
Sabato 1° agosto 2026, l’Open Air Stage di Orsolina28 Art Foundation, diretta da Simony Monteiro, ospiterà lo spettacolo conclusivo della terza edizione di Stelle di Domani. Il progetto del Balletto di Venezia, diretto da Alessio Carbone, si è ormai affermato come punto di riferimento internazionale per la valorizzazione dei più promettenti neodiplomati delle più prestigiose accademie di danza del mondo. Quattordici giovani talenti, di età compresa tra i 17 e i 19 anni – provenienti da istituzioni di assoluto prestigio, tra cui l’Académie Princesse Grace di Montecarlo, l’Accademia Teatro alla Scala di Milano, l’American Ballet Theatre Studio Company di New York, l’École de Danse de l’Opéra National de Paris, la Royal Danish Ballet School di Copenaghen e la Royal Ballet School di Londra – sono stati selezionati attraverso un rigoroso percorso di talent scouting che ha coinvolto Europa e Stati Uniti. Dopo una prima esperienza formativa presso la Scuola Grande di San Rocco a Venezia, sede del Balletto di Venezia, i giovani artisti hanno proseguito il loro percorso presso Orsolina28 Art Foundation, con una residenza creativa dedicata alla danza contemporanea. Qui hanno lavorato a stretto contatto con coreografi di fama internazionale, tra cui Medhi Walerski, Mauro de Candia, Simone Valastro, Ruaidhrí Maguire, Daniel Proietto e Alexander Mockrish, confrontandosi con icone della danza mondiale quali Sylvie Guillem e Olga Smirnova. Un’esperienza che rappresenta un passaggio decisivo verso l’ingresso nella professione e i primi contratti con le grandi compagnie internazionali. Il loro percorso culminerà con Focus on Creation, uno spettacolo che intreccia la grande tradizione del balletto classico con la ricerca coreografica contemporanea, offrendo al pubblico uno sguardo privilegiato sul futuro della danza. In questa intervista esclusiva, Alessio Carbone, ideatore di Stelle di Domani, Premier Danseur dell’Opéra National de Paris e fondatore e direttore artistico del Balletto di Venezia, ci accompagna dietro le quinte di questo percorso formativo, svelandoci i meccanismi che trasformano giovani talenti in nuovi protagonisti della scena coreutica internazionale.
Quest’anno “Stelle di Domani”, giunto ormai alla terza edizione, vede la presenza di Sylvie Guillem e Olga Smirnova. Cosa significa, concretamente, per un giovane danzatore appena uscito da un’accademia poter lavorare sotto la guida di due étoiles leggendarie?
Penso che per loro sia semplicemente un sogno; lo vedo concretizzarsi giorno dopo giorno. Siamo in prova ormai da una settimana e, com’è naturale, quando lavori davanti a una leggenda della danza come Sylvie Guillem, tiri fuori il meglio di te. La trasformazione dei ragazzi è evidente fin dal primo giorno: sono arrivati con una preparazione molto accademica, pronti ad affrontare il lavoro, ma nel giro di pochi giorni sono sbocciati come veri aspiranti primi ballerini. Hanno talento da vendere. È un momento unico, un privilegio bellissimo che spero ricorderanno per tutta la vita
Per molti dei talenti che vi partecipano, questo progetto rappresenta il primo contratto professionale. Come cambia il processo psicologico e artistico di un danzatore nel momento in cui smette di essere un “allievo” per diventare un “professionista” all’interno di una residenza creativa?
È un passaggio molto interessante. Quando esci da una scuola di ballo, ti insegnano a diventare ballerino e ti preparano a un’audizione per entrare in una compagnia professionale. Ad esempio, la ragazza che sto guardando proprio ora, che ballerà La Bella Addormentata e sta preparando un pezzo contemporaneo, proviene dall’Opéra de Paris. Quando l’ho contattata tre mesi fa, dopo averla scelta, le ho chiesto: Cos’hai studiato a scuola? Quali pas de deux o variazioni hai preparato che potremmo riprendere per non partire da zero? Lei mi ha risposto: Maestro, non ho lavorato su nulla di specifico. Ci siamo preparati per gli esami e gli spettacoli, ma non ho mai eseguito un passo a due o una coda di repertorio come “La Bella Addormentata”, “Don Chisciotte” o “Il Corsaro”. Mi sono reso conto che la formazione in una scuola di ballo, anche prestigiosa come l’Opéra de Paris o il Royal Ballet di Londra, non ti prepara poi a essere solista sul palcoscenico. Qui li metto alla prova con pas de deux del repertorio solistico; quando è arrivata, la ragazza era quasi impaurita, temeva di non essere all’altezza. È un percorso che si sviluppa nel corso di questo mese di lavoro e che, senza l’obiettivo di insegnare qualcosa di specifico, offre a questi giovani l’opportunità di acquisire fiducia in sé stessi, mettersi alla prova e confrontarsi con un team eccezionale. Sylvie Guillem è una presenza straordinaria: incredibilmente generosa e disponibile, molto esigente ma, al tempo stesso, profondamente umana. Grazie a queste qualità si è creato un rapporto autentico e prezioso con i ragazzi. Anche i partecipanti, pur provenendo da scuole diverse, hanno saputo creare fin da subito un forte legame: dopo appena una settimana sono già diventati una splendida famiglia.
