
La Stagione di Balletto 2026/2027 dell’Opéra national de Paris si presenta come uno dei momenti più significativi degli ultimi anni nel percorso artistico della prestigiosa istituzione francese, confermando la sua storica vocazione a coniugare tradizione e innovazione. Erede di una delle più antiche e influenti compagnie di danza del mondo, le cui origini risalgono all’Académie Royale de Danse fondata da Luigi XIV nel 1661, l’Opéra riafferma il proprio ruolo di laboratorio privilegiato della creazione coreografica contemporanea attraverso un ampio rinnovamento del repertorio. La stagione comprende infatti quattro nuove creazioni e cinque ingressi nel repertorio principale, cui si aggiungono una creazione e due nuove acquisizioni destinate al Junior Ballet.
Tra gli appuntamenti di maggiore rilievo emerge la prima mondiale di Rings of Saturn di Juliano Nunes, presentata in occasione del Gala di apertura della danza al Palais Garnier il 10 ottobre 2026. Nella medesima circostanza fanno il loro ingresso nel repertorio Vers un pays sage di Jean-Christophe Maillot e Busk di Aszure Barton, successivamente riproposti all’interno del programma Paysages Intérieurs. Il programma Rituels, all’Opéra Bastille, accoglie Boléro X di Shahar Binyamini, mentre Pulsations, al Palais Garnier, si distingue per una nuova creazione di Lucinda Childs e per l’inclusione nel repertorio di Schmetterling di Sol León e Paul Lightfoot.
Il Junior Ballet, protagonista del programma Éclats de danse nel gennaio 2027, presenta una nuova creazione di Anna Hop e accoglie in repertorio Yu di Altea Nuñez e On Then and Now di Simon Valastro. Il cartellone di Correspondances nocturnes riunisce inoltre Nocturnes di Thierry Malandain e una nuova creazione di Cathy Marston, mentre la stagione si conclude con una nuova lettura di Giselle affidata a Johan Inger, coreografo che negli ultimi anni si è imposto come una delle voci più autorevoli nella reinterpretazione del grande repertorio romantico.
Il Gala di apertura riunisce l’intera compagnia nel tradizionale Défilé du Ballet, una delle cerimonie identitarie più emblematiche dell’Opéra di Parigi, le cui origini affondano nella cultura teatrale dell’Ottocento francese e che ancora oggi rappresenta la manifestazione visibile della gerarchia e della continuità della compagnia. Per la prima volta il Défilé sarà accompagnato dall’Orchestra giovanile lirica dell’Opéra, diretta da Alizé Léhon, sulle solenni note della marcia dei Troyens di Hector Berlioz, in un ideale omaggio alla grande tradizione musicale nazionale.
Paysages Intérieurs propone un dialogo fra tre personalità di primo piano della coreografia contemporanea. Jean-Christophe Maillot vi presenta una delle opere cardine del repertorio dei Ballets de Monte-Carlo, compagnia che sotto la sua direzione ha saputo rinnovare l’eredità dei Ballets Russes nel Principato di Monaco; William Forsythe offre Rearray, ripensato nel 2024, esempio della sua continua ricerca sulla decostruzione del linguaggio accademico; Aszure Barton, infine, propone una creazione ispirata alle pratiche performative sviluppatesi negli spazi pubblici e urbani, ampliando ulteriormente il dialogo fra danza e contemporaneità.
In Rituels, il percorso storico ed estetico attraversa quasi un secolo di evoluzione coreografica. La purezza neoclassica di Suite en blanc di Serge Lifar, figura determinante nella rinascita del Balletto dell’Opéra dopo la stagione dei Ballets Russes, si confronta con la fisicità intensa di Boléro X di Shahar Binyamini e con la forza archetipica de Le Sacre du printemps nella celebre versione di Pina Bausch, opera che dal 1975 continua a rappresentare uno dei vertici assoluti del teatro-danza europeo.
Pulsations si sviluppa attorno alle suggestioni sonore di Max Richter, le cui partiture accompagnano le nuove creazioni in programma e dialogano con Lamentation di Martha Graham. Quest’ultima, creata nel 1930, costituisce uno dei manifesti fondativi della modern dance americana e conserva ancora oggi una straordinaria forza espressiva, trasformando il corpo in una potente metafora plastica del dolore e della condizione umana.
