
La Strada è un balletto ispirato all’omonimo film di Federico Fellini, con coreografia di Mario Pistoni, musiche di Nino Rota e scene e costumi di Luciano Damiani. L’opera coreografica nasce dal desiderio di tradurre in linguaggio danzato la poesia malinconica e profondamente umana del celebre film La Strada, uscito nel 1954 e interpretato da Giulietta Masina nel ruolo della fragile e indimenticabile Gelsomina, da Anthony Quinn nel ruolo del rude Zampanò e da Richard Basehart in quello del Matto. Il film, considerato uno dei capolavori del cinema del dopoguerra, contribuì in maniera decisiva alla consacrazione internazionale di Fellini e vinse nel 1957 il premio Oscar come miglior film straniero.
La trasposizione coreografica venne presentata per la prima volta nel 1967 al Teatro alla Scala di Milano. I ruoli principali furono affidati a interpreti di grande rilievo della danza italiana: Carla Fracci nel ruolo di Gelsomina, Aldo Santambrogio in quello di Zampanò e lo stesso Mario Pistoni nel ruolo del Matto. La creazione si impose immediatamente per la sua forza teatrale e per la capacità di fondere danza, pantomima e drammaturgia in un linguaggio coreografico intenso e moderno. La musica di Nino Rota, già celebre per il film e caratterizzata da temi dolci e malinconici, contribuì in modo determinante alla potenza emotiva dello spettacolo, restituendo sulla scena la stessa atmosfera poetica e struggente dell’opera cinematografica.
La trama racconta la storia di Gelsomina, una giovane ingenua e sensibile che vive in una povera famiglia sulla costa adriatica. Per necessità economiche la madre la vende a Zampanò, artista ambulante e forzuto da fiera che gira di paese in paese esibendosi nelle piazze. Inizia così per la ragazza una vita errante fatta di spettacoli improvvisati, viaggi continui e solitudine. Zampanò è un uomo brutale e incapace di comprendere la delicatezza dell’animo di Gelsomina; spesso la tratta con durezza e la lascia sola per andare a sperperare in vino e donne il denaro guadagnato con gli spettacoli. Nonostante tutto, la giovane rimane legata a lui con una devozione quasi infantile, trovando conforto soltanto nella musica e nella contemplazione del mondo che la circonda.
Durante i loro viaggi i due incontrano il Matto, un artista circense ironico e provocatore che si esibisce come funambolo e clown. È una figura leggera e poetica, quasi l’opposto di Zampanò, e diventa l’unico personaggio capace di intuire la sensibilità di Gelsomina. Con poche parole semplici ma profonde cerca di convincerla che ogni creatura, anche la più piccola e apparentemente insignificante, ha uno scopo nel mondo. La sua presenza introduce nella storia un momento di grazia e di speranza, ma anche un conflitto destinato a sfociare in tragedia. Le provocazioni del Matto irritano profondamente Zampanò e la rivalità tra i due cresce fino a culminare in uno scontro violento nel quale Zampanò, accecato dall’ira, uccide il suo rivale.
La morte del Matto segna il destino di Gelsomina. La ragazza cade in uno stato di profonda disperazione e smarrimento, come se con quella perdita si fosse spezzato l’unico legame che le permetteva di comprendere il senso della propria esistenza. Zampanò, incapace di affrontare la fragilità della giovane e ormai infastidito dalla sua apatia, finisce per abbandonarla lungo la strada. Solo molto tempo dopo, quando ormai è troppo tardi, scoprirà che Gelsomina è morta, consumata dalla solitudine e dal dolore. Nel finale rimane solo sulla spiaggia, sopraffatto dal rimorso e dal ricordo di quella creatura fragile che non aveva saputo comprendere.
Il balletto di Mario Pistoni è considerato una delle più significative creazioni narrative della danza italiana del secondo Novecento. La coreografia si distingue per l’intensità teatrale e per la capacità di delineare i personaggi attraverso un linguaggio gestuale essenziale ma fortemente espressivo. Gelsomina viene tratteggiata con movimenti delicati, quasi infantili, che evocano la sua purezza e la sua innocenza; Zampanò, al contrario, si esprime attraverso gesti bruschi e potenti, simbolo della sua forza fisica e della sua durezza emotiva; il Matto porta invece sulla scena una qualità di movimento leggera, ironica e imprevedibile, capace di creare un contrasto poetico con la drammaticità della vicenda.
