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Sabrina Borzaga: “Il mio approccio innovativo per lo studio della danza” [INTERVISTA ESCLUSIVA]

L’approccio all’insegnamento alla danza oggigiorno ha differenti possibilità. Non esiste un metodo univoco universale. Si va dalle Accademie inglesi ISTD e RAD, all’ABT, al Vaganova, fino al metodo Cecchetti, con il quale il famoso Maestro accompagnava alcune delle sue lezioni di danza suonando il violino. Sabrina Borzaga nel suo libro “Danza di forme a 432 Hertz. Lo spazio che danza intorno a te”, edito da Nitida Immagine, offre nuove opportunità in termini di didattica e strategie di insegnamento.

Il volume della talentuosa docente di danza trentina di Kino Centro Danza, può essere definito come il primo manuale teorico-pratico di danza ad uso degli insegnanti, applicando la frequenza a 432 Hz. Nel nuovo millennio, infatti, le possibilità di azione ed interazione per il mondo tersicoreo sono cresciute in maniera esponenziale, favorendo il confronto e la collaborazione tra studenti, insegnanti, coreografi, danzatori di tutto il mondo attraverso la partecipazione a stage, concorsi, audizioni, ecc. Al Giornale della Danza Sabrina Borzaga svela il suo interessante progetto.

 

Intervista esclusiva del Giornale della Danza a Sabrina Borzaga

Innanzitutto può descriverci la sua intensa carriera nel mondo della danza?

Artisticamente mi sono formata alla scuola Arabesque di Merano, dove poi sono diventata solista al Teatro Puccini. Successivamente mi sono dedicata all’insegnamento coreutico aiutando i bambini in teatro. La mia passione è stata sempre quella della ricerca, della pedagogia. Ho scelto quindi di dedicarmi all’insegnamento della danza e alla regia, conseguendo negli anni dei diplomi prestigiosi, diventando Docente grazie al Diploma in Dance Education dell’Imperial Society of Teacher of Dancing-Londra. La formazione è un continuo arricchimento. Ho avuto la fortuna di incontrare durante il mio percorso professionale Sandro De Manincor, regista della Coppa di Sci, che mi ha spinto verso la realtà teatrale.

In che modo?

Con lui abbiamo fatto importantissime cerimonie d’apertura con eventi in Val Gardena con le ombre cinesi e le proiezioni, un progetto che mi ha arricchito tantissimo. De Manincor è un po’ il mio mentore, mi ha aiutato a superare le difficoltà di questa nuovo tipo di regia. Successivamente mi sono occupata della parte artistica di Telethon creando un corpo di ballo per il Teatro Sociale di Trento, una splendida realtà. Ci tengo a sottolinearlo perché purtroppo pochi teatri vengono finanziati dallo Stato, soltanto i più noti. In Italia invece abbiamo delle istituzioni meravigliose che andrebbero sostenute oggi più che mai.

Come prende vita il progetto Danza di forme?

La Danza di Forme® non è un metodo di insegnamento, ma ha come obiettivo quello di far scoprire al bambino il linguaggio della danza dal punto di vista della forma, che deriva dalle linee degli arti, la linea tracciata sul pavimento mentre si danza, il tutto rispecchiando la forma della musica. Ci sono delle situazioni, infatti, in cui il metodo non risolve tutto. Come insegnanti di danza capita di trovarsi in contesti problematici soprattutto in questo particolare momento storico di distanziamento. Le metodologie di danza che utilizziamo sono state costruite due secoli fa. E’ chiaro quindi che non possono andare bene per tutti. Per questa ragione ho voluto creare qualcos’altro.

Sabrina Borzaga in cosa consiste questa nuova didattica innovativa?

Si punta a sviluppare l’espressività, la comunicazione e la tecnica attraverso tre strumenti: l’accompagnamento della lezione di danza con violino e violoncello accordati a 432 Hertz, l’armonia della lezione in sezione aurea e la coreografia per i più piccoli attraverso la danza di forme, la fisica applicata alla danza molto interessante per i ragazzi più grandi.

E’ vero che la danza di forme è basata sui disegni di Steiner?

Mi sono trovata un giorno a fare a scuola dei miei figli un disegno di forme che subito ha richiamato in me il disegno della coreografia. Molto spesso in una coreografia anche gli stessi ballerini fanno fatica a vedere ciò che devono eseguire. Ho dato quindi risalto alle forme coreografiche, alla tridimensionalità. In questo momento chi ha acquistato il manuale ha trovato uno spunto nuovo anche per il distanziamento sociale dovuto dal covid-19. E’ un approccio innovativo sia per la classica che per la contemporanea.

