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Olga Esina lascia le scene: l’addio al Wiener Staatsballett

Il prossimo giugno si concluderà al Wiener Staatsballett una straordinaria carriera di ballerina, costellata di grandi successi fin dagli esordi. Dopo oltre vent’anni di appartenenza alla compagnia, la Prima ballerina Olga Esina si congeda dal palcoscenico. Formatasi all’Accademia di balletto Vaganova nella sua città natale, San Pietroburgo, dopo un periodo al Teatro Mariinskij, nel 2006 è entrata come solista nella compagnia di balletto della Wiener Staatsoper e della Volksoper. Nel 2010 ha raggiunto il grado di Prima ballerina. Grazie alla sua personalità straordinaria, alla ricchezza espressiva, all’eccellenza tecnica e alla brillantezza artistica, Esina è diventata non soltanto una delle interpreti più rappresentative del Wiener Staatsballett, ma anche una delle ballerine di riferimento della sua generazione a livello internazionale. Dal punto di vista stilistico, Esina si muove con la stessa naturalezza nel balletto classico e neoclassico come nelle creazioni contemporanee. Ha interpretato numerosi ruoli da protagonista, tra cui, nelle stagioni più recenti, Il lago dei cigni di Rudolf Nureyev, The Winter’s Tale di Christopher Wheeldon, Die Fledermaus di Roland Petit, Live di Hans van Manen e La signora delle camelie di John Neumeier. In questa stagione sarà inoltre in scena come Romola Nijinska in Nijinsky, dello stesso Neumeier. La direttrice del ...

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Addio a María Elena Llorente, stella del Ballet Nacional de Cuba

Ci sono vite nella Lanza che finiscono molto tempo dopo l’ultima uscita di scena. Restano nei corpi degli allievi, nei passi trasmessi da un maestro all’altro, nelle fotografie di un’epoca, nella memoria di chi ha visto danzare un’artista quando il suo nome apparteneva ancora al presente. María Elena Llorente era una di queste figure. La sua morte, avvenuta il 21 settembre 2026 all’Avana, a ottant’anni, chiude una delle pagine più importanti della storia del Ballet Nacional de Cuba. Prima ballerina, maître, insegnante e coreografa, Llorente aveva attraversato più di mezzo secolo di danza cubana. Era nata all’Avana il 20 maggio 1946 e aveva iniziato a studiare ancora bambina alla scuola della Sociedad Pro-Arte Musical, per proseguire poi all’Academia Nacional de Ballet Alicia Alonso. Nella sua formazione aveva incontrato alcuni dei maestri destinati a costruire la scuola cubana: Alicia e Fernando Alonso, Marta Mahr, Alexandra Fedórova e José Parés. Da quest’ultimo, ricordava, aveva imparato soprattutto che la tecnica non è un traguardo in sé, ma lo strumento attraverso il quale il danzatore può arrivare all’espressione. Nel 1962 entrò nel Ballet Nacional de Cuba. Cinque anni più tardi fu promossa solista; nel 1976 raggiunse il grado di prima ballerina. Da quel momento ...

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Loreta Alexandrescu, il ricordo di una grande maestra

Nel giorno dell’anniversario di nascita (19 settembre), il ricordo di Loreta Alexandrescu torna naturalmente alla danza, quella danza che per tutta la vita ha studiato, interpretato e soprattutto trasmesso. Nata in Romania, diplomata all’Accademia Nazionale di Coreografia di Cluj-Napoca nel 1975 e prima ballerina al Teatro Rapsodia di Bucarest dal 1977, Loreta arrivò in Italia nel 1978, portando con sé una solida formazione e una profonda cultura del balletto. Dal 1988 entrò nella Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala, dove per oltre trent’anni fu maestra di danza classico-accademica, danza storica e danza di carattere, formando generazioni di giovani artisti. Tra i suoi allievi vi furono anche Roberto Bolle, Massimo Murru, Marta Romagna, Nicoletta Manni e molti altri interpreti che avrebbero poi portato nel mondo il segno della loro formazione scaligera. Ma ricordare Loreta significa soprattutto ricordare una maestra capace di vedere il danzatore prima ancora dell’allievo. Diceva che il talento non bastava, che occorrevano lavoro, qualità e intelligenza. E forse è proprio questa la sua eredità più preziosa: aver insegnato non soltanto come eseguire un passo, ma come comprenderlo, abitarlo e trasformarlo in danza. Oggi il suo nome continua a vivere nelle sale, nella memoria dei suoi allievi e ...