Nel corso degli anni il ruolo di Gelsomina è stato interpretato da numerose ballerine della tradizione scaligera. Tra queste va ricordata anche l’étoile scaligera Oriella Dorella, che ha spesso raccontato il legame profondo che la unisce a questo balletto e l’affinità emotiva con il personaggio.
La forza di La Strada sta proprio nella sua capacità di parlare ancora al presente. La storia di Gelsomina, con la sua innocenza incapace di placare la brutalità del mondo, continua a risuonare come una metafora universale della fragilità umana e della difficoltà di comunicare tra gli individui. In questo senso il balletto rimane sorprendentemente attuale: il viaggio dei protagonisti lungo le strade polverose dell’Italia del dopoguerra diventa simbolo di una condizione esistenziale più ampia, fatta di solitudine, desiderio di amore e ricerca di un significato nella vita.
Proprio questa dimensione poetica e universale ha ispirato nel tempo nuove interpretazioni. Tra le più recenti si ricorda una produzione con le coreografie di Natália Horečná che ha visto protagonista l’étoile internazionale Alina Cojocaru, interprete particolarmente sensibile al personaggio di Gelsomina che ha visto la prima assoluta al Sadler’s Wells Theatre di Londra nel gennaio 2024 e la prima nazionale italiana al Teatro Regio di Parma nel febbraio 2025. La ballerina ucraina, celebre per la sua straordinaria musicalità e per la delicatezza espressiva che la contraddistingue, ha saputo restituire sulla scena la fragilità e la dolcezza della protagonista, rinnovando il fascino di questo balletto presso il pubblico contemporaneo e dimostrando quanto la figura di Gelsomina continui a parlare alle nuove generazioni di artisti.
Accanto alle produzioni destinate ai grandi teatri, La Strada ha trovato spazio anche nel repertorio formativo delle scuole di danza. Una suite tratta dal balletto è stata infatti messa in scena con gli allievi della Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala, sotto la direzione di Frédéric Olivieri con la partecipazione di Mick Zeni nel ruolo di Zampanò, nella ripresa coreografica di Guido Pistoni con assistenti Paola Vismara, Tatiana Nikonova, Walter Madau. Questo adattamento pedagogico ha permesso ai giovani danzatori di confrontarsi con una delle pagine più significative del repertorio coreografico italiano del Novecento, avvicinandosi non solo alla tecnica ma anche alla dimensione teatrale ed emotiva dei personaggi.
Negli ultimi anni il fascino dell’opera ha continuato a generare nuovi omaggi e riletture. Nel 2019 è stato presentato lo spettacolo La strada… e i suoi ricordi. Omaggio a Federico Fellini e Nino Rota, una produzione della Compagnia Balletto di Benevento con l’Orchestra Filarmonica di Benevento e la regia di Beppe Menegatti. La serata ha visto la partecipazione straordinaria dell’étoile Carla Fracci e dell’attore Giancarlo Giannini, che ha dato voce ai personaggi di Zampanò e del Matto. Le coreografie sono state firmate da Nicoletta Pizzariello, Hektor Budlla e Carmen Castiello, mentre i ruoli principali sono stati interpretati da Odette Marcucci nel ruolo di Gelsomina, Mario Genovese in quello di Zampanò e Nicolò Noto nel ruolo del Matto.
In queste nuove letture la danza diventa ancora una volta uno strumento per raccontare la fragilità e l’emarginazione, dando voce alle periferie e alle fasce più deboli della società. È lo stesso spirito che animava l’opera di Fellini e che Mario Pistoni seppe trasformare in movimento: la storia di una ragazza semplice, di un uomo incapace di amare e di un clown filosofo continua così a vivere sul palcoscenico, sospesa tra poesia, dolore e memoria, mantenendo intatto il suo potere di commuovere e far riflettere.
Michele Olivieri
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