzone d’autore italiana – da Lucio Battisti, Vasco Rossi, Luca Barbarossa, Roberto Vecchioni, Fabrizio De André, Franco Battiato e Renato Zero, insieme ai canti della tradizione popolare – proposte attraverso nuovi arrangiamenti che intrecciano sonorità acustiche ed elettroniche. Le canzoni diventano parte integrante della narrazione, non come semplice accompagnamento musicale, ma come patrimonio poetico capace di dialogare con l’universo di Grazia Deledda e con i temi che attraversano la sua opera.
29/10/2026 – Verona – Teatro Ristori
30/10/2026 – Treviso – Teatro Eden
13/01/2027 – Reggio Calabria – Teatro Francesco Cilea
02/02/2027 – Genova – Teatro Carlo felice
13/05/2027 – Prato – Teatro Politeama Pratese
DELEDDA – Cenere e le canzoni della rivoluzione silenziosa
Produzione AREALIVE, DCE
Étoile: Emanuela Bianchini
Primo Ballerino: Damiano Grifoni
Compagnia i solisti della Mvula Sungani Physical Dance, Adele Falcone, Beatrice De Santis, Marta Todini, Francesco Caricone, Silvia Felici, Lorella Russo, Eleonora Marini, Beatrice De Angelis
Voce recitante: Lia Careddu
Musiche Live: Flo, Serena Pisa: voce; Ernesto Nobili: chitarra, plettri; Erasmo Petringa: violoncello, basso; Francesco Di Cristofaro: piano, flauti, fisarmonica; Marco Caligiuri: batteria percussioni, elettronica;
con la partecipazione di un Quintetto d’Archi.
Musiche di Lucio Battisti, Vasco Rossi, Luca Barbarossa, Roberto Vecchioni, Fabrizio De André, Franco Battiato, Renato Zero e brani tradizionali;
Testi tratti da Cenere di Grazia Deledda
Luci, Costumi Scene: MSPD Studios
Coreografie: Emanuela Bianchini, Mvula Sungani
Ideazione e Regia: Mvula Sungani
Sara Zuccari
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