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Yoko Morishita, la ballerina che danza da 75 anni e sfida il tempo

A tre anni indossò le sue prime scarpette da danza perché i medici avevano consigliato ai genitori di farle praticare un’attività fisica: era una bambina gracile, nata a Hiroshima nel 1948, appena tre anni dopo la bomba atomica. Nessuno avrebbe potuto immaginare che quella scelta, fatta quasi per caso, avrebbe dato inizio a una delle carriere più straordinarie della storia del balletto. Oggi Yoko Morishita, che compirà 78 anni a dicembre, continua a esibirsi da protagonista ed è considerata la ballerina classica più anziana al mondo ancora impegnata in ruoli di primo piano. La sua infanzia è stata segnata dal clima della ricostruzione del Giappone. La nonna sopravvisse all’esplosione atomica riportando gravi ferite e Morishita ha spesso raccontato che la forza d’animo delle persone cresciute tra le macerie di Hiroshima è stata la lezione più importante della sua vita. Da loro ha imparato il valore della gratitudine e della perseveranza, qualità che ancora oggi considera il vero motore della sua longevità artistica. Dopo gli studi a Hiroshima e poi a Tokyo, entrò nella Matsuyama Ballet Company nel 1971, la compagnia fondata nel dopoguerra da Mikiko Matsuyama, destinata a diventare una delle istituzioni più prestigiose del balletto giapponese. La svolta internazionale ...

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I titoli perduti delle ballerine: la gerarchia nel balletto antico

Nel balletto dei secoli passati una ballerina non era definita soltanto dal suo grado nella compagnia, ma anche dalla qualità della sua arte. I teatri dell’Ottocento e dei primi decenni del Novecento possedevano una vera e propria aristocrazia del palcoscenico: ogni titolo raccontava una vocazione diversa, una specialità, un modo particolare di incantare il pubblico. Oggi molte di queste denominazioni sono cadute in disuso, ma un tempo potevano accompagnare il nome di una grande artista sui programmi teatrali, sui giornali e nei manifesti degli spettacoli. Nei teatri di tradizione francese il titolo di première danseuse indicava la principale ballerina della compagnia. Era l’artista destinata ai ruoli più importanti, spesso protagonista dei grandi balletti del repertorio. In Italia il termine prima ballerina aveva un valore simile, ma poteva essere accompagnato da ulteriori qualifiche che descrivevano la natura del talento dell’interprete. La prima ballerina di grazia rappresentava l’ideale della leggerezza, della purezza delle linee e dell’eleganza. Era la danzatrice della delicatezza, del port de bras raffinato, della musicalità sottile. Questo tipo di ballerina apparteneva soprattutto alla sensibilità del balletto romantico e classico: una figura eterea, capace di creare poesia attraverso la morbidezza del movimento più che attraverso il semplice virtuosismo. La prima ...

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Vera Colombo, la signora della danza scaligera

Ci sono artisti che appartengono alla memoria di un teatro e altri che, con il tempo, finiscono per appartenere alla sua storia. Vera Colombo appartiene alla storia della Scala. Il suo nome evoca una stagione irripetibile della danza italiana, gli anni della rinascita del grande teatro milanese dopo la guerra, quando la tradizione della scuola scaligera incontrava i nuovi linguaggi della coreografia internazionale e sul palcoscenico si alternavano personalità destinate a diventare leggenda. Ricordare Vera Colombo significa dunque ricordare non soltanto una grande prima ballerina, ma una donna che ha rappresentato, con una rara combinazione di eleganza, rigore e sensibilità, una precisa idea della danza e del teatro. Nata a Milano il 10 agosto 1931, Vera Colombo entrò giovanissima nella Scuola di Ballo della Scala, una delle istituzioni più severe e prestigiose della formazione coreutica europea. Lì apprese quella disciplina quotidiana, quasi ascetica, che è alla base della grande danza: la pazienza, la precisione, il controllo del corpo, l’ascolto della musica, il rispetto assoluto della coreografia. Si diplomò nel 1952 e appena due anni dopo, nel 1954, venne nominata prima ballerina. Avrebbe mantenuto quel ruolo fino al 1975, per oltre vent’anni di straordinaria attività artistica. Erano gli anni in cui ...

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Mackenzie Brown

Mackenzie Brown dice addio al palcoscenico a soli 24 anni

A soli 24 anni, Mackenzie Brown sceglie di chiudere una carriera che sembrava destinata a segnare il balletto internazionale ancora per molti anni. La prima ballerina americana, rivelazione del Balletto di Stoccarda negli ultimi anni, saluterà il pubblico in questi giorni, mettendo fine alla sua attività sulle scene dopo una rapida e brillante ascesa. Nata in Virginia e formatasi all’Académie Princesse Grace di Montecarlo, Brown aveva conquistato l’attenzione del mondo della danza con la vittoria del Prix de Lausanne 2019 e, successivamente, con l’Erik Bruhn Prize nel 2023. Entrata nello Stuttgarter Ballett nel 2020, in appena tre stagioni era arrivata al rango di prima ballerina dopo il folgorante debutto come Giulietta nel Romeo e Giulietta di John Cranko, imponendosi come una delle interpreti più promettenti della sua generazione. La scelta di lasciare il palcoscenico arriva però da una convinzione maturata lontano dai riflettori. In un’intervista alla stampa tedesca, Brown ha spiegato di voler iniziare una nuova vita in Ohio per dedicarsi agli studi e diventare insegnante. «Sono molto più di una ballerina», ha dichiarato, sottolineando come la danza resterà parte della sua identità, ma non più della sua professione. Un addio sorprendente, che priva il panorama internazionale di un talento ...

