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Venti anni di palcoscenico: la vita di Claudina Cucchi, étoile

Claudina Cucchi nacque a Monza il 6 marzo 1834, in una famiglia che riconosceva e incoraggiava il talento artistico fin dalla tenera età. Fin da bambina mostrò una naturale inclinazione per la danza: i suoi movimenti erano agili, armoniosi e pieni di un’eleganza innata che catturava chiunque la osservasse. La sua passione la portò presto a entrare nella prestigiosa Scuola di Ballo del Teatro alla Scala di Milano, uno dei centri nevralgici della danza ottocentesca. Qui, sotto la guida di maestri rigorosi e visionari come Carlo Blasis e Auguste Hus, Claudina affinò la tecnica, sviluppando un equilibrio raro tra precisione tecnica e leggerezza poetica. La sua formazione non era solo fisica: veniva istruita anche nella teatralità, nella musica e nell’interpretazione, ingredienti fondamentali per diventare una vera étoile del suo tempo. Il debutto di Claudina sui grandi palcoscenici avvenne giovanissima, ma già allora la sua presenza scenica e la sua capacità di comunicare emozioni attraverso il corpo conquistarono il pubblico e la critica. La sua danza era un connubio di virtuosismo e delicatezza: ogni passo, ogni arabesque, sembrava naturale e al contempo studiato nei minimi dettagli. La sua fama crebbe rapidamente, e ben presto i Teatri d’Europa cominciarono a cercarla. Gli anni in cui ...

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Frédéric Olivieri presenta un nuovo trittico al Teatro alla Scala

Il trittico McGregor / Maillot / Naharin, al Teatro alla Scala dal 18 al 28 marzo 2026, è ricco di novità e di debutti per il Corpo di Ballo diretto da Frédéric Olivieri, che per la prima volta interpreterà i tre lavori in cartellone, e per il pubblico nazionale, essendo due delle tre produzioni mai prima d’ora rappresentate nel nostro Paese. Novità ma anche continuità: torna la firma di Wayne McGregor; proprio con Frédéric Olivieri si era inaugurata una collaborazione proseguita poi in maniera costante che si rinnova ora al suo ritorno alla direzione del Ballo, con uno dei pezzi più rappresentativi, Chroma, che arriva per la prima volta su un palcoscenico italiano nel ventennale dalla sua creazione. Entra nei programmi del Ballo scaligero per la prima volta il nome di Jean-Christophe Maillot, la visione artistica di questo coreografo, molto articolata, con un lavoro profondo e delicato, Dov’è la luna, in prima nazionale, con Roberto Bolle in scena nelle recite di apertura. In maniera dirompente chiude il trittico Minus 16 di Ohad Naharin: incorporando tracce musicali che spaziano da Dean Martin al mambo, dalla techno alla musica tradizionale, Minus 16 è un’opera che elimina la barriera tra i ballerini e ...

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Una rosa nella serata che consacrò la giovane Fracci

Il 3 marzo 1955 rimane una data sospesa nella memoria del teatro italiano, una di quelle sere in cui il destino intreccia talenti, visioni e profezie. Al Teatro alla Scala andava in scena La Sonnambula di Vincenzo Bellini, con protagonista Maria Callas e la regia di Luchino Visconti. In quella medesima serata, al termine dell’opera, una giovanissima allieva della scuola scaligera, Carla Fracci, danzava Lo spettro della rosa di Mikhail Fokin accanto al futuro primo ballerino Mario Pistoni. Fu un passo d’addio. E insieme, paradossalmente, un passo d’inizio. Nella Milano del secondo dopoguerra, la Scala era più di un teatro: era un laboratorio di rinascita culturale. Le produzioni firmate da Visconti non erano semplici allestimenti, ma affreschi estetici di altissima precisione storica e poetica. La Sonnambula del 1955, con la Callas nel ruolo di Amina, rappresentò uno dei vertici del sodalizio fra il regista e il soprano: un’interpretazione di raro lirismo, costruita su una recitazione misurata e struggente, lontana dai manierismi, intrisa di verità teatrale. Eppure, quella sera, qualcosa accadde anche dopo l’ultima nota belliniana. Tradizione voleva che, terminata l’opera, parte del pubblico si congedasse senza attendere il “saggio” di danza che spesso chiudeva la serata. La danza, per molti ...

