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Tag Archives: Giuditta e Oloferne

La prima ballerina Petra Conti “allo specchio”

Balletto classico preferito? Giselle e Il lago dei cigni. Balletto contemporaneo preferito? Annunciation di Angelin Preljocaj. Teatro del tuo cuore? Teatro alla Scala. Un romanzo che vorresti trasformare in un balletto? Anche se non è un romanzo, Giuditta e Oloferne. Un film/serie che potrebbe diventare un balletto? Ce ne sono tanti belli, ed è una delle ragioni per cui abbiamo fondato Hollywood Ballet. Il costume di scena che hai amato di più? Onegin (ultimo passo a due). A quale colore associ la danza? Dipende dal ruolo che sto interpretando. Che odore ha la danza? Il profumo del teatro, dietro le quinte. La musica più bella mai scritta per il balletto? Il lago dei cigni di Pëtr Il’ič Čajkovskij e altre musiche che non sono state scritte espressamente per balletto: Manon di Massenet, Lady of the Camellias di Chopin. Un film di danza indimenticabile? Il ritmo del successo, Notti Bianche. Due miti della danza del passato: uomo e donna? Vladimir Vassiliev ed Ekaterina Maximova. Il tuo passo di danza preferito? Gli equilibri. Quale personaggio del balletto classico ti piacerebbe essere nella vita reale? Cenerentola. Chi era il genio dei geni della coreografia? Marius Petipa. Se incontrassi Tersicore, cosa le diresti? Non ...

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In prima assoluta a Reggio Emilia l’ultimo lavoro di Simona Bucci

  Sarà presentato in prima assoluta il prossimo 30 ottobre, presso il Cavallerizza di Reggio Emilia, il nuovo lavoro della coreografa Simona Bucci Giuditta e Oloferne, un brano per tre danzatori interpreti (Eleonora Chiocchini, Carmelo Scarcella e Frida Vannini) ispirato a uno degli episodi dell’Antico Testamento che più hanno colpito l’immaginario di artisti di generi e epoche diversi, da Caravaggio a Klimt. La storia della donna pronta a macchiarsi di tirannicidio per salvare il proprio popolo è da sempre oggetto di riflessione sull’uomo e sul suo destino, e la Bucci, attenta indagatrice dei meccanismi che sottendono al comportamento umano, coglie la forza del racconto testamentario e lo rilegge come “occasione di riflessione sulla forza del singolo. Il potere che ogni singola natura può avere attraverso la forza di volontà, il desiderio, guidata e sorretta da un valore alto nella realizzazione di grandi cambiamenti”. In un tempo e in un luogo indefiniti, i tre danzatori si muovono in uno spazio in cui scene, costumi, musica originale vivono di contaminazioni e richiami a modelli diversi per evitare qualsiasi connotazione storica e letterale del racconto biblico. Simona Bucci, il cui nome è legato a quello di Alwin Nikolais (con cui studia a New ...

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