Lei ha selezionato questi ragazzi tra Europa e Stati Uniti, attingendo da istituzioni leggendarie come l’Opéra de Paris, il Royal Ballet e l’ABT Studio Company. Al di là della tecnica impeccabile, qual è il tratto distintivo che ricerca in un danzatore per capire se ha la stoffa per diventare una “stella di domani”?
Forse la mia è una risposta un po’ naïve: nel processo di selezione guardo molto anche ciò che accade oltre gli esercizi. Visito le scuole e osservo le lezioni per due o tre giorni; mi interessa notare cosa gli allievi fanno tra un esercizio e l’altro, quando non sono impegnati a danzare. Spesso vedo chi ripete i passi durante il turno dell’altro gruppo, o chi osserva con attenzione i colleghi, gli amici, gli altri ballerini. In quel momento c’è tanto da scoprire. Guardare negli occhi un danzatore mentre osserva i propri compagni è rivelatore. Vedi se lo stato d’animo è quello giusto, se c’è gelosia o ambizione. Di solito mi trattengo per due o tre giorni proprio per avere il tempo di osservarli. Non accetto mai candidature video, vado sempre sul posto. Il giro delle scuole è un momento magico per me, perché mi permette anche di vedere come si insegna in queste realtà e di assistere agli spettacoli delle compagnie; alla fine, mi arricchisco con una cultura generale sul panorama europeo che per me è bellissima. Spesso, l’atteggiamento positivo o negativo di un allievo si coglie addirittura prima che inizi la lezione. Osservo moltissimo: se qualcuno è troppo sicuro di sé o poco gentile con i compagni, lo noto subito. Avendo solo un mese di tempo, non posso permettermi di gestire caratteri eccessivamente egocentrici. Per questo sono molto attento, cerco personalità disponibili, aperte a imparare e a mettersi in gioco.
Dopo il lavoro preparatorio al Balletto di Venezia, i danzatori arrivano a Orsolina28 per una residenza interamente dedicata alla creazione. In che modo l’incontro con coreografi dal linguaggio così variegato ‒ da Medhi Walerski a Simone Valastro ‒ aiuta a forgiare l’identità artistica di questi futuri professionisti?
Posso parlarne per esperienza personale: negli ultimi anni della mia carriera sentivo nel mio corpo la presenza di tutti i coreografi con cui avevo lavorato. Era una sensazione meravigliosa: bastava un movimento per farmi pensare a un determinato autore, un altro mi riportava immediatamente al linguaggio inconfondibile di Mats Ek. Nel corpo rimangono impresse tutte queste personalità, tutti questi linguaggi, tutte queste memorie. Per questi ragazzi, invece, questo è il momento in cui iniziano a scrivere nel proprio corpo, per la prima volta, dei linguaggi coreografici che li aiuteranno tantissimo in futuro e li accompagneranno per tutta la loro crescita artistica. Se in seguito lavoreranno con Forsythe, probabilmente il lavoro svolto con Simone Valastro sarà per loro un bagaglio prezioso e lo stesso vale per il confronto con ogni altro coreografo che incontreranno nel loro percorso. Avere quest’anno così tanti autori diversi ‒ ne abbiamo cinque o sei ‒ è stata una vera vittoria. È stata confermata proprio pochi giorni fa la presenza di Alexander Mockrish, vincitore dello Young Creation Award al Prix de Lausanne 2025. Alexander era già con noi nella seconda edizione del Balletto di Venezia e quest’anno torna a Orsolina in veste di coreografo. Siamo stati davvero felicissimi quando ci ha comunicato la sua partecipazione al progetto: è bello vedere il percorso di un giovane talento che torna con un ruolo nuovo, mettendo la propria creatività al servizio delle nuove generazioni. Avremo poi Rory Maguire, giovane coreografo irlandese che sta iniziando ad affermarsi con Ballet Ireland, e Mauro de Candia, che, oltre a essere un coreografo straordinario, è anche un carissimo amico. Dopo una lunga e prestigiosa carriera in Germania, porterà a Orsolina tutta la sua esperienza e la sua sensibilità artistica. È un piacere per me offrirgli l’opportunità di far conoscere il suo lavoro a questi giovani così volenterosi. Infine, Daniel Proietto rimonterà Sigh e Carolyn di Alan Lucien Øyen e creerà anche un suo pezzo originale. Sono estremamente felice di questo progetto, mi dà davvero molta gioia

Il 1° agosto 2026 l’Open Air Stage di Orsolina28 ospiterà la serata conclusiva di questo percorso, intitolata “Focus on Creation”. Come sarà strutturato il programma?