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“La gioia di danzare” tra memoria e presente [RECENSIONE]

Nello storico Teatro Ponchielli di Cremona, tra ori antichi e velluti che custodiscono memorie ottocentesche, il gala La gioia di danzare, prodotto da ARTEDANZA, ha trovato la sua naturale dimora. In una sala gremita in ogni ordine di posti, l’emozione non era frutto di attesa mondana, ma di autentica partecipazione a un’arte che qui si è mostrata nella sua continuità, dal grande repertorio classico alle scritture contemporanee. Protagonisti della serata, il primo ballerino Timofej Andrijashenko e l’étoile Nicoletta Manni, interpreti di riferimento del Teatro alla Scala, hanno dato forma a un programma articolato e coerente, capace di intrecciare virtuosismo e consapevolezza stilistica. L’apertura con La bella addormentata di Marius Petipa, sulle immortali architetture musicali di Pëtr Il’ič Čajkovskij, ha subito inscritto il gala nella linea aurea del classicismo imperiale. Nel passo a due, Manni e Andrijashenko hanno restituito la purezza accademica del dettato petipiano: equilibri nitidi, linee distese, un dialogo limpido fra sostegno e abbandono. Non vi era ostentazione tecnica, bensì la chiarezza di un linguaggio che vive di proporzione e di ascolto musicale. Con Almost Blue, creazione di Mauro Bigonzetti sulle malinconiche sonorità di Chet Baker, Maria Celeste Losa ed Emanuele Cazzato hanno abitato uno spazio più intimo, quasi ...

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Il primo ballerino Andrea Volpintesta “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Scegliere un balletto classico preferito, per un danzatore, è davvero complicato. Ho avuto la fortuna di interpretarne molti e ognuno mi è rimasto nel cuore. Posso dire sinceramente Manon di Kenneth MacMillan, Onegin di John Cranko, ma anche i balletti di Rudolf Nureyev, come Il lago dei cigni, La bella addormentata e Don Chisciotte. Non è uno solo, ma ben cinque: faccio davvero molta fatica a scegliere quale, tra questi, sia il mio preferito. Il balletto contemporaneo prediletto? Sicuramente In the Middle, Somewhat Elevated di William Forsythe e poi il balletto che ha fatto innamorare me e Sabrina Brazzo, quello che ha fatto scattare la scintilla tra di noi e cioè Now and Then di John Neumeier. Il teatro del cuore? Il teatro del cuore non può che essere il Teatro alla Scala. Per me, fin da bambino, è stato il teatro prediletto: il luogo in cui sognavo di arrivare, di studiare, di crescere e di ballare. Non ci sono riuscito subito, perché ho avuto una parentesi all’Aterballetto di Reggio Emilia, ma in età piuttosto giovane ho avuto la fortuna di entrare con la direzione di Elisabetta Terabust. Devo dire che ho realizzato il mio sogno, ...

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Il danzatore del Bolshoi Filippo Ferdinando Pagani “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Spartacus di Grigorovich. Il balletto contemporaneo prediletto? Petite Mort di Jiří Kylián. Il Teatro del cuore? Teatro alla Scala perché mi ha formato e mi ha reso un ballerino professionista, il Teatro Bol’šoj di Mosca perché mi sta dando tante opportunità per la mia carriera. Un romanzo da trasformare in balletto? Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov, perché parla di amore assoluto, seduzione, follia e sacrifico. Il costume di scena indossato che hai preferito? Tutti costumi mi lasciano emozioni diverse, il mio preferito è quello di Franz in Coppélia. Quale colore associ alla danza? Colore oro perché ogni volta che ballo sento di esprimere potenza e regalità. Che profumo ha la danza? Per me la danza profuma di zenzero, frizzante come il carattere dell’artista, bergamotto e pompelmo che irradiano vivacità e brio. La musica più bella scritta per balletto? Aram Il’ič Chačaturjan, Spartacus. Il film di danza irrinunciabile? Billy Elliot. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Vladimir Vasiliev ed Ekaterina Maksimova. Il tuo “passo di danza” preferito? Giri alla seconda. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Filipp in Fiamme di Parigi, ...

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Il danzatore del Cleveland Ballet Lorenzo Maria Pontiggia “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Adoro tutti i balletti classici molto drammatici, ma il mio preferito è sicuramente L’Histoire de Manon di Kenneth MacMillan. Il balletto contemporaneo prediletto? Sicuramente Playlist di William Forsythe. Il Teatro del cuore? Ho avuto l’onore di ballare al Teatro alla Scala quando ero in Accademia e per me resterà sempre il mio teatro del cuore. Un romanzo da trasformare in balletto? Il rosso e il nero di Stendhal perché il romanzo è un avvicendarsi di eventi drammatici, avventurosi e passionali. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Le pagine della nostra vita è la storia perfetta. Potrebbe essere la nuova versione di Romeo e Giulietta ma ambientato negli anni ‘40. Il costume di scena indossato che hai preferito? Il costume che ho indossato allo YAGP per la variazione di Albrecht, indossato da Julio Bocca. Quale colore associ alla danza? Mi viene in mente il bianco. Per citare Martha Graham, “La danza è il linguaggio nascosto dell’anima” e l’anima per me è segno di purezza che associo al bianco. Che profumo ha la danza? Ha il profumo di camelia perché è un fiore dal sentore dolce, delicato, raffinato ed elegante. È un fiore antico ...

