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La ballerina della State Opera Stara Zagora Alessia Bacchin “allo specchio”

Balletto classico preferito?
Il mio balletto classico preferito, anche se difficile scegliere, credo che sia La bella addormentata, proprio perché riesce secondo me a rappresentare al meglio la danza classica con la sua eleganza, precisione dei movimenti e musicalità. Mi piace il fatto che ci siano molti ruoli molto diversi tra loro, dove in ognuno di essi puoi sperimentare nuovi modi per interpretarli, sia a livello tecnico che artistico.

Balletto contemporaneo preferito?
Minus 16 coreografato da Ohad Naharin è sempre stato uno dei balletti di contemporaneo che mi ha sempre affascinato, ha questa energia travolgente che ti cattura sin dall’inizio fino alla fine. A me personalmente esprime la ricerca della libertà, perché molte volte ci sentiamo intrappolati o giudicati dagli altri o anche da noi stessi e nel balletto, attraverso i movimenti grandi e improvvisi, riesce proprio a dare questa sensazione a chi sta guardando.

Il teatro del cuore?
Il mio teatro del cuore credo che sia sempre stato il Teatro Mariinskij, che rappresenta per me la grande tradizione e cultura del balletto e dove si sono esibiti tra i più importanti ballerini della storia.

Un romanzo da trasformare in balletto?
Un romanzo che trasformerei in balletto sarebbe Oliver Twist, perché parla di forti tematiche della vita di tutti i giorni come la povertà, la giustizia e la condizione umana. In più ci sono vari personaggi con forti caratteristiche diverse tra loro che si potrebbero benissimo interpretare e trasmettere attraverso il balletto.

E invece un film da cui trarre uno spettacolo di balletto?
Un film che adoro sin da quando sono bambina è Narnia e mi piacerebbe tantissimo poterne creare un balletto proprio per la sua ambientazione magica e fiabesca che ti trasporta in un avventura e sarebbe adatto ad pubblico di tutte le età, dai bambini agli adulti. E personalmente potrebbe contenere sia balletto classico che contemporaneo in base ai personaggi.

Il costume di scena che hai indossato e che hai preferito?
Il mio costume che ho preferito è il tutù che ho indossato per la Fata dei Lilla. Mi piaceva molto perché riusciva a rappresentare la purezza e allo stesso tempo la regalità del ruolo. E i piccoli dettagli come i fiori e i diamanti sparsi sul tutù lo rendevano ancora più unico. Inoltre il colore lilla è uno tra i miei preferiti e sento che mi dona e mi fa sentire proprio a mio agio e questa secondo me è una cosa molto importante per un ballerino, perché quando si è in scena bisogna avere confidenza per riuscire ad interpretare al meglio il ruolo.

A quale colore associ la danza?
Il colore che associo alla danza è il bianco perché per me rappresenta la leggerezza, la purezza e la pulizia della linea. È un colore che rappresenta possibilità infinite e nessun limite, proprio perché nella danza non esiste la perfezione ma si può sempre migliorare e cresce.

Che profumo ha la danza?
Per me la danza non ha un profumo preciso, ma me lo immagino fresco come una boccata d’aria pulita perché la danza ti dà libertà e puoi essere te stesso. Ma allo stesso tempo sento anche il profumo di sudore e fatica perché richiede anche grande dedizione e lavoro.

La musica più bella mai scritta per un balletto?
La musica che considero più bella scritta per balletto è quella di Romeo e Giulietta, in particolare Dance of the Knights. È un brano che esprime forte presenza e tensione e dà una forte sensazione di potere. Ascoltarla dal vivo è un esperienza unica perché ti cattura in una maniera indescrivibile. Personalmente adoro le musiche drammatiche piene di tensione perché riesco ad amplificare il movimento del ballerino.

Il film sulla danza imperdibile?
Un film di danza irrinunciabile per me è Black Swan, perché diversamente da altri film riesce a mostrare il lato scuro e più crudo della danza. Racconta le fatiche i sacrifici e anche la forte competizione che un ballerino affronta quasi ogni giorno. Mi colpisce soprattutto come riesce a dimostrare che costante ricerca della perfezione, se estremizzata, può anch’essa diventare distruttiva e portarti alla disperazione.

Due leggende della danza del passato, uomo e donna?
Come grande mito uomo della danza non posso non nominare Rudolf Nureyev, che con la sua potenza e presenza nel palco ha rivoluzionato il ruolo maschile nella danza. Invece come ballerina scelgo Carla Fracci: ho sempre ammirato la sua eleganza e capacità di immergersi completamente nel ruolo che interpreta.

Il tuo “passo di danza” preferito?
Questa è una scelta difficile perché ogni passo ha qualcosa di speciale. Ma credo che il mio preferito sia il Développé à la seconde, anche perché essendo elastica e avendo le gambe lunghe riesce a valorizzarmi come ballerina e rappresenta al meglio l’unione tra eleganza e controllo.

Tra i personaggi del grande repertorio classico, chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale?
Credo che sceglierei Medora perché, avendola interpretata di recente la sento particolarmente vicina al momento. Ammiro molto il suo coraggio e forza di affrontare gli ostacoli della vita. È un personaggio che lotta per ciò che ama senza paura delle conseguenze e proprio per questo vorrei riuscire ad essere un po’ più come lei nella vita dei tutti i giorni.

Chi è stato il genio per eccellenza della coreografia?
Per me un grande genio della coreografia è Christopher Wheeldon. Mi affascina molto il modo in cui riesce ad unire il balletto classico a quello contemporaneo e con questa fusione è in grado di dare vita alla trama narrativa rendendola chiara e facile da capire, riuscendo così a a far vivere il pubblico un’esperienza indimenticabile.

Guardandoti indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti?
Essendo Tersicore la personificazione della danza, credo che la ringrazierei per aver dato origine ad un arte così pura e unica che permette all’uomo di esprimere ciò che prova e sente e anche di raccontare storie solo attraverso al movimento del corpo, permettendo anche a persone con culture e lingue diverse di comunicare tra loro.

Tre parole per descrivere la disciplina della danza?
Passione. Sacrificio. Perseveranza.

Come ti vedi oggi allo specchio?
Oggi, guardandomi allo specchio, posso dire di essere fiera di me stessa e del percorso che ho fatto fino ad ora. Nonostante abbia affrontato momenti di fatica e dubbio in cui pensavo quasi di mollare tutto e cambiare strada, sono riuscita comunque a non lasciarmi abbattere da queste difficoltà, soprattutto grazie alla mia famiglia e ai miei insegnanti che non hanno mai smesso di credere in me e per questo gli sarò sempre grata. La me di cinque anni fa molto probabilmente non crederebbe di essere arrivata fin qui a ballare come “prima ballerina” in una compagnia ed avere grandi opportunità professionali nonostante la mia giovane età. Oggi però sono consapevole di quanto io sia cresciuta sia artisticamente sia come persona e per questo cercherò di non mollare mai di fronte alle difficoltà per poter crescere ancora di più e realizzare i miei sogni.

Michele Olivieri

www.giornaledelladanza.com

© Riproduzione riservata

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