Lo spazio non è vuoto, ma siamo noi a dargli colore. Questo punto di vista riflette anche sullo stesso concetto di equilibrio. In una lezione di danza è difficile fare tutto. Quindi l’approccio steineriano permette di dividere il programma. Ad esempio in un mese si lavora principalmente sui salti, nel mese successivo sugli adagi, contestualizzando ogni volta gli esercizi alla sbarra. Si dividono le tematiche. Questa metodologia ha riscosso consenso soprattutto nelle giovani insegnanti di danza o per chi è alla ricerca di idee nuove per l’insegnamento.

 

Sabrina Borzaga qual è la base di partenza di questa sua visione?

Sono partita da Entolè®, il metodo didattico che ho sviluppato che si basa su un approccio scientifico all’istruzione di danza in termini di aspetti tecnici come le piroette, i movimenti di adagio e i salti. Entolè® è una procedura per far funzionare le cose. Identificarsi con un solo metodo, a volte, è pericoloso perché spesso si cambia idea. Io, ad esempio, durante la didattica utilizzo differenti metodologie. La danza poi cos’è? E’ bellezza, armonia, pace, equilibrio. Tramite il corpo che danza questo prende forma. Il corpo risuona delle frequenze e delle proporzioni dell’Universo.

La particolarità di Entolè® è data anche dal fatto che durante le lezioni di danza ci si serve del violino e del violoncello come strumenti di accompagnamento anziché del classico pianoforte.

Questo mio progetto è stato persino presentato in una conferenza dell’Unesco a Parigi. E’ molto gratificante poter parlare davanti al mondo, è una grande soddisfazione per noi italiani. Ad Atene durante una conferenza dedicata mi hanno detto: “Solo un’italiana poteva pensare al violino e al violoncello come accompagnamento per la lezione di danza”.

Da cosa è scaturita questa sua passione per questi due strumenti musicali?

Nasce da una situazione particolare e casuale. Da quindici anni col sostegno della Provincia Autonoma di Trento sono impegnata in un progetto per formare artisti con la musica dal vivo in spettacoli di danza. Inizialmente avevamo a disposizione un Ensemble di quindici elementi. Successivamente mi sono trovata ad essere accompagnata musicalmente da un quartetto d’archi e pianoforte. Poi dovendo ridurre l’organico ho potuto contare solo sul quartetto. In principio è stato un vero colpo! Ero angosciata al pensiero di avere solo il quartetto. In realtà poi, quando siamo andati in scena, è andato addirittura meglio delle altre volte. Mi è tornato alla memoria il Maestro Cecchetti che usava solo il violino durante le lezioni di danza.

Quindi ho chiesto al mio collega (M°Ivo Crepaldi) di accompagnare la lezione soltanto con il violino, è stata una cosa pazzesca, anche se era necessaria l’esigenza di un ulteriore strumento di accompagnamento. Ho pensato quindi di coinvolgere anche il violoncello (M° Ivo Brigadoi). Ho chiesto ai mie alunni cosa ne pensassero dell’accompagnamento del violino e del violoncello mi hanno risposto: “ Noi vediamo il violinista come muove l’archetto, del pianista invece non vediamo le mani”. In questo modo avviene quindi una comunicazione tra le gambe dei musicisti e le braccia di chi suona. Il nostro motto è che i musicisti ballano e i danzatori suonano! Si va a creare una vera e propria relazione tra gli artisti. Diamo enfasi all’espressività degli alunni.

432 Hz cosa sta a significare?

Lavorando su questa particolare accordatura dello strumento, 432 Hz, andiamo ad allacciarci alla frequenza della Terra, detta anche frequenza di Schumann di 8 Hertz. Il suono diventa quindi più rotondo, più pieno, meno fastidioso. Gli alunni lavorano pertanto in modalità più equilibrata, con meno agitazione. Inoltre facciamo fare ai ragazzi una sorta di guida all’ascolto che è molto coinvolgente e da ciò capiscono che devono farsi attraversare dalla vibrazione della musica.

Il progetto prevede anche la fisica applicata alla danza?

C’è una tabella con le differenze del fisico in modo tale che gli insegnanti possano correggere in maniera differente gli alunni. Nel grande rispetto dell’unicità e delle potenzialità dell’individuo.

 

Elena Parmegiani

www.giornaledelladanza.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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