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Le jeune homme et la mort: storia, personaggi, curiosità e trama

Tra i capolavori più intensi del Novecento coreografico, Le jeune homme et la mort occupa un luogo singolare: breve ma devastante, essenziale eppure carico di simboli, è un balletto che non cerca consolazione. Creato da Roland Petit nel 1946 su libretto di Jean Cocteau e musica di Johann Sebastian Bach, quest’opera è un pugno nello stomaco travestito da danza, una tragedia moderna che trasforma il palcoscenico in una stanza senza vie d’uscita. Il balletto nasce nella Parigi del dopoguerra, città ferita ma febbrile, dove le arti cercano nuovi linguaggi per dire l’indicibile. Roland Petit, allora giovanissimo e già ribelle alle convenzioni accademiche, incontra Jean Cocteau, poeta e intellettuale inquieto, ossessionato dal tema della morte e del doppio. Da questo sodalizio nasce un’opera che rompe con il lirismo rassicurante del balletto classico. La scelta musicale è spiazzante: la Passacaglia e Fuga in do minore di Bach. Una musica sacra, severa, geometrica, che contrasta violentemente con l’ambientazione sordida e realistica voluta da Cocteau. È proprio in questa frizione che si accende la forza del balletto: l’eterno dialoga con il contingente, l’assoluto con la disperazione quotidiana. Alla prima rappresentazione, il pubblico resta diviso. Alcuni gridano al capolavoro, altri allo scandalo. Ma Le jeune homme ...

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Rudolf Nureyev: l’uomo che volava oltre il salto

  Quando Rudolf Nureyev si lanciava nello spazio del palcoscenico, non era semplicemente un corpo che obbediva a un impulso muscolare. Era come se la terra, per un istante, rinunciasse al suo diritto di reclamare peso. La gravità esitava, confusa, e il tempo si assottigliava fino a diventare un filo impercettibile. In quell’attimo sospeso, il pubblico smetteva di respirare: non per educazione, ma per istinto, come si fa davanti a un miracolo che non osa essere disturbato. Il salto di Nureyev non era mai un gesto isolato. Era un atto di rottura. Un’affermazione feroce di esistenza. Un grido muto lanciato contro i limiti imposti al corpo, alla storia, all’identità. Ogni elevazione era una dichiarazione d’indipendenza: da uomo che rifiutava la docilità, da artista che non accettava confini, da figlio dell’Asia centrale che si sarebbe fatto emblema dell’Occidente senza mai dissolversi in esso. Fu per questo che il mondo iniziò a chiamarlo Il tartaro volante. Un nome che sembrava nascere più dalla leggenda che dalla cronaca. La stampa europea lo scolpì con un gusto vagamente esotico, intriso di fascinazione e distanza. Tartaro evocava steppe infinite, cavalli lanciati al galoppo, popoli nomadi e indomabili. Una parola che sapeva di vento e di ...

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Le danze barocche, tra eleganza, teatralità e potere

Il periodo barocco, esteso approssimativamente tra la fine del XVI e la metà del XVIII secolo, è ricordato come una stagione artistica dominata dall’opulenza, dal dinamismo e da una visionarietà teatrale senza precedenti. La danza, in questo contesto, non fu solo un’arte destinata all’intrattenimento delle corti europee, ma anche un raffinato strumento di comunicazione sociale e politica. Le sale dei palazzi reali si trasformarono in veri e propri palcoscenici, dove i movimenti del corpo erano codificati con la stessa precisione con cui compositori e architetti orchestravano le loro opere. Una società che danza: il ruolo sociale del ballo Nelle corti barocche la danza era parte essenziale dell’educazione dell’aristocrazia. Imparare a muoversi con grazia, rispettare il ritmo, mantenere l’equilibrio nei passi più complessi era considerato indispensabile quanto saper parlare latino o conoscere le arti del governo. Ogni gesto portava con sé un significato: la postura eretta comunicava nobiltà, l’apertura delle braccia invitava al dialogo, mentre la precisione dei passi era percepita come riflesso dell’armonia interiore. Le danze diventavano così una forma di linguaggio sociale, attraverso cui affermare rango, educazione e prestigio. Non a caso, nelle grandi cerimonie politiche o nei matrimoni tra casate, i balli assumevano un ruolo rituale, quasi diplomatico. ...

