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Tag Archives: Teatro alla Scala

20ª edizione di Danzainfiera: annunciato il programma completo

Dal 20 al 22 febbraio 2026 la Fortezza da Basso di Firenze ospita la 20ª edizione di Danzainfiera, evento internazionale dedicato al mondo della danza, organizzato da Pitti Immagine. Una formula unica in Europa che fonde alta formazione, spettacolo, concorsi e una sezione espositiva commerciale, mettendo in dialogo artisti, scuole, compagnie, brand e pubblico. L’edizione 2026 coinvolge in qualità di espositori 62 accademie tra italiane ed estere, organizzatori di eventi coreutici, compagnie ed enti di promozione sportiva che andranno in scena al Padiglione Cavaniglia; 75 brand specializzati che nell’area Brand & Store, al Piano Terra del Padiglione Centrale presentano le proprie novità, metà dei quali arrivano dall’estero, selezionati sulla base della qualità manifatturiera e dell’innovazione stilistica, che portano prodotti e servizi per il palco ma anche per il dietro le quinte e la vita di tutti i giorni. 370 gli eventi in programma, 21.845 posti in aula, 13 sale e 3 palchi attivi dalla mattina alla sera; 1.000 coreografie in scena e 54 appuntamenti dedicati solo agli insegnanti. L’obiettivo è superare le 20.000 presenze dello scorso anno. Un programma di eventi e attività che si svolge in un layout della manifestazione completamente rinnovato: dall’ingresso visitatori da Porta Faenza, all’utilizzo per ...

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Coviello e Albano aprono le Olimpiadi [RECENSIONE]

L’apertura coreografica della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 a San Siro ha scelto una via chiara e coraggiosa: affidarsi all’immaginario plastico dell’arte italiana, assumendo come matrice visiva e concettuale uno dei suoi capolavori assoluti, Amore e Psiche di Antonio Canova. La coreografia firmata da Sasha Riva e Simone Repele non ha tentato una trasposizione letterale del gruppo scultoreo, ma ne ha distillato l’essenza: il momento sospeso dell’incontro, l’intimità che nasce nel gesto, la tensione tra abbandono e risveglio. Al centro della scena, Antonella Albano e Claudio Coviello, primi ballerini del Teatro alla Scala diretti dal maestro Frédéric Olivieri, hanno incarnato questa dimensione non come figure mitologiche, ma come presenze umane attraversate da un sentimento archetipico. Non si è trattato di un semplice pas de deux celebrativo — come lo stesso Coviello sottolinea — bensì di un segmento coreografico compatto, raffinato e carismatico, costruito per esistere dentro un contesto monumentale senza perdere densità emotiva. Il riferimento a Canova si è percepito soprattutto nella qualità del movimento: le prese morbide, i sostegni continui, la sensazione costante di un corpo che nasce dall’altro. Albano ha lavorato su una danza di abbandono controllato, fatta di curve, inclinazioni e sospensioni, mentre Coviello ha ...

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La solista scaligera Vittoria Valerio “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Giselle. Il balletto contemporaneo prediletto? Non ne ho uno preferito. Il Teatro del cuore? Teatro alla Scala. Un romanzo da trasformare in balletto? Il gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? La vita è bella di Roberto Benigni. Il costume di scena indossato che hai preferito? Tatiana (Onegin, terzo atto). Quale colore associ alla danza? Rosa. Che profumo ha la danza? Difficile da descrivere: legno, misto a velluto, lacca, rossetto… un profumo unico. La musica più bella scritta per balletto? Ce ne sono troppe meravigliose per sceglierne una sola. Il film di danza irrinunciabile? Non mi piacciono molto i film di danza. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Carla Fracci e Rudolf Nureyev. Il tuo “passo di danza” preferito? Più che un passo preciso adoro gli adagi. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Giulietta. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? Ce ne sono stati tanti. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti? Che mi avrebbe accompagnato a lungo… Tre parole per descrivere la disciplina della danza? Rigore, costanza, impegno. ...

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‘Roberto Bolle and Friends’ in scena al Teatro EuropAuditorium