In Correspondances nocturnes, la sensibilità narrativa di Cathy Marston, ispirata alla figura di George Sand, si intreccia con l’universo poetico di Thierry Malandain. La loro vicinanza tematica genera un percorso che esplora la memoria, la notte e l’interiorità, dimensioni particolarmente fertili nella storia della danza teatrale europea.
Accanto alle novità, la stagione ripropone nove importanti titoli di repertorio: L’Histoire de Manon di Kenneth MacMillan, Rearray di William Forsythe, Suite en blanc di Serge Lifar, Le Sacre du printemps di Pina Bausch, Lamentation di Martha Graham, Les Enfants du paradis di José Martinez, Jewels di George Balanchine, La Fille mal gardée di Frederick Ashton e Raymonda nella celebre versione di Rudolf Nureyev.
Tra i grandi balletti narrativi, L’Histoire de Manon continua a distinguersi per la sua eccezionale intensità drammatica e psicologica. Considerata una delle massime espressioni del balletto narrativo del Novecento, l’opera assume in questa stagione un valore particolarmente simbolico poiché segna l’addio alle scene della danseuse étoile Dorothée Gilbert, figura centrale della compagnia negli ultimi due decenni. Les Enfants du paradis trasforma invece l’immaginario del celebre film di Marcel Carné in una raffinata costruzione coreografica, mentre La Fille mal gardée conserva intatta la freschezza del suo spirito pastorale settecentesco. Raymonda, infine, continua a rappresentare uno dei più grandiosi affreschi del repertorio classico, esaltato dalla sontuosa rilettura realizzata da Rudolf Nureyev per l’Opéra di Parigi.
Nel campo del repertorio neoclassico, Jewels occupa un posto del tutto particolare. Creato da George Balanchine nel 1967, primo balletto astratto di ampia durata nella storia della danza, esso costituisce un raffinato tributo alle tradizioni francese, americana e russa, trasformate in autentiche gemme coreografiche. Suite en blanc continua invece a incarnare l’ideale estetico della scuola francese, fondata sulla limpidezza della linea, sulla precisione stilistica e sulla virtuosità accademica. Lamentation, dal canto suo, resta una delle opere più iconiche dell’intero Novecento coreutico, testimonianza della rivoluzione espressiva inaugurata da Martha Graham.
La stagione si arricchisce inoltre di importanti eventi speciali. Fra questi spicca il ritorno del Tokyo Ballet con Kaguyahime di Jo Kanamori, lavoro ispirato a uno dei più celebri racconti della tradizione giapponese, e una tournée del Balletto dell’Opéra a New York che presenterà un programma misto comprendente opere di Jerome Robbins, Trisha Brown e Angelin Preljocaj, tre figure fondamentali nell’evoluzione della danza tra XX e XXI secolo.
Particolare attenzione è infine riservata alla formazione delle nuove generazioni. La Scuola di Ballo dell’Opéra mantiene il proprio ruolo centrale attraverso le tradizionali dimostrazioni di dicembre e lo spettacolo annuale di aprile, che nel 2027 celebra il suo cinquantesimo anniversario. A ciò si aggiunge il Gala delle Scuole di Balletto del XXI secolo, occasione privilegiata di confronto internazionale fra giovani interpreti.
Il Junior Ballet, fondato nel 2024 come naturale estensione della missione pedagogica dell’istituzione, prosegue il proprio percorso di perfezionamento artistico e diffusione culturale attraverso spettacoli al Palais Garnier e una tournée internazionale. La sua presenza all’interno della stagione testimonia con particolare evidenza la volontà dell’Opéra national de Paris di preservare una tradizione plurisecolare senza rinunciare al costante rinnovamento del linguaggio coreografico, riaffermando così quella continuità fra memoria e futuro che da oltre tre secoli costituisce il tratto distintivo della più prestigiosa istituzione coreutica francese.
Michele Olivieri
Foto di Opéra national de Paris
www.giornaledelladanza.com
©️ Riproduzione riservata
Giornale della Danza La prima testata giornalistica online in Italia di settore