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Il Teatro alla Scala e Frédéric Olivieri ricordano Anna Razzi

Riceviamo e pubblichiamo: Anna Razzi è parte della storia e della tradizione del Teatro alla Scala e del suo Corpo di Ballo. Al nostro Teatro è infatti legata una splendente fase della sua carriera artistica: dal 1963 al 1986, da solista fino ad étoile, ha avuto una carriera a tutto tondo come protagonista dei grandi balletti del repertorio, da Romeo e Giulietta a Il lago dei cigni, Giselle, La Bella addormentata, Coppélia, fino al Novecento di Petruška, Apollon musagète di Balanchine e La signorina Giulia di Birgit Cullberg. Ha collaborato con Rudolf Nureyev e Paolo Bortoluzzi, sia come partner sia come protagonista delle loro coreografie. Alla Scala e in tour (la ricordiamo nel 1981 al Metropolitan Opera di New York in Giselle accanto a Nureyev), è stata anche creatrice di ruoli, protagonista di The Marriage of Heaven and Hell per Roland Petit. La ricorda Frédéric Olivieri, direttore del Corpo di Ballo e della Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala: “Ho appreso la notizia della scomparsa di Anna con profondo dispiacere, una grande artista a tutto tondo che ha davvero dedicato con entusiasmo tutta la sua vita alla nostra arte. Ho avuto la possibilità di danzare con lei quando ero ...

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International Talent Award: al via l’edizione 2026

Il Comitato “Metti le Ali al Talento” annuncia ufficialmente l’edizione 2026 dell’International Talent Award, svelando un nome di assoluto prestigio: Liudmila Konovalova, Guest Principal del Balletto dell’Opera di Vienna, che sarà protagonista al Teatro della Regina di Cattolica. Dal 19 al 22 febbraio 2026, la città romagnola accoglierà quattro giornate dedicate all’eccellenza coreutica internazionale, culminando nella tradizionale e attesissima Soirée de Danse. Anche per il 2026 l’International Talent Award riunisce interpreti, coreografi e direttori provenienti dalle più prestigiose istituzioni mondiali, confermando una rassegna ambiziosa e in costante crescita. Accanto a Liudmila Konovalova, madrina dell’edizione 2026, saranno presenti personalità di spicco del panorama accademico e professionale internazionale: Fabienne Cerutti, dell’École de Danse de l’Opéra de Paris; Jessica Clarke, Artistic Manager della Royal Ballet School di Londra; Lynne Charles, Artistic Director della English National Ballet School; Dario Elia, Deputy Artistic Director della Dutch National Ballet Academy; Christian Schön, della Hamburg Ballet School; Gaia Straccamore, étoile del Teatro dell’Opera di Roma; Michele Merola, direttore artistico della MM Contemporary Dance Company e co-direttore dell’Agora Coaching Project di Reggio Emilia; Stephen Delattre, direttore della Delattre Dance Company e dell’Evolution Dance Platform di Mainz; Antonia Čop, per la Iwanson International School of Contemporary Dance; Giorgia Maddamma ...

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Vera Colombo: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita

È stata una delle stelle della Scala: Vera Colombo fu prima ballerina del Teatro alla Scala di Milano, punto di riferimento della danza classica italiana nel secondo dopoguerra. Era famosa per eleganza e purezza di stile: Non puntava sull’effetto spettacolare, ma su linee pulite, musicalità e raffinatezza, qualità molto apprezzate nel repertorio classico. Interprete ideale dei grandi balletti romantici: Era particolarmente amata in ruoli come Giselle e Il lago dei cigni, dove contavano sensibilità e controllo più che virtuosismo estremo. Ha dato moltissimo anche come insegnante: Dopo la carriera sul palco si dedicò all’insegnamento, contribuendo alla formazione di nuove generazioni di ballerini italiani. Rappresenta la “scuola italiana” del Novecento: La sua danza incarnava disciplina, eleganza e rigore tecnico, diventando un modello per chi studiava balletto in Italia in quegli anni. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com ©️ Riproduzione riservata

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