
C’è un filo invisibile che attraversa oltre un secolo di storia della moda e della danza, un legame fatto di avanguardia, disciplina e libertà del corpo. Quel filo porta il nome di Gabrielle Chanel e oggi torna a intrecciarsi con il palcoscenico grazie a MODANSE, il grande spettacolo coreografico che il 17 maggio approda al Dubai Opera.
Il cuore della produzione è Le Ballet Gabrielle Chanel, opera firmata dal coreografo Yury Possokhov, dal compositore Ilya Demutsky e dal regista Alexei Frandetti. Non un semplice ritratto biografico, ma una trasfigurazione scenica della donna che ha rivoluzionato il guardaroba femminile trasformando il movimento in eleganza.
A incarnare Chanel è la stella del balletto internazionale Svetlana Zakharova, accompagnata da danzatori provenienti dal Teatro Bol’šoj. La produzione debuttò proprio al Bol’šoj nel 2019, raccogliendo immediatamente l’attenzione della critica per la sua capacità di fondere linguaggio classico e sensibilità contemporanea.
La relazione tra Chanel e la danza non nasce certo oggi. Negli anni Venti, la stilista entrò nel circolo artistico di Sergej Djagilev, figura visionaria dei Ballets Russes che trasformò il balletto in un laboratorio estetico totale, coinvolgendo artisti come Pablo Picasso, Igor Stravinskij e Jean Cocteau.
Fu proprio Chanel a finanziare parte delle attività della compagnia negli anni più difficili, contribuendo anche ai costumi di produzioni destinate a entrare nella storia, come Le Train bleu. In quell’opera, ispirata alla vita mondana della Costa Azzurra, la couturière introdusse per la prima volta nel balletto abiti dal gusto sportivo e moderno: maglie in jersey, linee essenziali, silhouette libere dai corsetti. Un gesto rivoluzionario che cambiò non solo la moda, ma il modo stesso di concepire il corpo in movimento.
La scelta di Dubai come tappa centrale della tournée non è casuale. Negli ultimi anni l’emirato ha investito enormemente nella costruzione di un’identità culturale internazionale, trasformando il Dubai Opera in uno dei poli artistici più dinamici del Medio Oriente. Tra architettura contemporanea e diplomazia culturale, Dubai punta oggi a diventare un nuovo crocevia globale per opera, danza e arti performative.
In questo contesto, il mito di Chanel assume una dimensione ulteriore: quella di simbolo universale di emancipazione femminile. Il balletto racconta infatti non soltanto l’ascesa di una stilista, ma la costruzione di una donna capace di riscrivere le regole sociali del proprio tempo.
Per questa produzione, lo studio creativo di Chanel — allora guidato da Virginie Viard — ha realizzato oltre ottanta costumi su misura. Tweed, chiffon, ricami e perle dialogano con le esigenze del movimento scenico, dimostrando ancora una volta come l’haute couture possa diventare materia viva della danza.
Ogni abito è stato concepito non solo come elemento estetico, ma come estensione narrativa del personaggio: il nero assoluto dell’infanzia in convento, i bianchi luminosi della consacrazione parigina, le geometrie essenziali che evocano l’invenzione del guardaroba moderno.
Più che un omaggio nostalgico, Le Ballet Gabrielle Chanel appare così come una riflessione sul potere contemporaneo dello stile: la moda non come ornamento, ma come gesto culturale destinato a lasciare tracce nel tempo.
Michele Olivieri
Foto courtesy of CHANEL
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