Un appuntamento imperdibile quello con Bologna che non manca mai nel calendario di Roberto Bolle, grato ad una città che gli ha sempre riservato un affetto e una dedizione incredibili, e dove molti anni fa è nato il suo primo fanclub. Per il pubblico entusiasta e al tempo stesso esigente della “Dotta” anche questa volta l’Étoile scaligera ha preparato un programma nuovo che unisce repertorio classico e contemporaneo e soprattutto riunisce talenti nuovi ed affermati del panorama tersicoreo internazionale. In primo luogo, Ildar Young, giovane danzatore di origini russe, attualmente tra i nomi più promettenti della scena internazionale. Con la sua intensità interpretativa e la sua tecnica impeccabile, sarà protagonista del solo Metaphor della coreografa Zoi Tatopoulos e insieme con Bolle di una creazione di Christopher Wheeldon, US. Nel cast anche gli amati protagonisti del Teatro alla Scala di Milano, l’Étoile Nicoletta Manni e il marito, il Primo Ballerino Timofej Andri-jashenko. Insieme interpreteranno il Grand Pas Classique di Victor Gsovskij e Nicoletta Manni sarà poi la partner di Roberto Bolle in un pezzo tutto italiano: Caravaggio. Opera di Mauro Bigonzetti, su musica di Claudio Monteverdi, ispirato alla vita e soprattutto alla luce di uno dei più grandi pittori della storia, ...

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Eliogabalo (balletto): storia, personaggi, curiosità e trama

Maurice Béjart, maestro visionario della danza del Novecento, ha sempre cercato di trasformare il palcoscenico in un luogo dove il corpo racconta emozioni, idee e ribellioni. Con Héliogabale (Eliogabalo), presentato negli anni Settanta, ci conduce nel mondo di un imperatore romano tanto famoso quanto scandaloso: Elagabalo. Non una semplice figura storica, ma un simbolo di trasgressione, potere sfrenato e desiderio incontrollabile. Béjart non ci propone una storia lineare: sul palco non si svolgono atti e scene come in un balletto classico, ma un flusso di gesti, ritmi e corpi che evocano caos, piacere e ritualità. Elagabalo diventa così un archetipo, l’incarnazione di un’energia anarchica che sfida ogni norma. Il corpo dei danzatori si muove come un fiume impetuoso, alternando momenti di follia e fragilità, come se ciascun gesto raccontasse il conflitto tra ordine e desiderio. Eliogabalo debuttò in un contesto internazionale e sorprendente: il primo allestimento fu presentato nel 1976 al Shiraz-Persepolis Festival of Arts in Iran, un festival che celebrava l’incontro tra culture diverse e le arti in tutte le loro forme. Il pubblico non assiste a una vicenda precisa, ma viene immerso in un rito collettivo di musica, movimento e simboli, dove la danza diventa esperienza sensoriale e ...

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Gala Fracci 2026: la grazia che non conosce tempo [RECENSIONE]

Il legame tra Carla Fracci e il Teatro alla Scala ha segnato in maniera indelebile la storia del balletto italiano. Entrata alla Scuola di Ballo nel 1946 e diplomata nel 1954, Fracci divenne prima ballerina nel 1958 ed étoile nel 1963, costruendo un repertorio centrale che include Giselle, La Sylphide, Romeo e Giulietta, La Bella Addormentata, Il Lago dei Cigni e Coppélia. La sua danza coniugava rigore tecnico, musicalità e intensità poetica: la sua Giselle, fragile e introspettiva, resta un paradigma del balletto romantico italiano. Pur affermandosi a livello internazionale, Fracci ha sempre mantenuto un legame privilegiato con la Scala, incarnando la tradizione più che dirigendola, e imprimendo alla scena italiana quella leggerezza emotiva e quella precisione che la resero celebre nel mondo. Il Gala Fracci 2026, alla sua quinta edizione, ha trasformato la memoria in spettacolo vivo, un atto di celebrazione che ha riempito il teatro di un pubblico internazionale alla vigilia dell’inaugurazione delle Olimpiadi Milano-Cortina, conferendo alla serata un’eco simbolica tra emozione e disciplina, in un’unica cornice di eccellenza italiana. Lo scenografico Défilé su Wagner ha aperto la serata come una processione di continuità generazionale, coinvolgendo Corpo di Ballo, solisti e allievi, un omaggio suggestivo alla trasmissione della ...

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Nel giorno della sua nascita: ricordando Bruno Vescovo

Nel giorno dell’anniversario della sua nascita (5 febbraio 1949 – 30 dicembre 2023) il nome di Bruno Vescovo torna a risuonare come una presenza viva nella storia della danza italiana. Primo ballerino del Teatro alla Scala, Vescovo ha incarnato un’idea di arte che andava oltre la perfezione tecnica, toccando quella zona più profonda in cui il movimento diventa linguaggio dell’anima. Alla Scala, tempio mondiale del balletto, Bruno Vescovo non è stato soltanto un interprete, ma un punto di riferimento. Il suo stile univa rigore e naturalezza, disciplina e libertà espressiva. Ogni gesto appariva necessario, mai superfluo; ogni passo sembrava nascere da un ascolto intimo della musica e dello spazio. Non danzava solo per esibirsi, ma per raccontare, per dare forma a emozioni che altrimenti sarebbero rimaste senza voce. Chi lo ha visto in scena ricorda la sua capacità di abitare il palco con una presenza sobria e magnetica. Non c’era enfasi gratuita nei suoi ruoli, ma una profondità silenziosa che conquistava lo sguardo dello spettatore. Vescovo sapeva rendere umano anche il virtuosismo più astratto, trasformando la tecnica in strumento di verità espressiva. Essere primo ballerino alla Scala significava, per lui, assumere una responsabilità artistica e morale: rappresentare una tradizione prestigiosa, ma ...

