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José Perez: “La mia è una Carmen moderna”

Jose Perez - ph. Renè de Cardenas

Il 14 settembre, nel suggestivo scenario del Teatro Romano di Benevento, costruito nel II secolo sotto l’Imperatore Adriano, andrà in scena la prima nazionale di Carmen, coreografia di Josè Perez, produzione Balletto di Benevento, con l’Orchestra Filarmonica di Benevento. Si tratta di un lavoro di grande impatto scenico, in cui si ha modo di apprezzare tutto il talento di Josè Perez, artista eclettico e poliedrico, nelle vesti sia di coreografo che di interprete.  Il giornaledelladanza.com ha seguito molto da vicino questa produzione, con servizi fotografici realizzati specificamente per l’evento e con degli approfondimenti speciali, tra cui questa esclusiva intervista rilasciata da Josè Perez.

Come nasce questa produzione?

L’idea è nata da una proposta che mi è stata fatta da Carmen Castiello, direttrice artistica del Balletto di Benevento. Lei mi ha spiegato le sue idee e insieme abbiamo deciso di creare una nuova versione di quest’opera. Si è data l’opportunità di rappresentarla in un teatro storico stupendo, il Teatro Romano di Benevento, uno dei più antichi, che può accogliere fino a 1400 spettatori, con un’orchestra di 70 elementi. Abbiamo intrapreso questo lavoro in un modo molto professionale e ho preso questo progetto molto a cuore. Si è creata una bella sinergia che ci ha consentito di lavorare in perfetta armonia ed è stata una mia prima vera produzione in cui ho investito tutto me stesso come artista.

Come ti senti ad essere coreografo e interprete al tempo stesso?

La verità è che non avrei voluto essere anche interprete, avrei voluto essere solo coreografo; mi doleva essere il coreografo che danza anche nelle sue stesse produzioni, come si vede spesso, ma, come ho detto, si è presentata l’occasione unica di mettere in scena questo spettacolo con l’orchestra dal vivo nel contesto di un grande teatro antico e la direttrice artistica ha insistito molto per vedermi anche in scena. Da ballerino e coreografo riesco, per quello che mi compete, a montare la cosa giusta per i danzatori dal punto di vista tecnico e a dare loro indicazioni precise per interpretare al meglio ciò che cerco di trasmettere. Il mio lavoro creativo si basa proprio sul cercare di montare le cose più adatte ai personaggi principali e al corpo di ballo. Ho trascorso ore a studiare i passi e le sequenze più giuste per loro, tutto è stato studiato a fondo e pensato scena per scena. Questo mi ha aiutato molto a lavorare con loro e ha reso il tutto una bella esperienza.

Hai seguito fedelmente la trama?

Sì, l’ho seguita dal punto di vista dell’idea originale dell’opera, ma l’ho trasformata nella mia versione più moderna. Mi piace reinterpretare in chiave moderna, non restare ancorato al passato. Anche dal punto di vista orchestrale ho voluto modernizzare, che non significa stravolgere, ma rendere la musica perfettamente coincidente con gli intenti coreografici.

Qual è la tua idea di modernità?

Il senso della modernità per me è adattarsi ai tempi attuali, la piazza della Carmen potrebbe essere in qualunque luogo, Oriente o Occidente, con personaggi contemporanei. Anche la diversità sociale tra i personaggi è riportata ai tempi nostri. La lotta tra le sigaraie è simbolo della lotta per il territorio che potrebbe essere in ogni dove, non ha una collocazione storica o spaziale precisa.

Hai voluto quindi dare a quest’opera anche un taglio sociale?

Sicuramente, a partire dai minimi dettagli, ad esempio dal gesto di Carmen di chiedere la rosa da donare a José ad una semplice signora del popolo che annaffia i fiori sul balcone. Carmen è una gitana che non crede di essere inferiore a donne di un ceto più alto con abiti sontuosi, perché è consapevole che il vero valore risieda in altro e non nelle stoffe pregiate. Nella scena dei contrabbandieri sulla montagna ho mostrato uomini intenti nelle loro attività quotidiane, nei mestieri più umili. Josè infine si spoglia dei suoi gradi per diventare anch’egli un uomo del popolo, capace di cedere ai suoi sentimenti come qualsiasi altro uomo. Ho voluto rendere il senso di un abbattimento delle barriere sociali.

In che chiave hai interpretato i personaggi?

José resta un personaggio autoritario, un soldato, che è pronto ad andare incontro al suo destino, determinato nella scelta di andare fino in fondo nel suo proposito. È un personaggio anche egoista in fondo, perché non vuole mescolarsi a donne come Carmen e non è neanche disposto a creare una vera relazione con lei, ma nello stesso tempo, ammaliato dalla sua bellezza, vuole esercitare tutto il suo potere su di lei, portandolo fino alle estreme conseguenze. Carmen è sfrontata, consapevole della sua bellezza, non si lascia condizionare da nulla, sa di essere la più bella, non teme il confronto ed è ben consapevole del suo ascendente, non cede a compromessi, neanche quando va incontro al suo destino; è una donna che, col suo fascino, dimostra di essere più forte del potere militare. Il personaggio toreador l’ho lasciato come tale, senza stravolgerlo, Carmen se ne innamora follemente. Lui è espressione pura di bellezza ed eleganza. Il personaggio di Micaela è completamente rivisitato in questa versione in cui lei non appare come la promessa sposa di Josè ma come un’amica di Carmen che ambisce ad essere come lei, una donna libera e indipendente e, nella speranza di riuscirci, si rende complice di Josè, informandolo di tutte le azioni di Carmen e richiedendo il suo intervento. Lei costituisce un po’ il trait d’union della relazione tra Carmen e Josè.

I valori cardine di questo lavoro?

La vita di tutti i giorni, l’umano sentire, l’amore, la morte, il tempo. Il tempo non esiste, è come annullato, il giorno e la notte sono uguali, la sera è uguale alla mattina, tutta l’azione scenica si svolge in una continuità che fa da sfondo ad una dimensione in cui il concetto di spazio e tempo assumono un’importanza relativa per lasciare spazio unicamente ai sentimenti dell’animo umano.

Che tipo di ambientazione hai scelto?

Ho cercato di ricreare l’ambientazione in una piazza molto semplice, anche dal punto di vista scenografico, approfittando anche della cornice naturale del Teatro Romano. La scenografia deve essere nel tema e nelle luci. Anche i costumi sono molto semplici, creati secondo la tecnica del riciclo creativo.

La data di Benevento segna il debutto di questo splendido lavoro, ma vi saranno altre tappe?

Sicuramente, stiamo già lavorando alla distribuzione dello spettacolo su scala nazionale ed internazionale

I tuoi prossimi impegni?

Dopo il debutto di Carmen, avrò un autunno e un inverno ricco di impegni. Ritornerò al Teatro San Carlo di Napoli in Otello di Fabrizio di Monteverde con Anbeta Toromani nel ruolo di Desdemona e poi sarò impegnato col Balletto di Roma ne Lo Schiaccianoci di Mario Piazza e in altre tournée che mi porteranno in vari teatri in tutta Europa. A maggio danzerò nel balletto Cenerentola di Fabrizio Monteverde Teatro al Massimo di Palermo, sempre con Anbeta Toromani.

Lorena Coppola

www.giornaledelladanza.com

Foto ©  Renè de Cardenas

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