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Žarko Prebil, il Maestro che ha cambiato la scuola italiana di danza. L’omaggio dell’Accademia Nazionale di Danza a dieci anni dalla scomparsa

A dieci anni dalla sua scomparsa, il nome di Žarko Prebil continua a rappresentare uno dei punti di riferimento imprescindibili della pedagogia coreutica europea. Non soltanto un maître di straordinario rigore tecnico, ma un autentico costruttore di generazioni di artisti, capace di trasmettere una concezione della danza fondata sul rispetto della tradizione accademica, sull’eleganza dello stile e sulla profonda conoscenza del repertorio classico.

Per questo motivo, il 16 luglio 2026, il Teatro Grande dell’Accademia Nazionale di Danza di Roma ha ospitato una intensa serata commemorativa organizzata dall’Accademia per ricordare il Maestro nel decennale della sua scomparsa. Un appuntamento che ha riunito allievi, docenti, artisti e personalità della danza italiana e internazionale, confermando quanto il suo insegnamento sia ancora vivo nella memoria della comunità coreutica.

Dalla Croazia ai grandi teatri europei

Nato a Zagabria nel 1939, Žarko Prebil si forma secondo la rigorosa tradizione della scuola russa, assorbendone i principi tecnici ed estetici che avrebbero caratterizzato tutta la sua attività artistica e didattica.

Dopo gli studi diventa primo ballerino del Teatro Nazionale Croato, affrontando il grande repertorio classico e romantico. La sua carriera si sviluppa rapidamente anche come maître de ballet e pedagogo, qualità che lo porteranno a essere chiamato in numerosi teatri europei.

Negli anni Settanta il suo percorso si intreccia con quello dell’Italia, Paese nel quale lascerà l’impronta più significativa della propria carriera. Qui la sua attività si concentra soprattutto sulla formazione dei giovani danzatori, introducendo con metodo e sistematicità la tradizione accademica russa all’interno delle istituzioni italiane.

Il lungo legame con l’Accademia Nazionale di Danza

L’istituzione che più di ogni altra identifica la figura di Prebil è l’Accademia Nazionale di Danza.

Per oltre trent’anni il Maestro insegna tecnica classica e repertorio, formando centinaia di ballerini destinati a entrare nelle principali compagnie italiane e straniere. Il suo lavoro coincide con una fase fondamentale della crescita dell’Accademia, contribuendo alla definizione di un percorso didattico che ancora oggi costituisce uno dei pilastri della formazione coreutica italiana.

A lui si deve anche il recupero filologico di importanti pagine del repertorio classico, tra cui estratti di Giselle, Paquita, Les Sylphides, La Bella Addormentata e Don Chisciotte, riproposti secondo la tradizione della scuola russa e destinati agli allievi dell’Accademia.

Più che trasmettere passi, Prebil trasmetteva un metodo. Precisione, musicalità, pulizia del movimento e rispetto dello stile erano principi irrinunciabili del suo insegnamento.

Molti dei suoi allievi ricordano ancora oggi la straordinaria capacità di correggere un dettaglio tecnico senza mai perdere di vista la qualità artistica dell’interpretazione.

Un maestro di maestri

L’influenza di Žarko Prebil supera ampiamente i confini della sala danza.

Molti dei docenti oggi impegnati nelle accademie e nei teatri italiani si sono formati direttamente con lui, perpetuandone l’impostazione metodologica.

Il suo contributo non è stato soltanto tecnico, ma profondamente culturale: considerava il balletto classico un patrimonio storico da custodire con rigore, evitando semplificazioni e mode passeggere.

Questa concezione della danza come tradizione vivente ha contribuito a consolidare in Italia una scuola capace di dialogare con le grandi istituzioni internazionali.

La serata del 16 luglio: memoria, danza e testimonianze

L’omaggio organizzato dall’Accademia Nazionale di Danza il 16 luglio scorso non è stato una semplice commemorazione, ma un vero racconto della sua eredità artistica.

La serata, condotta dalla giornalista e critica di danza Sara Zuccari, ha alternato testimonianze, immagini d’archivio e momenti coreografici dedicati al Maestro. Sono intervenuti, tra gli altri, Annamaria Galeotti, Anna Paola Pace, Elisabetta Cello, Lia Calizza, Laura Comi, Mario Marozzi, Raffaele Paganini, Mariangela Olmeda, Piero Martelletta, Arianne Lafita Gonzalvez e Vittorio Galloro, insieme a numerose personalità del mondo della danza.

Particolarmente significativa l’esecuzione, affidata agli allievi dell’Accademia, della Danza degli Amorini dal Don Chisciotte nella versione firmata da Žarko Prebil, testimonianza concreta del legame ancora fortissimo tra il Maestro e l’istituzione romana.

Nel presentare l’iniziativa, la direttrice Annamaria Galeotti ha sottolineato:

«Sono felice e onorata di presentare questa serata dedicata alla memoria del Maestro Žarko Prebil, figura fondamentale per la danza italiana e internazionale e punto di riferimento per generazioni di artisti. Per oltre trent’anni legato all’Accademia Nazionale di Danza, ha trasmesso con passione il valore della tradizione coreutica formando danzatori, maestri e professionisti. Con questo omaggio desideriamo ricordare non solo il grande maestro e professionista, ma anche l’uomo che ha lasciato un segno profondo nella storia dell’Accademia e nel cuore di chi ha condiviso con lui un percorso artistico e umano.»

Parole che sintetizzano efficacemente il valore di una figura il cui insegnamento continua a vivere attraverso i suoi allievi.

L’eredità di un pedagogo

Nel panorama della danza italiana del secondo Novecento pochi maestri hanno inciso quanto Žarko Prebil.

La sua grandezza non risiede soltanto nella carriera di ballerino o nelle produzioni riallestite, ma nella capacità di costruire una scuola, formare insegnanti e trasmettere una cultura del balletto fondata sul rigore, sulla disciplina e sulla conoscenza profonda della tradizione.

La commemorazione del 16 luglio ha restituito il ritratto di un uomo che ha saputo trasformare la propria esperienza artistica in patrimonio collettivo. Un maestro che ha lasciato un’eredità tangibile non soltanto nei repertori custoditi dall’Accademia Nazionale di Danza, ma soprattutto nelle centinaia di professionisti che continuano, ogni giorno, a trasmettere il suo insegnamento alle nuove generazioni.

È questa, probabilmente, la forma più alta di immortalità per un pedagogo: continuare a vivere nei gesti, nella disciplina e nella sensibilità artistica di chi ha avuto il privilegio di imparare da lui.

Rosa Belletti

www.giornaledelladanza.com

© Riproduzione riservata

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