
Si apre una fase decisiva per la danza contemporanea in Italia con la nascita del primo Master Universitario in Contemporary Dance Performance validato dalla Northern School of Contemporary Dance. Ideato da Equilibrio Dinamico Ensemble e con sede a Bari, il programma introduce un percorso accademico inedito nel panorama nazionale, coniugando formazione tecnica, residenze internazionali e tournée. Diretto da Roberta Ferrara, il Master si inserisce in un contesto globale in cui la certificazione accademica è sempre più centrale, rafforzando l’offerta formativa italiana e posizionando il Paese come polo attrattivo per giovani danzatori da tutto il mondo.
La nascita di questo Master rappresenta una svolta per la danza contemporanea in Italia: qual è stata l’urgenza che ha reso necessario creare un percorso di questo tipo?
L’urgenza nasce da un vuoto reale: un percorso universitario professionalizzante dedicato alla Contemporary Dance Performance, capace di unire titolo accademico, pratica quotidiana, creazione e tournée. Tuttavia, non si tratta semplicemente della creazione di un nuovo progetto, ma del consolidamento di un modo chiaro di credere nella didattica, costruito in quindici anni di lavoro sul campo. Questo percorso trova oggi una formalizzazione ufficiale grazie al riconoscimento dell’università britannica, che ne valida e rafforza la struttura con la sua certificazione internazionale. Il Master risponde quindi alla necessità di dare ai danzatori strumenti concreti per competere in un sistema internazionale sempre più esigente.
In che modo la collaborazione con la Northern School of Contemporary Dance ha influenzato l’impianto pedagogico e artistico del programma?
Ha dato solidità accademica a un processo che noi già conosciamo molto bene sul campo. È un incontro tra esperienza pratica e struttura universitaria. Noi portiamo il lavoro, loro il sistema: insieme costruiamo un percorso completo.
Quali criticità del sistema formativo italiano nella danza contemporanea intende colmare questo progetto?
Il progetto intende colmare la distanza tra formazione e professione: spesso i giovani danzatori escono da percorsi tecnici validi ma senza esperienza di produzione, tournée e ricerca.
Il Master nasce dall’esperienza di Equilibrio Dinamico Ensemble: come si traduce la vostra identità artistica all’interno di un percorso accademico?
L’identità di Equilibrio Dinamico entra nel Master attraverso l’idea di compagnia: gli studenti non sono solo allievi, ma artisti in formazione dentro un processo creativo reale, con responsabilità scenica, relazione con coreografi e pratica performativa. Attraverso una gestione didattica strutturata in formato compagnia, ogni fase del lavoro viene osservata e valutata: dalla produzione alla tournée. Si sviluppano così principi e valori, oltre a un metodo di lavoro serio, riconoscibile e aderente alla realtà professionale.
Quanto è strategica la scelta di Bari come sede del Master, anche in relazione ai quindici anni della compagnia?
È una scelta strategica e simbolica. Dopo quindici anni di attività, Bari diventa il punto da cui dimostrare che si può fare alta formazione internazionale anche fuori dai poli tradizionali. Negli anni abbiamo sempre ospitato prime assolute e portato autori che non erano mai stati in Italia o nella nostra regione: questa è da sempre una precisa direzione artistica. A questo si aggiunge un elemento fondamentale: l’accessibilità. Il costo della vita a Bari è significativamente più sostenibile rispetto alle principali città europee che ospitano percorsi analoghi. Ma non è solo una questione economica: la qualità della vita, il ritmo della città e la sua capacità di accogliere creano le condizioni ideali per il benessere degli studenti. Studiare in un contesto che favorisce serenità e concentrazione è determinante per portare a termine un percorso così intenso.
Possiamo leggere questo progetto come un modello di decentralizzazione culturale rispetto ai poli tradizionali della formazione coreutica?
Sì, ma non è solo un’idea teorica. È una scelta operativa. Per anni la formazione di alto livello si è concentrata in poche città e in pochi centri. Noi desideriamo mostrare che è possibile costruire lo stesso livello, se non più aderente al mercato, anche a Bari, partendo da un’esperienza reale di compagnia che lavora e produce. Decentralizzare, per noi, significa questo: non spostare gli studenti verso il sistema, ma costruire il sistema dove c’è già pratica, produzione e possibilità di essere introdotti nel lavoro. Ed è esattamente quello che abbiamo fatto negli anni, professionalizzando danzatori e inserendoli nel settore. L’eccellenza non deve essere geograficamente limitata.
Il Master integra studio tecnico, residenze e tournée: in che modo questa struttura risponde alle esigenze del mercato professionale contemporaneo?
Il mercato oggi richiede danzatori pronti. Tecnica, adattabilità, esperienza scenica. L’internship è centrale perché è lì che avviene il vero salto: dallo studio al lavoro.
Quanto è importante per un giovane danzatore confrontarsi fin da subito con la dimensione performativa internazionale?
È determinante. Un danzatore che non si misura subito con il contesto internazionale parte in ritardo. Noi li proiettiamo in quella dimensione fin dall’inizio. È giusto che un giovane danzatore riconosca immediatamente se è quello che desidera fare davvero.
