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Perché sono qui? La vera spinta all’arte della danza

C’è una domanda fondamentale che ogni allievo dovrebbe porsi prima di varcare la soglia di una sala di danza: perché sono qui? 

La risposta è diversa per ogni persona, ma quella che porta alla danza è unica: è la spinta autentica, la passione e la voglia di imparare.

Un allievo infatti non dovrebbe avvicinarsi alla danza per cercare consensi e applausi che soddisfano l’ego. Questo approccio lo porterà a non conoscere mai il senso della danza. Alla prima frustrazione, alla prima volta che le cose non vanno come si aspetta o vorrebbe, si stancherà e rinuncerà. E così farà nella vita.

Chi ha trovato la vera risposta a quella domanda è spinto da un fuoco che non si spegne quando la lezione diventa faticosa o il passo non riesce e possiede il desiderio di provare e riprovare.

Danzare non è mera ripetizione fisica. È uno sforzo cognitivo continuo che richiede presenza mentale, capacità di analisi, prontezza intellettiva e sensibilità artistica.

La consapevolezza di essere eterni allievi, felici di scoprire ogni giorno qualcosa di nuovo su di sé e sulla danza, è un motore potente, l’unico che porta a risultati soddisfacenti e duraturi, anche nello sviluppo della personalità.

La sala danza, tra le altre cose, è un micro-cosmo sociale: la tentazione di cedere alla competitività non sana può essere forte. La maturità di un danzatore si misura proprio nell’attitudine al confronto con i compagni.

Il vero ballerino non vuole primeggiare a tutti i costi, sa stare nel gruppo senza mai sentirsi sminuito dal talento altrui e senza mai sminuire gli altri. Anzi, trova nei compagni una fonte di ispirazione che alza il livello di tutta la classe.

Ciò che definisce l’identità di chi danza, dunque, sono la generosità, la resilienza di fronte alle difficoltà e un’umiltà coraggiosa. Il danzatore autentico non usa il palcoscenico come un piedistallo, ma come un canale per comunicare e condividere l’amore per la danza.

Quando passione e curiosità guidano il lavoro quotidiano, dunque, il movimento smette di essere un gesto e diventa arte.

Stefania Napoli
 www.giornaledelladanza.com

© Riproduzione riservata

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