
Lo diciamo subito, a costo di infrangere un tabù e scatenare un piccolo terremoto: sì, gli insegnanti di danza hanno un allievo preferito.
È inutile fingere che tutti gli allievi siano uguali. C’è sempre quella presenza che cambia l’energia della lezione, quella persona su cui lo sguardo cade più spesso.
Ma chi è il ‘favorito’?
Nell’immaginario comune, complici film, talent show e una narrativa superficiale, il preferito è l’étoile della classe, il ballerino con il collo del piede sviluppato, capace di eseguire una spaccata senza neanche scaldarsi e con quel carisma che cattura la scena. Eppure, non è lui.
Certo, le doti fisiche sono importanti, ma se chi ne è dotato vi si adagia, sbuffa se deve ripetere la diagonale o affronta la lezione con l’aria di chi sa già tutto, non è il preferito di nessuno e non ha capito niente della danza.
Il vero prediletto spesso non è il più forte, non ha la gamba più alta e lotta da mesi per tenere un retiré in equilibrio. Eppure, è lui ed ecco i motivi.
- Non molla mai. È perseverante e costante, è il primo ad arrivare e l’ultimo ad uscire. Quando un passo non viene, non cerca scuse, non colpevolizza le scarpette, il pavimento o una brutta giornata. Non si abbatte e prova e riprova di nuovo.
- Ascolta. Non si limita a sentire le correzioni, le assorbe. Se il maestro corregge un compagno, lui applica quell’indicazione su di sé, perché ha imparato che l’errore di un altro spesso è anche il suo. E accoglie quell’errore come una possibilità. Capisce che una correzione non è un attacco personale, ma un atto di fiducia. L’insegnante vede in lui una possibilità di crescita.
- Si ripresenta, giorno dopo giorno. Che piova e lui si muova in bici o in autobus, che sia stanco, che la lezione precedente sia stata un disastro, rieccolo in sala, con la stessa fame di imparare del primo giorno.
L’allievo preferito quindi è quello che ha compreso e interiorizzato la lezione più importante e che nessuna dote fisica potrà mai regalare: il miglioramento non è un dono della natura, è un processo fatto di pazienza, umiltà, impegno e amore.
Il ‘favorito’ ha capito che il fallimento non è l’opposto del successo, ma parte del percorso per raggiungerlo. Ogni tentativo andato male è il mattone con cui sta costruendo la tecnica e soprattutto la propria personalità.
Per un maestro non c’è gioia più grande che vedere qualcuno trasformarsi nel tempo, non perché è nato dotato, ma perché ha scelto di sviluppare quelle doti con tenacia.
Perché chi impara a non mollare in sala danza, non mollerà mai nemmeno di fronte alle sfide della vita, incarnando il senso più autentico della danza.
Essa non è un prodotto ‘usa e getta’ o una sequenza di passi finalizzati a esibirsi, è un’arte che fa scoprire quanto si può diventare forti, consapevoli e persone migliori.
Stefania Napoli
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