Il triple bill firmato da Marcos Morau, Roberta Ferrara e Li Kehua rappresenta un dialogo tra poetiche diverse: quale tipo di artista mira a formare questa pluralità di sguardi?
Un artista capace di adattarsi, ma con identità. Non un esecutore, ma un interprete consapevole che sappia attraversare linguaggi diversi. Oggi, la versatilità è una competenza richiesta.
Oggi il titolo accademico è sempre più determinante: quanto questo Master può incidere concretamente sulle opportunità di carriera dei danzatori?
Noi siamo certi che possa fare la differenza. La Northern School of Contemporary Dance è tra le istituzioni più prestigiose, fondata nel 1985. Qui si sono perfezionati artisti come Akram Khan. Il nostro percorso ha un focus importante sulle residenze artistiche e sulla tournée. Il Master sarà in dialogo con la nostra stessa compagnia e con altre realtà internazionali. Questo significa sostenere gli studenti con un network vivo e concreto. Il valore del nostro Master sta nell’unire il titolo a un’esperienza professionale concreta.
In che modo il dialogo tra Italia e Regno Unito può rafforzare la competitività dei nostri artisti nel contesto globale?
Il dialogo Italia-Regno Unito crea un ponte tra creatività, tradizione performativa e sistema accademico internazionale, rafforzando la spendibilità del percorso e ampliando le possibilità dei nostri artisti. Al di là delle scelte politiche dei singoli governi e delle posizioni rispetto all’Europa, le connessioni culturali e artistiche non si sono mai interrotte: al contrario, continuano a generare scambio e opportunità. Inoltre, laddove il sistema universitario inglese può risultare limitante per costi gestionali e di ospitalità, il nostro percorso in Italia rappresenta un’alternativa concreta e accessibile, mantenendo un alto livello formativo e una forte connessione internazionale.
Ritiene che questo progetto possa contribuire a ridefinire il rapporto tra formazione accademica e pratica artistica nella danza contemporanea?
Sì, perché qui formazione e pratica coincidono. Non sono due momenti separati. È un unico processo continuo.
Il corpo docente include artisti provenienti da realtà come Nederlands Dans Theater e Akram Khan Company: quanto è centrale il confronto con esperienze internazionali di alto livello nella crescita degli studenti?
È decisivo. Il livello si alza solo quando ti confronti con chi lavora ai massimi standard.
Che tipo di relazione si instaurerà tra studenti, tutor accademici e coreografi ospiti durante il percorso?
La relazione sarà di affiancamento costante: i tutor seguiranno gli studenti sul piano accademico e metodologico, mentre i coreografi ospiti li metteranno alla prova dentro processi creativi reali. La nostra responsabilità sarà dare tutti gli strumenti possibili per navigare in autonomia.
Questo Master può diventare un punto di riferimento per attrarre studenti internazionali in Italia: quali ricadute immagina sul sistema culturale nazionale?
Può avere ricadute importanti: attrarre studenti internazionali significa generare scambio, visibilità, mobilità culturale e rafforzare l’Italia come destinazione credibile per l’alta formazione nelle arti performative. La nostra formazione vive già da diversi anni un bacino culturale che tocca Europa, Asia e America, e siamo felici oggi di poter garantire ancora di più. Inoltre, in controtendenza, stiamo riscontrando un numero crescente di candidature da parte di studenti italiani che si sono formati all’estero e che oggi scelgono di tornare in Italia per specializzarsi all’interno del nostro percorso.
Qual è la visione a lungo termine: si tratta di un primo passo verso un ecosistema formativo più strutturato per la danza in Italia?
La visione è proprio questa: non un episodio isolato, ma un primo passo verso un ecosistema più strutturato, in cui formazione, produzione, ricerca e internazionalizzazione dialoghino stabilmente. Sarà fondamentale, anno dopo anno, implementare e consolidare una rete sempre più ampia di relazioni con compagnie, sia istituzionali che private, a livello internazionale. Parallelamente, sarà altrettanto importante rafforzare una rete territoriale e regionale, capace non solo di formare, ma anche di offrire opportunità concrete e immediate di inserimento professionale.
Guardando al futuro, quale evoluzione auspica per la figura del danzatore contemporaneo?
Auspico un danzatore sempre più autorevole: non semplice interprete, ma artista pensante, capace di ricerca, adattamento, visione critica e presenza attiva nei processi creativi.
Come direttrice artistica, in che modo questo progetto riflette la sua personale ricerca coreografica?
Questo progetto riflette la mia ricerca perché nasce dal desiderio di creare ponti: tra corpo e pensiero, tra tecnica e identità, tra territorio e mondo, tra fragilità e potenza scenica. È una lente di ingrandimento sul percorso umano e sulla sua capacità di essere versatile e curioso.
Qual è la sfida più grande nel coniugare direzione artistica e responsabilità accademica?
Mantenere insieme libertà artistica e responsabilità formativa. Un Master richiede struttura, ma l’arte ha bisogno anche di rischio, ascolto e trasformazione. Mantenere autenticità artistica dentro una struttura formativa. Non è semplice, ma è necessario.
Se dovesse sintetizzare in una frase l’identità di questo Master, quale sarebbe?
Formiamo danzatori consapevoli e liberi di scegliere, perché dotati degli strumenti per farlo.
Michele Olivieri
Foto di Stefano Sasso
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