
Viviamo in un’epoca di schermi protettivi, di risposte ponderate, di immagini ritoccate prima di essere mostrate al mondo.
Abbiamo imparato a nasconderci dietro l’architettura delle parole: con la voce possiamo distrarre, mentire, minimizzare o indossare una maschera di assoluta sicurezza. Possiamo controllare la narrazione di chi siamo.
Finché restiamo nel territorio del linguaggio, siamo al sicuro.
Fin da piccoli ci è stato impartito un diktat sociale: mantenere il controllo, non sembrare strani agli occhi degli altri e fare di tutto per evitare l’imbarazzo. Ci hanno insegnato che l’autocontrollo estremo è sinonimo di adeguatezza e che l’errore è da evitare.
Poi si entra in una sala danza e l’impalcatura crolla.
Oltre a essere un’arte affascinante e magnetica, la danza è anche una delle discipline più spietate e liberatorie.
Costringe l’essere umano a fare ciò che l’educazione impone di temere: essere visti davvero, senza filtri e senza la protezione delle parole.
Le parole sono un rifugio in cui ci ripariamo per spiegare, giustificare o difenderci, mentre si danza non hanno più alcun valore.
Non si puoi ricorrere a una parola brillante per nascondere la rigidità nelle spalle, per esempio, o usare l’ironia per mascherare la paura di sbagliare.
Il corpo non sa mentire. La postura, la fluidità, la pesantezza o l’esitazione rivelano istantaneamente lo stato emotivo. Chi balla espone la propria timidezza, la propria rabbia e la propria fragilità.
La paura di sembrare ridicoli non è altro che il travestimento sociale dell’insicurezza. Si teme così tanto il giudizio altrui che si preferisce anestetizzare i movimenti piuttosto che rischiare di apparire goffi o strani.
E spesso i ballerini vengono considerati proprio così, ‘strani’: vestono in modi eccentrici, camminano diversamente dagli altri, compiono scelte che la maggior parte della gente non farebbe.
La danza va oltre questi preconcetti, perché scardina la definizione stessa di normalità.
Ciò che da fuori appare bizzarro in realtà è espressione, arte, verità.
Tutti noi spendiamo un’energia immensa ogni giorno per mantenere intatta la nostra immagine sociale. La danza fa cadere la maschera e, quando accade, si scopre che non succede nulla di terribile. Anzi, in quella vulnerabilità risiede la forza più autentica.
C’è vera bellezza nel vedere un ballerino muoversi senza nascondersi: ne emerge una verità espressiva che disintegra ogni paura di apparire ridicolo.
Perché la danza insegna che l’unico modo per non essere ‘strani’ è avere il coraggio di essere se stessi.
Stefania Napoli
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