Come lo scorso anno, apriremo la serata con una selezione dal repertorio classico, per poi dare spazio al resto del programma. L’idea è presentare alcuni pezzi iconici, perché è proprio da quel linguaggio che nasce la formazione di questi ragazzi. La cosa più interessante sarà mostrare la loro versatilità: vederli passare, per esempio, dalla tecnica del Cigno Nero a una creazione contemporanea di Medhi Walerski. Non abbiamo ancora definito un ordine preciso del programma, ma il focus sarà naturalmente dedicato a Walerski, che proprio a Orsolina28 guiderà un laboratorio coreografico. Diversi ragazzi del laboratorio prenderanno parte allo spettacolo e, come accennavo, Simone Valastro curerà un pezzo di gruppo, Points on Grounds, originariamente creato per noi in occasione di Les Italiens de l’Opéra, oltre a firmare una nuova creazione. Ci sarà poi Daniel Proietto, che, oltre a rimontare Sigh e Carolyn di Alan Lucien Øyen, presenterà anche una coreografia inedita, ancora senza titolo, poiché il lavoro è tuttora in fase di sviluppo. Vedremo inoltre nuove creazioni di Medhi Walerski, Mauro de Candia e Alexander Mockrish. Ci sarà, infine, una bellissima sorpresa: la partecipazione di Paloma Livellara, che ha preso parte alla prima e alla seconda edizione del Balletto di Venezia. Dopo l’esperienza all’ABT Studio Company, entrerà nella compagnia diretta da Alessandra Ferri a Vienna, e averla con noi, anche se solo per questo spettacolo, è davvero un grande piacere. Devo ancora definire con precisione il cast dei ballerini coinvolti, ma quello che si respira è davvero il clima di una grande famiglia. Anche Peter Uhl, che ora è al Balletto di Stoccarda, verrà a trovarci e potrebbe esibirsi il 1° agosto. A Londra ho incontrato anche Antonino Modica e Chiara Ferraioli, due veterani della nostra prima edizione, che oggi fanno parte della Junior Company del Polish National Ballet: è molto probabile che riescano a raggiungerci. Inoltre, Roberto Bolle sarà con noi in occasione della serata privata del 29 luglio. Insomma, siamo circondati da un’energia bellissima in un’atmosfera davvero speciale.
Il passaggio dalla Scuola Grande di San Rocco a Venezia al teatro all’aperto di Orsolina28 è un potente cambio di scenario. In che modo l’immersione nelle colline del Monferrato ha influenzato la creazione delle nuove opere che vedremo in scena?
Orsolina28 è probabilmente il luogo più straordinario al mondo per le residenze coreografiche. L’immersione nella natura, unita al profondo e autentico rispetto per il mestiere del danzatore, rende l’esperienza davvero unica. Conosco Orsolina sin dagli albori: ho avuto il piacere di produrre uno spettacolo con loro già otto anni fa, ed è un grande onore continuare a collaborare con questa realtà. Nel tempo abbiamo costruito un rapporto così solido che oggi mi sento davvero parte della loro famiglia. A novembre 2026 porterò a Orsolina28 un progetto dedicato ai bambini dell’Africa, un’iniziativa a cui tengo moltissimo e che rappresenta un ulteriore tassello della nostra collaborazione. Ne sono profondamente orgoglioso. Per i nostri ragazzi, che nella maggior parte dei casi arrivano dall’estero, Orsolina rappresenta un’opportunità unica: lavorare in un contesto artistico d’eccellenza e, allo stesso tempo, entrare in contatto con la cultura italiana e con un luogo davvero speciale.