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Le presbytère (Ballet for Life): storia, personaggi, curiosità e trama

Le presbytère (sottotitolo: Ballet for Life) è un balletto che nasce da una frattura: la consapevolezza che la vita è breve, vulnerabile, eppure ostinatamente luminosa. Maurice Béjart non costruisce uno spettacolo commemorativo nel senso tradizionale; non celebra i morti guardando indietro, ma li chiama nel presente. Prima mondiale: 15 dicembre 1996
 alla Salle Métropole di Lausanne (Svizzera). 
Fu qui che Maurice Béjart presentò per la prima volta al pubblico questa sua coreografia rivoluzionaria nella sua città di base con il Béjart Ballet Lausanne. La prima parigina si vide nel gennaio 1997 al Théâtre de Chaillot. L’assenza di una trama narrativa è una scelta precisa. Béjart rinuncia al racconto lineare perché la perdita non è lineare. Il dolore non segue un ordine, e nemmeno l’amore. Al suo posto, il coreografo costruisce una drammaturgia emotiva, fatta di quadri che si susseguono come stati d’animo: esuberanza, intimità, vuoto, slancio vitale. Ogni sezione è autonoma, ma tutte sono legate da un flusso continuo, come un respiro che non si interrompe mai davvero. I danzatori non interpretano personaggi, ma condizioni dell’essere umano. I loro corpi giovani e atletici diventano simbolo della vita nel suo momento più intenso, quello in cui si ha la sensazione di ...

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La maestra accademica Elisa Scala “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Non ho un balletto classico preferito, direi la triade tchaikovskiana Lago dei Cigni, Bella Addormentata e Schiaccianoci. Il balletto contemporaneo prediletto? Se il termine contemporaneo abbraccia la creazione coreografica del Novecento scelgo La Dama delle Camelie di John Neumeier. Il Teatro del cuore? Teatro alla Scala. Un romanzo da trasformare in balletto? L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Orgoglio e pregiudizio, tratto dal romanzo di Jane Austen, con la regia di Joe Wright. Il costume di scena indossato che hai preferito? Il costume della Fata dei Lillà. Quale colore associ alla danza? Il rosa chiaro. Che profumo ha la danza? Il profumo della sala, della pece. La musica più bella scritta per balletto? La sagra della primavera di Igor Stravinsky. Il film di danza irrinunciabile? Due vite e una svolta (The Turning Point) diretto da Herbert Ross con protagonista Michail Baryšnikov. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Michail Baryšnikov e Silvye Guillem. Il tuo “passo di danza” preferito? Non ne ho uno in particolare. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Margherite della ...

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Mauro Bigonzetti firma una rilettura contemporanea del grande classico

Il coreografo Mauro Bigonzetti, già direttore di Aterballetto e del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala, rilegge in chiave contemporanea l’intramontabile fiaba de Lo Schiaccianoci, sulla celebre partitura di Pëtr Il’ič Čajkovskij. A dare corpo al racconto coreografico è la pluripremiata MM Contemporary Dance Company, realtà di eccellenza nel panorama italiano, diretta da Michele Merola, in scena al Teatro Municipale Valli di Reggio Emilia, sabato 24 gennaio alle ore 20.30 e domenica 25 gennaio alle ore 16.00. Coreografo dalla lunga carriera internazionale e non nuovo alla rilettura dei grandi classici, Bigonzetti affronta Lo Schiaccianoci senza stravolgerne l’impianto narrativo, ma rinnovandolo attraverso un linguaggio coreografico completamente nuovo. Scompaiono le punte per le interpreti femminili; i costumi, firmati da Kristopher Millar e Lois Swandale, sono senza tempo e ispirati ai principi di ecosostenibilità dei materiali e di inclusione di genere. L’impianto scenico visionario di Carlo Cerri, con le sue architetture tridimensionali, evita riferimenti a un’epoca precisa e si muove in un costante gioco tra realtà e fantasia, tra visibile e inconscio. Il pubblico è così accompagnato nelle vicende di Drosselmeier, qui en travesti, e di Clara, interpretata dalla giovane Giorgia Raffetto, lasciandosi guidare in un viaggio che sollecita l’immaginazione individuale. La ...

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