
Nel giorno dell’anniversario della sua nascita, il ricordo di una pioniera che trasformò un sogno in una delle più grandi tradizioni coreutiche del Novecento.
Il 6 giugno 1898 nasceva a Baltyboys, nella contea di Wicklow in Irlanda, una bambina destinata a cambiare per sempre la storia della danza. Il suo nome era Edris Stannus, ma il mondo l’avrebbe conosciuta come Ninette de Valois: ballerina, coreografa, pedagoga, visionaria. Una donna che non si limitò a interpretare il balletto, ma ne costruì le fondamenta di una nuova identità nazionale.
Quando Ninette iniziò a studiare danza nei primi anni del Novecento, la Gran Bretagna non possedeva una tradizione classica paragonabile a quella francese, russa o italiana. Il balletto era considerato soprattutto un’arte d’importazione. Fu proprio questa assenza a suggerirle una missione che avrebbe occupato tutta la sua vita: creare una scuola inglese, una compagnia inglese e un repertorio inglese.
Dopo gli esordi sulle scene londinesi, entrò a far parte dei leggendari Ballets Russes di Serge Diaghilev, la più rivoluzionaria compagnia del secolo. Fu un’esperienza determinante. Lavorando accanto a figure come Léonide Massine e Bronislava Nijinska, comprese che il balletto non era soltanto tecnica, ma anche organizzazione, cultura, educazione e visione artistica.
Negli anni Venti prese una decisione che molti considerarono utopistica. Nel 1926 fondò una piccola scuola coreutica a Londra, la Academy of Choreographic Art. Pochi avrebbero immaginato che da quella iniziativa sarebbe nata una delle più importanti istituzioni della danza mondiale.
Il passo decisivo arrivò nel 1931, quando de Valois costituì il Vic-Wells Ballet, compagnia residente presso l’Old Vic e il Sadler’s Wells Theatre. Quella formazione sarebbe diventata nel 1956 il Royal Ballet, oggi uno dei punti di riferimento assoluti del balletto internazionale.
La sua grandezza risiedeva nella capacità di riconoscere il talento e di coltivarlo con pazienza quasi artigianale. Fu lei a sostenere il giovane coreografo Frederick Ashton, che sarebbe diventato il padre dello stile britannico. Fu ancora lei a chiamare Kenneth MacMillan, destinato a rivoluzionare la drammaturgia del balletto nel secondo Novecento.
Meno noto è il fatto che Ninette de Valois nutrisse una profonda ammirazione per la scuola italiana. Studiò attentamente la tradizione accademica derivata da Enrico Cecchetti, integrandone i principi nella formazione dei suoi allievi. Il metodo Cecchetti, con la sua rigorosa organizzazione tecnica, divenne una componente essenziale della pedagogia adottata nella futura Royal Ballet School.
La sua visione era moderna anche sotto il profilo sociale. In un’epoca in cui molte donne faticavano a ricoprire ruoli dirigenziali nelle istituzioni artistiche, de Valois costruì e amministrò un vero impero culturale. Curava programmi didattici, tournée, produzioni, strategie di crescita e relazioni istituzionali. Fu una manager ante litteram oltre che un’artista.
Tra gli aspetti meno conosciuti della sua biografia vi è l’interesse per la filosofia e per la spiritualità. Convinta che la danza fosse una forma di disciplina interiore oltre che fisica, incoraggiava i giovani artisti a sviluppare una forte consapevolezza culturale. Riteneva che un ballerino dovesse essere non soltanto un interprete, ma una persona colta, capace di comprendere la musica, la letteratura e la storia.
Nel corso della sua lunghissima vita ricevette innumerevoli riconoscimenti. Nel 1951 fu nominata Dame Commander dell’Ordine dell’Impero Britannico e nel 1981 entrò nell’Ordine dei Compagni d’Onore, una delle più alte onorificenze del Regno Unito.
Quando venne a mancare nel 2001, all’età di 102 anni, lasciò un’eredità che andava ben oltre una compagnia o una scuola. Aveva dimostrato che una tradizione artistica può essere costruita attraverso la tenacia, la formazione e una fede incrollabile nel futuro.
Oggi, a oltre un secolo dalla sua nascita, il nome di Ninette de Valois continua a vivere in ogni allievo che entra nelle aule della Royal Ballet School, in ogni artista che calca il palcoscenico della Royal Opera House e in ogni compagnia che considera la formazione un investimento culturale e non soltanto tecnico.
Poche figure hanno inciso così profondamente sulla geografia della danza mondiale. Se il Novecento ha avuto molti grandi ballerini e grandi coreografi, ha avuto una sola Ninette de Valois: la donna che trasformò un sogno irlandese nella più autorevole istituzione del balletto britannico.
Michele Olivieri
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