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Lo Schiaccianoci a Parigi: magia e danza con il British Festival Ballet

Quando dicembre avvolge Parigi con le sue luci scintillanti e l’aria profuma di biscotti e cioccolato caldo, i teatri della città diventano scrigni di meraviglia. In questo scenario festivo, il British Festival Ballet porta in scena The Nutcracker (Lo Schiaccianoci), trasformando il Grand Rex e il Théâtre du 13ème Art in mondi incantati dove realtà e fantasia si intrecciano. Il balletto è ben appunto protagonista in due location simboliche: Grand Rex, con le sue sale monumentali e l’acustica maestosa, ospiterà lo spettacolo per due serate speciali. Mentre il Théâtre du 13ème Art, più intimo e raccolto, accoglie le famiglie dal 23 dicembre 2025 al 3 gennaio 2026. Ogni luogo offre un’esperienza diversa: il Grand Rex è spettacolare e grandioso, mentre il Théâtre du 13ème Art permette di sentirsi quasi parte della fiaba, vicini ai ballerini e ai loro gesti leggiadri. La produzione del British Festival Ballet mantiene il fascino tradizionale dello Schiaccianoci, rispettando la coreografia classica e la musica di Čajkovskij, ma con tocchi che la rendono fresca e accessibile. Il racconto segue Marie (o Clara) durante la notte di Natale, quando lo Schiaccianoci regala magia: soldati e topi prendono vita, il salone si trasforma in un campo di battaglia ...

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Benjamin Millepied a Nizza reinventa Lo Schiaccianoci

Lo Schiaccianoci torna finalmente all’Opéra di Nizza, dove mancava da molti anni. Per marcare questo grande ritorno, il teatro affida a Benjamin Millepied una nuova creazione, audace, personale e profondamente segnata dalla poetica del celebre coreografo. 
Lontano dall’idea di una semplice ripresa, Millepied sceglie di confrontarsi di nuovo con un balletto che occupa un posto cruciale nella sua storia artistica: vent’anni fa, infatti, Lo Schiaccianoci fu il suo primo grande balletto, creato per il Ballet du Grand Théâtre de Genève. Un’opera che rivelava già allora la sua capacità di fondere il rigore del vocabolario accademico con una libertà immaginativa nutrita dai suoi anni al New York City Ballet. Un ritorno alle origini, ma non alla nostalgia Tornare oggi a Lo Schiaccianoci non significa per Millepied guardare indietro con malinconia, bensì rimettere in gioco un materiale narrativo e musicale che continua ad offrirgli infinite possibilità. In due decenni, la sua scrittura coreografica si è trasformata: si è fatta più essenziale, più musicale, più complessa.
 La storia rimane quella che conosciamo — Clara, la notte di Natale, i giocattoli che prendono vita, lo schiaccianoci che diventa un principe — ma Millepied la racconta attraverso una sensibilità rinnovata, che privilegia l’emozione, la fluidità ...

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“Murmuration Level 2”: la geometria ipnotica di Sadeck Berrabah al Théâtre Marigny

Dal 21 dicembre 2025 al 4 gennaio 2026, il Théâtre Marigny di Parigi ospiterà Murmuration Level 2 del coreografo francese Sadeck Berrabah. Lo spettacolo è un’indagine sulla complessità del movimento collettivo, sfruttando la precisione esecutiva di oltre 30 danzatori per dare vita a complesse strutture visuali che richiamano l’omonimo fenomeno ornitologico: il volo sincronizzato e coreografato di uno stormo di uccelli che si muovono come un’unica entità. Il lavoro si concentra sull’astrazione del gesto e sulla sua riproposizione in schemi geometrici in continua evoluzione, creando un’esperienza visiva ipnotica e non narrativa che sfida la percezione spaziale del pubblico. Questa metodologia posiziona Berrabah all’intersezione tra street dance, da cui mutua la forza e la tecnica del breaking, e la formalizzazione tipica della danza postmoderna, in una sintesi che eleva il virtuosismo tecnico a strumento di ricerca formale. L’architettura del gesto è una sfida ottica in cui ogni movimento è calcolato per contribuire a un disegno d’insieme, e il corpo del singolo performer si annulla a favore dell’insieme, trasformando il virtuosismo tecnico in uno strumento di ricerca formale. L’uso metodico degli arti superiori per generare pattern visivi su larga scala rappresenta il cuore della ricerca del coreografo sulla geometria del movimento. La coreografia si ...

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Cléo de Mérode: l’eleganza della danza tra arte e mito

Nel panorama scintillante della Belle Époque, tra luci di teatro e sfarzi parigini, emerse una figura che incantò l’Europa con la sua grazia e il suo fascino: Cléo de Mérode. Non solo ballerina, ma vera icona di stile e simbolo di un’epoca che vedeva nell’arte e nella bellezza una forma di potere. Nata il 27 settembre 1875 a Parigi, Cléopâtre-Diane de Mérode, nota semplicemente come Cléo, iniziò la sua carriera nel mondo della danza fin da bambina. La sua formazione rigorosa alla Scuola dell’Opéra di Parigi le permise di sviluppare un’eleganza innata e un controllo del corpo senza pari. La sua figura slanciata e il volto delicato la resero subito una presenza magnetica sul palcoscenico. Cléo de Mérode non era solo una ballerina classica: il suo stile fondeva il rigore accademico con una sensualità sottile, quasi eterea. Nei suoi spettacoli, il movimento diventava poesia, ogni gesto narrava una storia fatta di leggerezza e profondità emotiva. La sua danza rompeva le barriere tradizionali, anticipando quella che oggi chiameremmo danza moderna. Oltre al talento, Cléo attirò l’attenzione anche per il suo ruolo di musa ispiratrice e oggetto di scandalo. La sua immagine veniva riprodotta in cartoline, dipinti e fotografie, facendola diventare uno ...