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Nel giorno della sua nascita, il ricordo di Agrippina Vaganova

Quando si pronuncia il nome di Agrippina Vaganova, il pensiero corre immediatamente al celebre metodo che ha formato generazioni di danzatori in tutto il mondo. Eppure, prima di diventare la più influente insegnante di balletto del Novecento, Vaganova fu una ballerina che visse sulla propria pelle le difficoltà, le contraddizioni e le trasformazioni della danza imperiale russa. Comprendere la sua grandezza significa dunque guardare non solo alla pedagogista e alla teorica, ma anche all’artista che calcò il palcoscenico del Mariinskij e che, attraverso l’esperienza diretta della scena, elaborò una nuova visione del corpo danzante. Nata a San Pietroburgo il 26 giugno 1879, Agrippina Jakovlevna Vaganova proveniva da una famiglia modesta: il padre era un sottufficiale dell’esercito russo. Fin da bambina mostrò una forte predisposizione per la danza e fu ammessa all’Accademia Imperiale di Balletto, uno dei più prestigiosi istituti di formazione artistica dell’epoca. Qui studiò con maestri che incarnavano diverse tradizioni europee, assorbendo la rigorosa eleganza della scuola francese e il virtuosismo tecnico portato in Russia dagli insegnanti italiani. Il percorso accademico non fu semplice. Vaganova non apparteneva a quella categoria di allieve considerate predestinate al successo. Non possedeva la brillantezza immediata di alcune compagne e dovette costruire il proprio ...

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Esmée Bulnes: la Signora della Danza tra “due mondi”

Nel vasto panorama della danza del Novecento, il nome di Esmée Bulnes brilla come quello di una figura schiva e poco celebrata, ma fondamentale. Non una prima ballerina, non una celebrità da palcoscenico: fu invece una delle più influenti maestre di balletto del secolo scorso, una donna che plasmò generazioni di danzatori con mano ferma e spirito visionario, muovendosi tra l’Europa e l’America Latina con la stessa grazia con cui si attraversa una sala da ballo. Nata nel 1900 a Rock Ferry, in Inghilterra, Esmée Bulnes crebbe artisticamente in un periodo in cui la danza classica stava ridefinendo se stessa tra rigore accademico e modernità. Studiò con alcuni tra i maestri più rispettati d’Europa, come Enrico Cecchetti e Ljubov Egorova, assorbendo quel sapere tecnico che avrebbe poi trasmesso con instancabile dedizione. Il suo stile era fortemente radicato nella scuola francese, ma arricchito da una comprensione profonda del corpo e della musicalità. Non fu mai interessata a mode o stravaganze: per lei la danza era un’arte fatta di disciplina, equilibrio e ascolto interiore. Fu in Argentina, a partire dagli anni ’30, che Esmée Bulnes costruì la prima grande fase della sua carriera. Entrò a far parte della Scuola di Ballo del ...

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Anniversario della nascita di Maya Plisetskaya: un’eredità immortale

Il 20 novembre ricorre l’anniversario della nascita di Maya Plisetskaya, una delle figure più luminose e rivoluzionarie della danza del Novecento. Nata nel 1925, in un’epoca segnata da profonde tensioni politiche, Plisetskaya seppe trasformare il palcoscenico nel luogo in cui libertà, grazia e forza potevano convivere in equilibrio perfetto. Celebrata come prima ballerina assoluta del Teatro Bol’šoj, la sua arte non si limitò alla tecnica impeccabile: fu un’espressione radicale di personalità e coraggio. Le sue interpretazioni di “Il Lago dei Cigni”, “Carmen Suite” e “La Morte del Cigno” sono rimaste scolpite nella memoria collettiva per la capacità di ridefinire, di volta in volta, il linguaggio del balletto classico. Con il suo stile inconfondibile, caratterizzato da linee ardite e da una musicalità fuori dal comune, Plisetskaya dimostrò che la danza poteva essere insieme disciplina e dichiarazione d’identità. A distanza di decenni, la sua eredità continua a ispirare ballerini, coreografi e appassionati di tutto il mondo. Ricordare la sua nascita significa celebrare una donna che ha trasformato la fragilità del corpo umano in un gesto di pura eternità, lasciando in dono un’idea di danza che ancora oggi invita a guardare oltre i limiti, verso un volo sempre possibile. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com ©️ ...

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