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Francesco Ventriglia: non mi sono mai sentito cosi tanto italiano

Francesco Ventriglia, artistic director of The Royal New Zealand Ballet. Photo credit: Stephen A’Court. COPYRIGHT ©Stephen A’Court

Non mi sono mai sentito cosi tanto italiano, come in questo periodo cosi difficile per il mondo e per la mia Nazione.

Mi trovo all’estero, in Australia,  ma il mio cuore è al fianco della mia famiglia, dei miei amici e del mio Paese .

Osservo il mondo e rifletto molto in questi giorni di quarantena.

Sono felice di poter condividere con voi le mie considerazioni.

Ci guardiamo con occhi impauriti, ci tocchiamo senza mani, ci evitiamo.

Siamo come cani  senza olfatto, persi in un mondo che non sappiamo più  riconoscere, con nuove regole che ci allontanano violentemente dalle nostre certezze.

La solitudine ci obbliga al pensiero.

Questo virus ci costringe ad osservare le nostre vite e  a giudicarle, a commentarle.

Ci costringe a delle domande alle quali sino ad ora, grazie alla libertà di fuggire non avevamo avuto il coraggio di rispondere .

Abbiamo dato per scontata la libertà , quella più  banale di abbracciare chi si ama o  di stringere la mano di chi si stima o  di accostarci all’orecchio di chi si desidera per sussurrare parole dolci.

Abbiamo dato per scontato la libertà di muoversi, di  viaggiare, di fuggire e di raggiungere.

Abbiamo dato per scontato la musica, la bellezza, l’arte.

Abbiamo dato per scontato gli altri, i sorrisi che ora sono nascosti dietro alle mascherine,  le pacche sulle spalle e le carezze che ora sono lontane, almeno un metro e mezzo.

Stiamo scoprendo il significato  profondo di essere parte di una comunità.

L’ importanza nel processo di resilienza, di appartenenza ad un gruppo coeso e gentile che svolga  la funzione di paracadute.

Essere parte di una comunità ci  fa sentire protetti, quindi credo sia molto importante proprio in questo momento non isolare le nostre anime, ma solo i nostri corpi e  rimanere  connessi gli uni agli altri.

 Come un numeroso Corpo di ballo che respira all’unisono sulla musica per trovare l’insieme.

Dove andiamo adesso? Quale sarà la prossima meta, il prossimo aeroporto , il prossimo lavoro, il prossimo futuro da costruire?

Per adesso abbiamo bisogno di isolare noi stessi, di congelare le emozioni, i progetti, i desideri .

Le motivazioni e le proiezioni diventano una necessità per non lasciare che questa esperienza sia vana e che questo tempo venga  sprecato.

Abbiamo bisogno di “fare futuro” e ne abbiamo bisogno adesso, per fare in modo concretamente che “tutto andrà bene”.

Le platee vuote dei teatri, così  come le strade, le piazze, i ristoranti, i negozi  sono la conseguenza di  paesi malati, deboli, fragili, provatii.

La mia grande motivazione in questo momento cosi difficile per tutti, è che molto presto tutto tornerà come prima, che saremo tutti nuovamente infettati di arte, di positività, di futuro.

Spero che questo tempo sospeso possa aiutarci a dare un valore diverso alle relazioni tra le persone, ad essere gentili, ad ascoltare e non solo a parlare , a comprendere, ad aiutare.

Credo  che per quelli di noi che sopravvivranno, il futuro dovrà essere un atto di responsabilità individuale, un dono, la possibilità di cambiare le cose con azioni profonde nei confronti del mondo e delle persone.

Chi si occupa di arte avrà il compito di rigenerare l’incanto, lo stupore, la magia e di cospargerne le cose, le persone, le azioni.

Bisognerà riportare il colore sul grigio, la vita sulla morte.

Dovremo disegnare nuove architetture sociali , riempire il vuoto, popolare gli spazi. Accenderemo  la luce sul buio e  sorrideremo, ci sarà tanto bisogno di rivedere tutti i sorrisi che per troppo tempo sono rimasti nascosti dietro alle mascherine.

In questi giorni sogno molto e sogno spesso di prendere un taxi e correre  a Teatro.

Sento  il suono dell’orchestra che mi entra nello stomaco e fa vibrare ogni parte del mio corpo.

Seguo con lo sguardo  il sipario che si alza e da seduto danzo …danzo  ogni singolo passo che vedo sul palco , danzo su ogni nota che ascolto.

Nel buio di una platea piena, sento  il mio respiro che si fonde con quello degli altri spettatori al  ritmo di quello dei danzatori in scena… e poi gli applausi.

Quel suono meraviglioso della reazione istintiva dell’essere umano che fisicamente viene toccato dalla bellezza.

Applaudire e’ un atto liberatorio ,felice, pieno .

 Applaudo tanto nel mio sogno, forte fino a farmi sanguinare le mani.

Si, perché la bellezza bisogna applaudirla, bisogna omaggiarla, proteggerla e solo Dio sapeva fino ad ora  quanto senza bellezza il mondo potesse  essere vuoto, adesso lo sappiamo anche noi.

Mi piace pensare che  quando tutto questo sarà finito, i politici dovranno ripensare nuovi modelli e che lo faranno per davvero.

I medici, i ricercatori, gli scienziati  e tutti i lavoratori ospedalieri saranno i nostri eroi.

Lavoreranno affinché  il futuro possa essere più sicuro e noi avremo imparato a metterli in una posizione diversa nella scala delle preminenze  della società.

Le persone ritorneranno al lavoro, gli studenti a scuola, gli amanti ad amarsi, le mamme ad accarezzare,  i padri a proteggere.  

Ci saranno i concerti, le mostre , i cinema , i balletti, le opere, i supermercati pieni, le stazioni, i  tram.

Il mondo si sveglierà diverso e gli eventi si susseguiranno come in una nuova Sagra della Primavera.

 Una vera e propria consacrazione dell’uomo e della natura, che si fonderanno  in una esplosione di nuova vita per dare inizio ad una  era di consapevolezza e di rispetto.

Ci sarà l’estate e poi il Natale e il mondo andrà più lentamente, sapremo prenderci cura l’ uno dell’altro…. avremo imparato che il futuro è garantito solo dal presente.

E poi ci saranno gli artisti, i meravigliosi custodi di bellezza che ancora una volta si occuperanno di proteggere e diffondere l’armonia.

Io credo nella possibilità di essere migliori, questo è il tempo che ci è stato dato per cambiare.

In bocca al lupo mia adorata ITALIA !

#FACCIAMOFUTURO

Francesco Ventriglia

Redazione www.giornaledelladanza.com

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