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Scuole di danza ancora chiuse: un errore colossale

La società è un insieme di persone che condividono una lingua, una cultura e relazioni di natura interpersonale ed economica.

Sempre più di frequente però sembriamo dimenticare questo concetto basilare: il nostro comportamento si riflette sulla vita degli individui che compongono la società in cui viviamo, ossia la collettività.

Siamo tutti interconnessi anche economicamente, forse più di quanto non lo fossimo una cinquantina di anni fa. Ogni attività economica produce effetti sulle altre, e la difficoltà di una si ripercuote su tutte.

Ecco perché la chiusura forzata e prolungata delle scuole di danza non genera ripercussioni soltanto sul settore in crisi, sugli studenti e sugli insegnanti, ma su tutta l’economia, nazionale e mondiale.

Pensiamo ai negozi di danza che non vendono più a causa della chiusura delle scuole, alle sartorie che non lavorano vista l’assenza di saggi, esibizioni e spettacoli vari. Se la sartoria non lavora, la merceria non vende i tessuti, di conseguenza l’industria tessile vedrà drasticamente ridotta la domanda di produzione.

La chiusura dei teatri, di cui abbiamo parlato nel precedente articolo, genera i medesimi effetti sul settore del service, luci, musiche, sugli organizzatori di eventi, sugli addetti alle pulizie e anche sul turismo. Niente turneé, niente spettatori, niente viaggi. Gli hotel e i ristoranti già provati perdono potenziali clienti, e via dicendo, in un effetto domino economicamente devastante.

Ricordiamo che le scuole di danza in Italia rappresentano un ramo essenziale nel mondo dello spettacolo e costituiscono il fondamento del comparto artistico coreutico, in quanto la formazione dei danzatori è affidata quasi esclusivamente a scuole e accademie.

La valenza educativa e sociale delle scuole è inestimabile, grazie all’attività di sostegno, sviluppo e diffusione della cultura nel nostro Paese, oltre a costituire una struttura di aggregazione sana, istruttiva e stimolante per i giovani.

L’impatto negativo di queste chiusure forzate sarà dunque fortissimo sulla prossima generazione di ballerini. I bambini costretti in casa e privi di contatti reali con insegnanti e altri compagni sperimentano un giustificato scoraggiamento. Quanti di loro non torneranno in sala quando sarà finalmente permessa la riapertura?

Bloccare la danza in questo modo, senza la doverosa considerazione che quest’arte merita per il suo ruolo fondamentale anche e soprattutto a livello amatoriale, è folle e ingiusto. Il rischio sociale, economico e sanitario generato da questa mancanza di considerazione è enorme, e potenzialmente irreversibile.

Ripetiamo, infatti, che la danza fortifica fisico e cervello, ed è essenziale alla crescita e allo sviluppo cognitivo. Dalla testa ai piedi, dai muscoli delle dita a quelli delle spalle, ogni parte del corpo viene stimolata e unita in un salubre equilibrio, necessario a una crescita efficiente. La danza crea inoltre opportunità di attingere all’immaginazione e alle risorse interiori che saranno indispensabili per affrontare i problemi che costellano le nostre vite.

Danzare è dunque un allenamento a tuttotondo che ci insegna la stretta connessione tra mente e corpo e ci regala abilità che, interiorizzate, favoriscono lo sviluppo sociale.

E ritorniamo all’inizio di questo articolo: se come individui siamo ricchi di sensibilità, conoscenza, cultura e attenzione verso l’altro, possiamo migliorare l’intera collettività.

Riaprire le scuole di danza è quindi un’esigenza assoluta che non può più essere ignorata.

Stefania Napoli
www.giornaledelladanza.com

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