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Audizioni per Lugano Junior Ballet: nuova frontiera del talento

Nel cuore di Lugano è nata una realtà che promette di cambiare il percorso dei giovani danzatori europei: Lugano Junior Ballet, un progetto che combina la solidità di una scuola strutturata con la dinamicità di una compagnia emergente. Il suo obiettivo è preciso e prestigioso: accompagnare i giovani ballerini dalla sala prove al palcoscenico professionale, offrendo quel passaggio intermedio che spesso manca tra l’accademia e le compagnie affermate. Un centro creativo nel cuore della Svizzera italiana La base operativa della nuova compagnia è ospitata all’interno dell’Ashkenazy Ballet Center, una struttura luminosa e moderna situata a Lugano. 
Questo contesto non è solo una “casa”, ma un vero ecosistema coreutico: sale danza attrezzate, insegnanti con esperienza internazionale, programmi di perfezionamento e una rete di collaborazioni che si sta ampliando rapidamente. Lugano, con la sua posizione strategica, diventa così il luogo ideale per attrarre giovani talenti provenienti da più Paesi, senza la pressione delle grandi capitali della danza. Chi può entrare: un programma che guarda al futuro Lugano Junior Ballet si rivolge a danzatori giovani ma già formati, generalmente tra i 16 e i 26 anni. 
Non si tratta di un’accademia di base, ma di un percorso di transizione professionale, pensato per chi ...

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Toulouse-Lautrec e la danza: il battito segreto di Montmartre

Nelle notti di Parigi di fine Ottocento, quando il fumo dei caffè si mescolava al profumo di assenzio, Henri de Toulouse-Lautrec trovò la sua verità. Nei gesti delle ballerine del Moulin Rouge — un salto, un sorriso, una piega del busto — egli vide l’anima inquieta della modernità. Per Lautrec la danza non era spettacolo, ma vita allo stato puro: un corpo che sfida la gravità, un istante di libertà prima della caduta. Seduto ai tavoli dei cabaret di Montmartre, disegnava febbrilmente, come se temesse che la musica finisse prima del suo tratto. Le sue donne — Jane Avril, La Goulue, Yvette Guilbert — non sono figure idealizzate, ma creature vive, contraddittorie, consumate dalla stessa energia che le anima. Con linee spezzate e colori vibranti, Lautrec trasformò il movimento in ritmo visivo. Le sue litografie non descrivono: pulsano. Ogni manifesto è una danza che si espande nello spazio, dove il nome di un’artista diventa coreografia tipografica e la luce gialla del cabaret diventa battito del cuore. Dietro il clamore del can-can e le risate della folla, Lautrec dipinse anche la malinconia del dopo: la stanchezza, la solitudine, il corpo che si spegne. Forse perché conosceva bene il prezzo della fragilità, ...

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Rudolf Nureyev: perché veniva chiamato “il tartaro volante”?

Quando Rudolf Nureyev si lanciava in aria, sembrava che la gravità perdesse validità. Il pubblico tratteneva il respiro, sospeso con lui in una frazione di eternità. Non era solo un salto: era una dichiarazione d’indipendenza. Da uomo. Da artista. Da figlio dell’Asia e simbolo dell’Occidente. E fu proprio per questo che il mondo iniziò a chiamarlo Il tartaro volante. La stampa europea lo coniò con romanticismo quasi orientaleggiante. Tartaro evocava qualcosa di primitivo, fiero, indomabile. Una parola che funzionava come etichetta poetica per una figura fuori dai canoni. Nato in un treno transiberiano, cresciuto nella steppa e addestrato con rigore sovietico, Nureyev non era solo un ballerino: era un uragano. Il termine “volante” era, al contrario, perfettamente esatto. Il suo corpo non danzava: si librava. Chiunque abbia visto i suoi salti — che sfidavano le leggi della fisica con una sospensione surreale — capisce che non si trattava di semplice tecnica. C’era qualcosa di più. Come se ogni battito d’ali danzante fosse un atto di fede nella possibilità di elevarsi oltre il corpo e il tempo. Nureyev non fu mai addomesticabile. Nel 1961, quando decise di disertare durante una tournée del Kirov a Parigi, la sua fuga non fu solo ...

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