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27 marzo: Oggi La Giornata Mondiale del Teatro 61° edizione

Oggi 27 marzo 2023 è La Giornata Mondiale del Teatro quest’anno è giunta alla 61° edizione e per l’occasione il messaggio è stato scritto dall’attrice egiziana Samiha Ayoub.

La Giornata Mondiale del Teatro è stata istituita dall’International Theatre Institute e da esperti dell’UNESCO per la prima volta il 27 Marzo 1962.

Da quel giorno, ogni anno, in tutto il mondo viene celebrata la Giornata Mondiale del Teatro e per l’occasione viene richiesto ad una personalità del teatro, della musica e della cultura in genere di scrivere un messaggio.

Il messaggio viene letto nei teatri, nelle scuole, nelle biblioteche, nei luoghi di cultura e di aggregazione in tutto il mondo. 

La Giornata Mondiale del Teatro quest’anno è giunta alla 61° edizione e per l’occasione il messaggio è stato scritto dall’attrice egiziana Samiha Ayoub, e richiama in maniera forte e profonda i valori fondativi del teatro rispetto alla comunità globale.

Messaggio della Giornata Mondiale del Teatro 2023 di Samiha AYOUB
A tutti i miei amici artisti di teatro di tutto il mondo,
Vi scrivo questo messaggio in occasione della Giornata Mondiale del Teatro, e per
quanto mi senta estremamente felice di rivolgermi a voi, ogni fibra del mio essere
trema sotto il peso di ciò che tutti noi stiamo soffrendo – artisti di teatro e non- a
causa delle pressioni schiaccianti e dei sentimenti contrastanti che suscita la
condizione attuale del mondo. L’instabilità è il risultato diretto di ciò che il nostro
mondo sta attraversando oggi in termini di conflitti, guerre e disastri naturali che
hanno avuto effetti devastanti non solo sul nostro mondo materiale, ma anche sul
nostro mondo spirituale e sulla nostra pace psicologica.
Vi parlo oggi mentre ho la sensazione che tutto il mondo sia diventato come isole
disperse, o come navi che fuggono in un orizzonte denso di nebbia, ciascuna
spiegando le vele e navigando senza guida, senza riuscire a vedere nulla
dell’orizzonte che dovrebbe guidarle e, nonostante ciò, continuando a navigare,
sperando di raggiungere un porto sicuro che la accolga dopo le lunghe
peregrinazioni in mezzo a un mare furioso.
Il nostro mondo non è mai stato così strettamente connesso come lo è oggi, ma allo
stesso tempo non è mai stato più dissonante e non siamo mai stati così lontani gli
uni dagli altri come lo siamo oggi. Qui sta il paradosso drammatico che ci impone la
nostra contemporaneità. Nonostante ciò a cui assistiamo rispetto alla convergenza
nella circolazione delle notizie e delle comunicazioni che ha portato ad infrangere
tutte le barriere dei confini geografici, i conflitti e le tensioni a cui il mondo sta
assistendo hanno superato i limiti della percezione logica, creando, in mezzo a
questa apparente convergenza, una divergenza fondamentale che ci allontana dalla
vera essenza dell’umanità nella sua forma più semplice.
Il teatro nella sua essenza originaria, è un atto puramente umano basato sulla vera
essenza dell’umanità, che è la vita. Come diceva il grande pioniere Konstantin
Stanislavskij: “Non entrate mai a teatro con il fango ai piedi. Lasciate la polvere e lo
sporco fuori. Lasciate le vostre piccole preoccupazioni, i litigi, le piccole difficoltà alla
porta assieme ai vostri indumenti esterni- tutte quelle cose che vi rovinano la vita e
distolgono la vostra attenzione dalla vostra arte.” Quando saliamo sul palco, saliamo
con la sola vita di un essere umano in noi, ma questa vita ha una grande capacità di
scindersi e di riprodursi per trasformarsi in tante vite che diffondiamo in questo
mondo affinché esso prenda vita, fiorisca e diffonda i suoi profumi.
Quello che facciamo nel mondo del teatro, come drammaturghi, registi, attori,
scenografi, poeti, musicisti, coreografi e tecnici -tutti noi nessuno escluso- è un atto
di creazione della vita che non esisteva prima di salire sul palcoscenico. Questa vita
merita una mano premurosa che la tenga, un petto amorevole che la accolga, un
cuore gentile che provi empatia per essa ed una mente sobria che le fornisca ragioni
per continuare e sopravvivere.
Non esagero quando dico che quello che facciamo sul palco è l’atto stesso della vita,
generata dal nulla, come una brace ardente che brilla nell’oscurità, illuminando le
tenebre della notte e riscaldando la sua freddezza. Siamo noi che diamo alla vita il
suo splendore. Siamo noi che la incarniamo. Siamo noi che la rendiamo vibrante e
significativa. E siamo noi a fornire le ragioni per capirla. Siamo noi che usiamo la luce
dell’arte per affrontare l’oscurità dell’ignoranza e dell’estremismo. Siamo noi che
abbracciamo la dottrina della vita, affinché la vita si possa diffondere in questo
mondo. Per questo mettiamo tutto il nostro impegno, tempo, sudore, lacrime,
sangue e nervi, per raggiungere questo alto messaggio, per difendere i valori della
verità, della bontà e della bellezza, nel convincimento che la vita meriti veramente di
essere vissuta.
Vi parlo oggi, non così per parlare, e nemmeno per celebrare il padre di tutte le arti,
il “teatro”, nella sua giornata mondiale. Vi invito piuttosto a stare insieme, tutti noi,
mano nella mano, spalla a spalla, per gridare a squarciagola, come siamo abituati a
fare sui palcoscenici dei nostri teatri, per far uscire le nostre parole, per risvegliare la
coscienza del mondo, per cercare dentro di noi l’essenza perduta dell’umanità.
L’essere umano libero, tollerante, amorevole, comprensivo, gentile ed accogliente,
che rigetta questa vile immagine di brutalità, razzismo, di conflitti sanguinosi, di un
pensiero unilaterale ed estremista. Gli esseri umani hanno camminato su questa
terra e sotto questo cielo per migliaia di anni e continueranno a camminare.
Pertanto togliete i piedi dal fango delle guerre e dei conflitti sanguinosi e lasciate
questi ultimi all’entrata del palcoscenico.
Forse allora la nostra umanità, che si è offuscata nel dubbio, diventerà di nuovo una
certezza che ci renderà tutti orgogliosi di essere umani e di essere fratelli e sorelle
nell’umanità.
È la nostra missione, di noi drammaturghi, portatori della fiaccola della luce, sin
dalla prima apparizione del primo attore sul primo palcoscenico, di essere in prima
linea nell’affrontare tutto ciò che è brutto, sanguinario e disumano, mettendolo a
confronto con tutto ciò che è bello, puro e umano. Noi, e nessun altro, abbiamo la
capacità di diffondere la vita. Diffondiamola insieme per il bene di un unico mondo e
di un’unica umanità.
Samiha Ayoub
Tradotto da: Roberta Quarta, Centro Italiano ITI

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