Il Balletto di Venezia è nato come fucina di visioni e talenti, con l’obiettivo di dare voce alle nuove generazioni. In che modo il dialogo tra la tradizione classica e la nuova coreografia contemporanea definisce l’identità della Compagnia?
La danza contemporanea rappresenta un ambito relativamente nuovo per noi. L’anno scorso abbiamo iniziato a esplorare questa direzione proprio grazie a Orsolina28, dove, durante la residenza 2025, abbiamo realizzato la nostra prima creazione originale. Quest’anno abbiamo voluto fare un ulteriore passo avanti: anziché coinvolgere un solo coreografo, ne abbiamo invitati sei, scegliendo di mettere al centro la ricerca artistica e la nascita di nuovi linguaggi. Accanto alla prestigiosa presenza di Sylvie Guillem e Olga Smirnova, la vera novità è l’evoluzione del progetto: siamo passati da una formula inizialmente legata al repertorio classico a una visione più ampia, aperta alla ricerca e ai nuovi linguaggi della danza. Non si tratta semplicemente di “contemporaneo” in senso stretto, ma di un prezioso incontro artistico: il confronto diretto tra un ballerino appena uscito da una formazione professionale e un coreografo che crea davanti ai suoi occhi. È affascinante osservare un corpo forgiato dalla danza classica imparare progressivamente a liberarsi dalle proprie rigidità, per trovare un respiro diverso e mettersi pienamente al servizio dell’interpretazione. È come se un pittore prendesse una tavolozza di colori meravigliosi e li rielaborasse con una sensibilità nuova: un processo di trasformazione profondo e prezioso, in cui il bagaglio acquisito incontra nuove possibilità espressive.
Lavorando a stretto contatto con talenti tra i 17 e i 19 anni, ha percepito un cambiamento generazionale nel modo in cui questi giovani vivono la danza? Quali sono le nuove fragilità, ma anche le nuove consapevolezze, che caratterizzano la generazione di danzatori del 2026?
Il consiglio che sento di dare sempre ai giovani è di restare focalizzati sull’essenziale: si sceglie di essere ballerini, prima di tutto, per emozionarsi ed emozionare, non per cercare la fama o la ricchezza. Se il successo arriva, tanto meglio – ben venga – ma non può e non deve essere il punto di partenza. È un pensiero che condivido spesso con i ragazzi. Dico sempre loro: Non esiste ricchezza più grande dell’emozione che provate danzando e che riuscite a trasmettere al pubblico. Fatelo al meglio delle vostre possibilità: è quello l’obiettivo finale, il vero motore di una carriera. Tutto il resto è solo un contorno, il complemento di un piatto principale che deve avere sostanza. Oggi tutto corre veloce e si rischia di pensare che anche la carriera possa seguire lo stesso ritmo. Ma bisogna darsi il tempo necessario; non si possono bruciare le tappe. Non si può andare più in fretta della musica. Bisogna seguire un processo di crescita autentico, fondamentale per costruire qualcosa di solido e duraturo.
Qual è, a Suo avviso, la lezione più importante che un giovane danzatore dovrebbe imparare per riuscire a governare la propria carriera a lungo termine?
Il mio consiglio è quello di coltivare una “paziente ambizione”. Quando l’ambizione supera il limite, rischia di trasformarsi in arrivismo. Nel momento in cui si è disposti a scavalcare i propri compagni pur di ottenere un ruolo, si cade nell’inganno e si perde di vista il vero significato del percorso artistico. Si dice spesso che, per brillare, una stella non ha bisogno di spegnerne un’altra: la sua luce brilla di per sé. Una carriera solida si costruisce sempre insieme alle persone giuste. Possono essere maestri, familiari o amici che non appartengono al mondo della danza: avere punti di riferimento autentici e costanti è fondamentale. Io ho avuto la fortuna di avere i miei genitori. Ancora oggi mi confronto con loro e le loro opinioni rappresentano per me un porto sicuro. È un equilibrio delicato, determinato da moltissime variabili, ma, se dovessi dare un consiglio definitivo, sarebbe proprio questo: circondatevi di persone che abbiano il coraggio di dirvi sempre la verità, senza mai scoraggiarvi, ma accompagnandovi verso una crescita autentica.
Un messaggio conclusivo?
Venite a vedere lo spettacolo e lasciatevi sorprendere da questi giovani danzatori sul palcoscenico: sono energia, talento e pura gioia. Sarà un’occasione per scoprire non solo la loro straordinaria tecnica, ma soprattutto la passione e l’entusiasmo con cui vivono la danza.

Lorena Coppola
Photo Credits: Luca Vantusso – O28AF
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