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Yury Grigorovich: 10 curiosità sulla sua arte e la sua vita

Storico direttore del Bolshoi per oltre 30 anni: Yuri Grigorovich è stato direttore artistico del Bolshoi Ballet dal 1964 al 1995, trasformandolo in una delle compagnie di balletto più influenti al mondo durante l’epoca sovietica.

Ha rivoluzionato i grandi classici: Le sue versioni di Il lago dei cigni, Lo schiaccianoci e La bella addormentata sono diventate celebri per lo stile eroico, drammatico e spettacolare, molto diverso dalle versioni più romantiche tradizionali.

Autore di balletti originali di grande impatto: Tra le sue creazioni più famose c’è Spartacus (1968), noto per la potenza atletica e l’intensità drammatica, diventato un simbolo del balletto sovietico.

Stile energico e maschile: Grigorovich ha dato grande importanza ai ruoli maschili, valorizzando forza, virtuosismo tecnico ed eroismo, contribuendo a ridefinire l’immagine del ballerino classico nel XX secolo.

Figura centrale della cultura sovietica: È stato insignito di numerosi premi di Stato in Russia e nell’ex Unione Sovietica, diventando una figura culturale di riferimento e contribuendo alla diffusione internazionale del balletto russo.

Ecco altre curiosità più personali su Yuri Grigorovich:

Era sposato con una grande ballerina del Bolshoi: Sua moglie era Natalia Bessmertnova, étoile del Bolshoi Ballet e interprete ideale di molti suoi balletti. Grigorovich creò diversi ruoli pensando proprio a lei.

Formazione a Leningrado: Nacque a Leningrado (oggi San Pietroburgo) e si formò nella prestigiosa scuola che oggi è l’Accademia Vaganova, una delle più importanti accademie di danza al mondo.

Carattere forte e decisionista: Era noto per il suo carattere molto determinato: durante la sua lunga direzione al Bolshoi prese decisioni artistiche radicali, talvolta controverse, ma sempre coerenti con la sua visione grandiosa e teatrale del balletto.

Un’idea “epica” del balletto: Le sue coreografie spesso raccontano storie di eroi, conflitti e grandi passioni (come in Spartacus), riflettendo un’estetica potente e monumentale tipica del periodo sovietico.

Ritorno al Bolshoi dopo il 1995: Anche dopo aver lasciato ufficialmente la direzione nel 1995, tornò a collaborare con il Bolshoi negli anni successivi, dimostrando quanto fosse legato alla compagnia.

Michele Olivieri

www.giornaledelladanza.com

©️ Riproduzione riservata

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